Benzina, a Viadana si risparmia
a Gonzaga ti  svuotano il portafoglio

L’annuale rilevazione dei prezzi delle benzine nei 172 distributori della provincia di Mantova mette in luce una disparità molto accentuata. Si va da 1,63 euro al litro per la verde in un distributore di Viadana a 1,819 a Gonzaga. TABELLA 1 | TABELLA 2 | TABELLA 3

    di Gabriele De Stefani

    MANTOVA. L’oscar 2012 per il pieno più conveniente va al distributore Fiorasi-Gnaccarini, bandiera indipendente che serve gli automobilisti di Viadana: alla pompa, 1,63 euro per la verde e 1,605 per il diesel. La maglia nera è ancora a Gonzaga ma rispetto al 2011 si cambia punto vendita: il più caro ora è l’Agip di via Guerrieri Gonzaga, che chiede 1,819 per la verde e 1,779 per il diesel.

    A dirlo è l’annuale indagine condotta dalla Provincia, che per la quarta volta di fila ha sguinzagliato i suoi uomini la mattina di giovedì. Nel giro di cinque ore al setaccio tutti i 172 distributori di carburante mantovani. Sul taccuino cinque caselle da riempire: prezzi alla pompa per verde e diesel, prezzi per il self service per verde e diesel, un sì o un no per sentenziare se i cartelli all’esterno sono chiari nel dire quanto costa fare il pieno. Il risultato è che fare rifornimento può costare il 10% in più o in meno a seconda della rivendita scelta: il che, ipotizzando per il serbatoio una capacità di 60 litri, si traduce in una differenza che raggiunge gli undici euro.

    Vincono le etichette libere. La maggior parte dei distributori più convenienti non vende la benzina delle grandi compagnie petrolifere ma lavora con un marchio proprio. È il caso di Fiorasi-Gnaccarini ma anche del terzo classificato nella graduatoria del servito: il Pit Stop sulla tangenziale nord ha la verde a 1,656 euro e il diesel a 1,624. Secondo posto per l’Agip di Castiglione, in via del Benaco: 1,650 la verde, 1,620 il diesel. Agip in testa invece sul fronte del self-service. Primo e secondo posto con due distributori di Castel Goffredo per la verde (1,657 in strada della Calza, 12 centesimi in più in via Europa) e stesso vincitore nel diesel self (1,621). Ai vertici della classifica della convenienza altri punti vendita estranei al circuito delle grandi case petrolifere: nella verde self terzo posto per Loro di Magnacavallo (1,674), che è secondo anche nel diesel self ex aequo a quota 1,629 con il Vega di Poggio Rusco e il Loro di Schivenoglia.

    Gonzaga svuota il portafogli. Per il quarto anno consecutivo il pieno di benzina verde più costoso, con servizio alla pompa, è a Gonzaga. Per due volte il più caro era stato il distributore Ies, ora l’ultimo in classifica torna ad essere, come nel 2009, l’Agip di via Guerrieri Gonzaga (1,819 euro), che è anche maglia nera per il diesel servito (1,779). In questa graduatoria a Gonzaga anche il penultimo posto con l’Ip che chiede 1,773 euro al litro. Al penultimo posto per la verde servita c’è il Tamoil di Bagnolo, sulla Romana (1,817). Terz’ultimo su entrambi i fronti il Total di viale Pompilio in città (1,815 la verde, 1,769 il diesel). Se invece l’automobilista usa il self-service, il portafogli si svuota di più all’Agip di Virgilio, lungo la Cisa: 1,792 la verde, 1,755 il diesel. Tra i più cari anche l’Ip di San Benedetto Po in località Ponte Nuovo e l’Api di via Crispi a Marcaria (1,790 e 1,743 per entrambi).

    La forbice. Incrociando i dati prendono forma distacchi importanti tra un punto vendita e l’altro. Tra il distributore più caro e il più economico ci sono 19 centesimi al litro per la verde servita: lo stesso pieno che a Viadana costa 97,90 euro a Gonzaga arriva a 109,14. Cioè più di 11 euro di differenza, l’11,6%. Differenze analoghe valgono anche per il diesel servito e per il self-service.

    Rincari anno dopo anno. Al quarto anno di rilevazione, la Provincia inizia ad avere una buona banca dati per mostrare la corsa verso l’alto dei prezzi. Prendiamo il costo del pieno di verde più economico. L’evoluzione è la seguente: 65,94 euro nel 2009, 78,60 nel 2010, 82,14 nel 2011, 97,80 la settimana scorsa. Non c’è tasso di inflazione che regga il passo: in un quadriennio incremento del 48,3%, che sale al 66% per il diesel servito, al 52% per la verde self e al 75% per il diesel self. Uscendo dalla simulazione che immagina un serbatoio da 60 litri e guardando alla quotazione al singolo litro, la verde è passata in quattro anni da 1,10 a 1,63 euro nel suo valore più conveniente e da 1,08 a 1,66 euro nel self; il diesel da 96 centesimi a 1,61 euro e, nel self, da 93 centesimi a 1,62 euro. Tra l’altro il gap tra i distributori più economici e quelli più cari è andato progressivamente allargandosi.

    Prezzi coperti. Secondo il rapporto della Provincia, solo due dei 172 punti vendita di benzina mantovani la mattina di giovedì scorso non avevano esposto chiaramente il prezzo del carburante: l’Agip sul ponte dei Mulini in città e l’Ip di via Marconi, a Belvedere di Roverbella dove, segnala la Provincia, «materiale vario» copriva il cartellone con i numeri. Operazione trasparenza.

    Da Palazzo di Bagno il commento è affidato all’assessore al bilancio Massimo Dall’Aglio: «Guardando i dati della rilevazione – sottolinea l’esponente del Pd – si può vedere che per quanto riguarda il servizio alla pompa c'è una differenza del 10% tra il prezzo più alto e quello più conveniente. Ci troviamo di fronte a dati importanti per i consumatori che potranno confrontare il costo al litro di diesel e benzina praticato nei diversi distributori del territorio. Gli stessi dati verranno trasmessi alle associazioni dei consumatori con cui collaboriamo. Ci auguriamo – prosegue Dall’Aglio – che l'indagine sul prezzo dei carburanti possa essere un utile servizio per i cittadini e allo stesso tempo uno strumento per incentivare la concorrenza tra i gestori dei distributori. È un'operazione di trasparenza che continuiamo a condurre nell’interesse degli automobilisti».

    L’assessore, che ha ereditato l’iniziativa dall’amministrazione precedente, tende la mano verso i gestori dei distributori: «L'indagine ha rilevato delle discrepanze tra il prezzo esposto nei cartelloni esterni, che corrisponde spesso al self, e quello interno all'area di servizio che può essere maggiore perché riferito al servito. Ma al di là di qualche eccezione – conclude Dall’Aglio – la rete distributiva provinciale non evidenzia grandi irregolarità e, in linea generale, c'è professionalità da parte degli operatori. Di certo ci sono ancora ampi margini di miglioramento per favorire più competitività e maggiori benefici per i cittadini».

    Protestano i distributori. Al di là dell’indagine annuale della Provincia, tra i gestori delle 172 pompe di benzina mantovani la tensione è alta. Nel mirino della categoria c’è la retromarcia del governo Monti sulle commissioni per chi paga la benzina per via elettronica, dunque con bancomat o carta di credito. Dopo una prima abolizione programmata a partire dal primo gennaio scorso, l’esecutivo è tornato sui suoi passi e ha sospeso il provvedimento mettendo d’accordo le due principali associazioni di categoria, cioè Faib-Confesercenti e Figisc-Confcommercio, che hanno lanciato la stessa iniziativa di protesta: tutti i benzinai iscritti alle due sigle sono pronti a esporre una locandina alla cassa e a distribuire un volantino a tutti i clienti che pagano con carta o bancomat.

    «Chiediamo il sostegno anche dei clienti – dice Raffaele Figliuolo, presidente provinciale di Figisc – la commissione bancaria è un costo fisso di 77 centesimi, quasi la metà di un litro di benzina. Cioè 80 euro all’anno in più per ogni cliente». Secondo Faib Confesercenti, il costo della moneta elettronica erode fino al 40% il margine del gestore. «L'enorme costo del sistema bancario non può riversarsi sui consumatori e su noi gestori – conclude Figliuolo – a farsene carico di questo onere devono essere lo Stato, cui va oltre il 60% del prezzo, i petrolieri, che incassano il rimanente 38%, e le banche che gestiscono i flussi, altrimenti ci vedremo costretti a sospendere questo servizio». Sulla stessa lunghezza d’onda Enos Righi, di Figisc-Confcommercio: «Purtroppo sta prevalendo l'azione di lobby delle banche. Il rischio è che i gestori siano costretti a rifiutare il pagamento elettronico per gli elevati costi del servizio oppure a far pesare sulle tasche dei clienti il costo delle commissioni. Sarebbe un ritorno al contante scomodo, contrario alla tracciabilità dei pagamenti e pericoloso perché, con il contante, aumenterebbe il rischio di rapine e furti nei distributori di benzina».

    22 febbraio 2012

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