Castel d’Ario, dopo il colpo la banda cerca di scappare ma viene tradita dall’auto in panne I carabinieri recuperano il bottino. In manette due uomini, la donna finisce in ospedale
Il sistema d’allarme è scattato nel momento in cui i ladri si sono introdotti all’interno dell’abitazione. In fretta e furia hanno racimolato oro e denaro e di corsa sono saltati sull’auto parcheggiata nel viale d’ingresso. Ma l’auto li ha traditi: non si è messa in moto. A quel punto, unica speranza di salvezza la fuga tra i campi. Non hanno però fatto i conti con il derubato, che di campi ne sa parecchio.
È stato lui, insieme al fratello e al padre, a scovarli in un casolare dove avevano tentato di confondersi tra i tubi dell’irrigazione. «Quando sono entrato insieme ai carabinieri in quella specie di barchessa - racconta il capofamiglia - ho capito che erano là, perché ho sentito lo stesso odore che poco prima avevo percepito in casa mia».
Ma vediamo di ricostruire quanto accaduto sabato pomeriggio. Sono circa le 17. Sandro Salvarani, 44 anni, sta lavorando nel suo allevamento di suini a un chilometro circa da casa. All’improvviso squilla il cellulare: è il segnale che qualcuno è entrato nella sua casa. In pochi minuti è sul posto e trova un’auto parcheggiata al centro del vialetto. Capisce tutto e corre verso la casa. La porta d’ingresso è chiusa ma, facendo il giro dell’abitazione, si accorge da che parte i ladri sono entrati: dalla finestra del bagno mandata in frantumi. Da lì i ladri, raggiunte tutte le altre stanze, si impadroniscono di denaro e gioielli. L’allarme però continua a suonare e questo li innervosisce. Forse si accorgono dell’arrivo del padrone di casa e fuggono tra i campi. Da via Gazzuolo a Castel d’Ario, superando numerosi fossati, arrivano in località Bazza. Non sanno però che Renato Salvarani, 64 anni, padre di Sandro, li vede entrare con i propri occhi. Avverte il figlio e il rudere viene circondato. Poco dopo arrivano anche i carabinieri di Roverbella e quelli di Roncoferraro. I ladri non hanno scampo.
I militari entrano nel casolare e Salvarani capisce che sono. Nascosti in una greppia, camuffati sotto i tubi d’irrigazione, sono costretti ad uscire dal loro nascondiglio.
A poca distanza la refurtiva che avevano cercato di far sparire. Ma oro e soldi vengono recuperati e restituiti al legittimo proprietario. I tre, tutti di origine slava, finiscono in manette e portati in carcere a Mantova. Oggi, probabilmente, il processo per direttissima. La donna, in mattinata, è stata colta da malore ed è stata ricoverata in ospedale, piantonata dai carabinieri, che non l’hanno persa di vista un solo istante.