Duecento famiglie e un’unica dispensa a chilometri zero

Decolla il gruppo di acquisto solidale dell’Oglio Po Acli e Arci tra i promotori, magazzino offerto dalla Caritas

    di Vincenzo Corrado

    COMMESSAGGIO

    Duecento famiglie dicono addio al supermercato. Il progetto Filiera corta e solidale, nato poco più di un anno fa dalla collaborazione tra Acli, Arci, Caritas e i produttori dell'area Oglio Po va a gonfie vele.

    L'idea è questa: offrire un’alternativa concreta ai modelli di produzione, distribuzione e consumo dominanti, sperimentando un modo diverso di fare economia. Un'economia che metta al centro la qualità della vita e il benessere delle persone, la tutela dell'ambiente e del territorio, capace di valorizzare le relazioni tra le persone e di riconoscere il valore socialmente fondante dei momenti conviviali.

    Tanti nuclei famigliari che vivono tra la provincia di Mantova e quella di Cremona (riuniti nel gruppo di acquisto solidale “Gasalasco”, da mesi hanno abbandonato quasi del tutto il carrello del supermarket. La spesa la si fa a San Savino, nel Cremonese, dove c'è un magazzino in cui rifornirsi. Vengono venduti solo prodotti provenienti da agricoltori locali.

    Per alcuni prodotti non disponibili localmente (caffè, tè, cioccolato, olio), invece, Gasalasco si rifornisce nel circuito del commercio solidale. Quindi: o filiera corta o mercato equosolidale.

    E i prezzi? Fino ad oggi a frenare l'espansione dei gruppi di acquisto solidale è stato il costo degli alimenti, spesso troppo elevato per le tasche del consumatore medio. A sfatare questo tabù ci pensa Laura Rossi, coordinatrice del progetto Filiera corta e solidale, a cui fa riferimento il gruppo di acquisto nato a cavallo tra Mantova e Cremona: «Una cassa di cinque chili di verdura, di qualità e garantita – spiega la Rossi –, costa sugli otto euro. Anche sulla pasta siamo molto competitivi rispetto alla grande distribuzione, potendo offrire un prodotto più buono e più genuino».

    Tra i produttori del circuito Filiera corta e solidale c'è corte Pagliare Verdieri di Commessaggio, dove dal 1986 Mimma, con la suocera Amedea, coltiva i 15 ettari di terreno con il metodo biologico.

    La raccolta delle uve avviene manualmente nel mese di settembre. A fine giornata il raccolto viene pigiato e messo a fermentare in tini di acciaio e di legno a temperatura controllata. La vinificazione viene effettuata nel rispetto del disciplinare per la produzione del Lambrusco mantovano Doc.

    In seguito le bottiglie prendono la strada di San Savino, per poi finire sulla tavola di mantovani e cremonesei.

    Il gruppo Gasalasco in questi mesi continuerà ad organizzare incontri pubblici nel territorio dell’Oglio Po per promuovere la cultura della filiera corta, nella speranza di poter allargare ulteriormente la propria famiglia di adepti.

    Addio all’insalata in busta già tagliata e lavata. Niente pesce impanato e surgelato. Banditi i prodotti da microonde. L’Oglio Po ora va a tutto Gas.

    21 febbraio 2012

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