Per anni a Mantova si è costruito in base agli abitanti teorici, mai divenuti abitanti reali. Risultato: in città 5.500 alloggi sono vuoti e molti si trovano in centro
di Nicola Corradini
MANTOVA. Sono 5.500 gli alloggi vuoti in città. Lo dice il censimento Istat fatto alla fine del 2011 e lo riferisce l’assessore all’urbanistica Marco Cavarocchi ai margini della conferenza stampa sul nuovo piano di governo del territorio, il Pgt. Oltre cinquemila appartamenti senza l’ombra di inquilini non è un dato trascurabile. È la quantificazione di un fenomeno che più di un amministratore pubblico e soprattutto i tanti comitati che negli ultimi anni si sono battuti contro la progettazione e realizzazione di nuovi insediamenti residenziali in periferia hanno in più occasioni segnalato.
«È un dato che dobbiamo sviscerare e analizzare – spiega l’assessore – dobbiamo capire, incrociando le informazioni contenute nei censimenti, se si tratta di appartamenti pronti per essere abitati o se in mezzo ci sono anche case in corso di realizzazione che i proprietari hanno segnalato nel modulo. Vogliamo anche individuare con precisione la loro distribuzione sul territorio e le loro tipologie». Ma il significato di questo dato, seppure generico, è evidente: si è costruito molto basandosi sui cosiddetti abitanti teorici senza considerare che non necessariamente questi si sarebbero trasformati in abitanti reali e concreti.
Lo stesso Cavarocchi – che ha appena presentato un piano di sviluppo urbanistico che promette di non incrementare ulteriormente il cosiddetto consumo del territorio e di puntare sul recupero di alloggi già esistenti – spiega che già oggi si può a grandi linee individuare dove si trovino le concentrazioni di alloggi vuoti e, magari, di recente costruzione.
«Penso ai piani approvati dalle amministrazioni che ci hanno preceduto e che hanno portato alla costruzione di villette e condomini alla periferia sud e alle periferia nord – dice l’assessore – ma ritengo che anche in centro storico vi siano molti alloggi vuoti. Per questo diciamo che prima di pensare a costruire nuovi insediamenti residenziali occorra incentivare il recupero di quanto già esiste».
Intenti buoni, anche se la malizia costruita con l’esperienza porta a considerare che ragionamenti simili sono già stati sentiti in passato. Eppure la popolazione della città è rimasta al di sotto dei 50mila abitanti e non c’è stata né la corsa a riempire i nuovi quartieri né quella al recupero dell’esistente. Anzi, proprio in questi giorni il Comune ha iniziato a fare il muso duro con le imprese e le immobiliari che non stanno rispettando le convenzioni firmate con l’amministrazione comunale in fatto di realizzazione di opere pubbliche in sostituzione del versamento degli oneri di urbanizzazione.
E infatti anche l’assessore ai lavori pubblici Giampaolo Benedini, che assieme a Sportello unico, uffici dell’urbanistica e tecnici del suo assessorato ha avviato un monitoraggio della situazione dei cantieri alla moviola, dice la sua sulla questione degli alloggi vuoti. «Sono oltre cinquemila? Beh, dobbiamo a tutti i costi rendere attrattiva la città per avere nuovi abitanti – dice Benedini – e mi riferisco ad abitanti veri e non teorici. Ed è ovvio che dobbiamo puntare al recupero dell’esistente anziché pensare a nuovi palazzi. Uno dei primi passi da fare è la rivalutazione dei contratti di quartiere in essere. Forse le risorse destinate a interventi previsti dai contratti e non ancora realizzati potrebbero essere indirizzati su altro».