L’Agenzia regionale dell’ambiente ha consegnato i risultati delle analisi: nei fiocchi soltanto rame, zinco e piombo ma in quantità minime
di Sandro Mortari
MANTOVA. La neve chimica non è tossica. Lo hanno stabilito le analisi dell’Arpa su alcuni campioni prelevati nella notte tra il 18 e il 19 gennaio scorsi in alcune località attorno a Mantova, in prossimità del polo chimico. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha ricercato nei fiocchi la presenza di otto metalli pesanti e ha trovato concentrazioni minime, che non preoccupano, solo di rame, zinco e piombo.
Il fatto che i campioni provengano da una zona vicina al polo industriale dimostra che pur essendovi correlazione tra la cosiddetta «nebbia ghiacciata» e il vapore acqueo emesso dagli stabilimenti, non c’è la prova che i fiocchi bianchi prodotti siano inquinati dalle emissioni degli stabilimenti. Anzi, secondo l’Arpa la concentrazione di metalli pesanti è la stessa di quella trovata in luoghi di campagna oppure in siti urbani senza traffico.
I dati sono già stati trasmessi al Comune di Mantova. «I risultati sono tranquillizzanti - afferma l’assessore all’ambiente Anna Maria De Togni -. Si è dimostrato che la cosiddetta neve chimica è un fenomeno naturale dovuto ad emissioni di elevate quantità di vapore dagli impianti del polo chimico, e che contiene concentrazioni normali di metalli pesanti come si trovano ovunque. Non costituisce, quindi, un pericolo per la salute umana». In verità, l’Arpa, su questo punto non si è sbilanciata, rimandando la valutazione degli eventuali effetti sulla salute all’Asl di Mantova.
I campioni di neve chimica analizzati sono stati prelevati al Tridolino, nelle campagne di Mantova, vicino alla centralina di rilevamento della qualità dell’aria dell’Arpa, e al campo sportivo di Villanova de Bellis, nel Comune di San Giorgio. «Due siti - spiega l’Arpa - posti a ridosso della zona industriale di Mantova, caratterizzata dalla presenza anche di numerose torri di raffreddamento ad aria-acqua che comporta il rilascio in atmosfera di vapore acqueo misto ad acqua nebulizzata».
E’ questo mix, quando la temperatura esterna scende sotto i meno 3 gradi, a dare origine al fenomeno della nebbia ghiacciata, quei cristalli di neve che si formano nei bassi strati dell’atmosfera e che cadono a terra come se fosse una precipitazione. «Il fenomeno - aggiunge Arpa - è sfruttato nei cannoni per l’innevamento artificiale utilizzati nelle località sciistiche montane». Alle nostre latitudini, invece, crea una certa preoccupazione veder nevicare senza nuvole, e constatare che lo strato bianco che si deposita a terra è per tutto uguale alla neve normale. Solo che si tratta di neve chimica, di cristalli di ghiaccio che, formandosi nell’aria catturano le micropolveri sospese e se le trascinano a terra.
Siccome l’aria è tutt’altro che pulita, il timore è che nevichino sostanze tossiche. Di qui le analisi dell’Arpa, commissionate dal Comune di Mantova, per cercare i metalli pesanti vanadio, cromo, nichel, rame, zinco, cadmio, mercurio e piombo. Ebbene, i risultati dicono che di otto sostanza sono state trovate quantità talmente infinitesimali da non essere nemmeno misurabili; gli unici metalli «dosabili» sono rame, zinco e piombo, trovati in quantità minima. In linea, conclude l’Arpa, «con le concentrazioni di letteratura relative a siti rurali non interessati da traffico veicolare o interessati da scarso volume di traffico e a siti urbani non interessati da traffico veicolare».
L’Arpa ha anche prelevato campioni di neve chimica dai rami più bassi degli alberi presenti al Tridolino e a Villanova de Bellis. Le concentrazioni di metalli riscontrate «risultano circa doppie» rispetto a quelle dei campioni prelevati a terra; tuttavia, «anche queste concentrazioni sono da considerarsi in linea con quelle di letteratura: il maggiore valore di concentrazione - conclude Arpa - è da attribuire con ogni probabilità alle contaminazioni di polvere già presenti da tempo nello strato di neve-brina preesistente».