Piubega. Il camionista che le ha uccise vuole un processo a porte chiuse. Oggi la decisione del giudice sul rito abbreviato con lo sconto di pena
PIUBEGA. Tre milioni di euro come risarcimento per la morte di Ornella e Benedetta. Una richiesta maturata nei mesi, a cui la famiglia Sinico è arrivata con sofferenza, alla fine convinta dal pensiero del futuro dei due figli rimasti senza la mamma e senza la sorellina, uccise dal camionista che con una manovra folle ha ridotto l’auto su cui viaggiavano ad un groviglio di lamiere.
La richiesta è già arrivata sul tavolo degli avvocati di Adam Pelizzari, che stamattina saranno a Mantova per l’udienza davanti al Gup. Si tratta del primo atto del processo in cui Pelizzari, 33 anni, risultato positivo al test della cocaina, deve rispondere di duplice omicidio colposo.
Oggi il giudice dovrà decidere se accogliere l’istanza della difesa del camionista di celebrare il giudizio in camera di consiglio, dopo che il Pm Roberto Lombardi, ritenendo che a carico di Pelizzari ci fossero «gravi indizi di colpevolezza», aveva disposto il giudizio immediato, chiedendo, per tradurre, di saltare l’udienza preliminare. Il processo con rito immediato è stato fissato per il 27 marzo al tribunale di Castiglione, competente su Piubega. L’imputato aveva quindici giorni di tempo per comunicare se intendeva patteggiare o chiedere un giudizio abbreviato. Pelizzari ha scelto questa seconda possibilità e oggi il giudice dovrà valutare se trattare il processo in camera di consiglio a Mantova, come vorrebbe la difesa, o in tribunale a Castiglione.
Questa però non sarà l’unica richiesta su cui si dovrà esprimere il giudice stamattina: da indiscrezioni è trapelato che gli avvocati di Pelizzari avrebbero l’intenzione di chiedere che, in ogni caso, il processo si tenga a porte chiuse. Una richiesta a cui, è facile immaginare, i legali dei Sinico si opporranno.
«A darci forza in questo periodo è stato l’impegno per la sicurezza stradale, la battaglia perché la prevenzione degli incidenti stradali diventi una priorità – dice Claudio Sinico, che stamattina in tribunale a Mantova ci sarà – La nostra vita dal 5 luglio è stata stravolta, ma siamo riusciti ad andare avanti, grazie alle persone che ci vogliono bene e non ci hanno mai fatto sentire soli, ma anche grazie alla volontà di lottare perché la morte di Ornella e Benedetta diventi il simbolo di quello che non deve più accadere.
Non è facile, in certi momenti il dolore e i ricordi diventano brucianti, ma mettere la nostra energia in questa battaglia per avere una legge più severa contro i pirati della strada ci aiuta tantissimo». Dopo il triangolare di calcio contro la droga, sempre con la fondazione Exodus di don Antonio Mazi, in gennaio i Sinico hanno organizzato anche una festa alla discoteca Eden contro la droga.