Una task-force dagli Usa per le bonifiche

Maxi-cantiere per le analisi dei veleni: impianti mobili e 4.500 campioni. Ecco il piano dell’americana Mhw

    di Gabriele De Stefani

    Sei mesi di lavori per avere il campionamento di 8mila metri cubi di veleni. Dopo i primi sopralluoghi dei tecnici nei mesi scorsi, i vertici di Syndial sono arrivati in città mercoledì per incontrare Comune, Provincia, Asl e Arpa. Al tavolo convocato in via Roma è stata lanciata la prima fase del piano da 84 milioni di euro per la bonifica della collina Syndial, l’ammasso di veleni esteso su un raggio di due chilometri e alto otto metri, sei dei quali sottoterra, che si trova nell’area del petrolchimico che appartiene al gruppo Eni. Una prima fase fatta di sei mesi di indagini che serviranno a campionare tutte le sostanze inquinanti: è un passaggio lungo e delicato, necessario per non trovare sorprese al momento della bonifica vera e propria. I lavori di analisi, che non richiederanno asportazioni di terreno, trasformeranno l’area Syndial in un cantiere a cielo aperto. E nel primo angolo di petrolchimico dove entrerà in azione l’industria del risanamento. Il gruppo Eni ha affidato l’appalto agli specialisti di Mwh, azienda del Colorado con sedi a Milano e a Roma.

    Il cantiere. L’ammasso di veleni sarà diviso in una serie di appezzamenti quadrati, con un lato di 15 metri, in ognuno dei quali saranno inserite cinque sonde. Attorno alla collina lavoreranno quattro macchine, che caleranno sul cumulo di rifiuti delle trivelle alte undici metri: saranno queste a penetrare e a inserire le sonde, cioè dei tubi che si riempiranno di veleni-campione. Per avere una mappa il più possibile precisa, ne saranno estratti 4.500.

    Le precauzioni. Prima il ministero e poi l’Asl hanno imposto una serie di prescrizioni per evitare che lavorando dentro a un mare di veleni si possano causare danni ambientali. Innanzi tutto saranno piantate palancolature fino a 25 metri sottoterra, allo scopo di isolare l’area e scongiurare che si entri a contatto con le falde inquinate. Prima di avviare il campionamento, sarà aspirata tutta l’acqua del sottosuolo, che per ottimizzare le operazioni deve essere secco. Ovviamente è acqua avvelenatissima, che non può essere scaricata normalmente. Ecco perché sul posto arriverà un impianto mobile per il trattamento che la renderà pronta ad essere liberata. Anche le emissioni nell’aria saranno tenute sotto osservazione costante e ridotte con aspiratori. Tutte le operazioni saranno seguite quotidianamente da Asl e Arpa, per le quali si annunciano mesi di lavoro extra.

    L’obiettivo. I tecnici di Mwh dovranno raccogliere la pesante mole di 4.500 campioni perché la successiva operazione di bonifica dovrà essere a colpo sicuro: eventuali scoperte indesiderate nella fase in cui si smuoverà il terreno avrebbero pericolose ripercussioni ambientali. E nessuno vuole correre il rischio di ritrovarsi tra qualche mese con nuovi cumuli a cielo aperto. Analizzare ogni centimetro servirà ad avere un quadro preciso di quel che riempie la collina, definendo cosa spedire nelle discariche specializzate del nord Europa e cosa invece potrà finire nei termovalorizzatori.

    I tempi. Syndial ha comunicato agli enti locali che il cantiere partirà fra tre mesi. Altri sei serviranno per prelevare i campioni, che poi dovranno essere analizzati. Solo quando la mappa dei veleni sarà completa scatterà la lunga fase di bonifica, con la separazione dei veleni dai terreni non inquinati.

    03 febbraio 2012

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