Attentato nella villa di un imprenditore di Roverbella
Esplode una bomba. Movente: i licenziamenti 

Il presidente del Consorzio trasportatori frigoristi di Verona, Alessandro Boldrini,è stato fatto oggetto di un grave atto intimidatorio. Nella sua villetta di Roverbella è stata fatta esplodere una bomba imbottita di chiodi e piombini. Il boato ha svegliato mezzo paese. Boldrini di recente ha licenziato alcuni dipendenti e annullato qualche contratto. Indaga anche il Ris di Parma

    di Rossella Canadè

    ROVERBELLA (Mantova). Un boato in piena notte, come se un camion fosse piombato dentro casa. I bambini che si svegliano terrorizzati, e mezzo paese che accende le luci delle camere da letto, apre le finestre e scruta la strada.
    A dire che non è stata una bravata ci sono le due case con i vetri frantumati, i paraurti dell’auto pieni di schegge, la fossa in terra e, soprattutto, i resti dell’ordigno. L’involucro, i pezzi di ferro, i chiodi e i piombini di cui era imbottito. Avrebbe potuto uccidere chiunque si fosse trovato nelle vicinanze.


    «Un vero attentato intimidatorio». A illuminare di una luce inquietante, in mezzo ai fari degli uomini della scientifica e dei Ris di Parma, il giardino della casa di Castiglione Mantovano, sono le parole che si lascia sfuggire uno degli uomini del reparto specializzato in analisi di laboratorio. I colleghi a cui sono delegati le indagini, gli investigatori guidati dal luogotenente Claudio Zanon, da lunedì mattina all’alba stanno passando ai raggi X la vita di Alessandro Boldrini, presidente del Ctf, il Consorzio trasportatori frigoristi di Verona, a cui era indirizzata la bomba carta lanciata nel giardino della casa di via don Bertolani, dove il 36enne vive con la moglie e i tre figli. I resti dell’ordigno, sono già nei laboratori dei Ris di Parma, che dovranno stabilirne la provenienza, le modalità con cui è stato costruito, il tipo di esplosivo e la potenza. Anche se i primi rilievi non lasciano molto spazio alla possibilità di minimizzare l’episodio.


    Qualcuno ha voluto spaventare a morte Boldrini, mandargli un messaggio forte e chiaro: «Facciamo sul serio». Un’intimidazione? Una minaccia? Una ritorsione?


    Nelle prime ore successive all’attentato tutte le ipotesi restano aperte e devono essere vagliate, anche se le indagini sembrano seguire la pista dell’attività lavorativa di Boldrini, a capo di un Consorzio attorno al quale ruotano autotrasportatori, padroncini e diverse cooperative. Gli investigatori sospettano che una delle persone con cui il presidente del Ctf ha avuto a che fare negli ultimi mesi abbia voluto vendicarsi di un torto o di una scelta no condivisa.


    «Non posso dire di sospettare di qualcuno in particolare, ma come tante ditte abbiamo dovuto licenziare della gente, o sciogliere dei contratti. E sono sempre io a doverlo fare» racconta Boldrini, che ha passato l’intera giornata di ieri ad indirizzare le ricerche e gli interrogatori dei carabinieri. A sera cammina nel giardino e guarda la sua casa che non ha potuto proteggere. La sua famiglia, i suoi figli dietro le finestre mandate in frantumi dalle schegge della bomba. «Hanno spaccato le tapparelle e i doppi vetri. Rotte sia le nostre finestre che quella della casa accanto, oltre il giardino». L’incursione è scattata poco dopo le due di notte, quando tutti in casa Boldrini dormivano dopo una domenica di relax.


    L’attentatore dev’essere arrivato davanti al cancello di via don Bertolani senza paura di essere notato. Anche se quella è la strada principale del paese, nelle notti d’inverno a Castiglione Mantovano non gira un’anima. L’ordigno, una specie di grosso petardo armato con chiodi e piombini, è stato lanciato, secondo i rilievi della Scientifica, dal marciapiede, fuori dal giardino dove era parcheggiata la Opel Astra di Boldrini. È esploso proprio a un paio di metri dall’auto, che è stata colpita dalle schegge nel paraurti.


    Schegge e chiodi sono stati sparati a raggiera nel giardino, contro le pareti della monofamiliare e contro le finestre del pianterreno e del primo piano. Subito dopo il boato, Boldrini è corso fuori e quando ha visto il grosso buco nel giardino ha chiamato immediatamente i carabinieri. Ai militari della stazione di Roverbella è bastata un’occhiata per rendersi conto della gravità dell’episodio: subito è partita la segnalazione al comando di Mantova.


    Gli esperti della Scientifica hanno repertato i resti dell’ordigno e controllato la zona intorno alla villetta, ma l’attentatore era già lontano.

    14 febbraio 2012

    Lascia un commento

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ