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martedì 09.02.2010 ore 14.41
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Sì del vescovo alle moschee

Il consiglio episcopale di Mantova dice sì alla costruzione di m oschee, ma pone una condizione: la reciprocità. Nel documento firmato dal vescovo Busti si chiede alla comunità islamica di farsi conoscere per avviare la fase del dialogo.
di Gabriele De Stefani
Il documento - sottoscritto anche dal vescovo - era pronto da mesi. Ma la diocesi ha voluto attendere per diffonderlo. L'occasione è arrivata con le polemiche sul centro islamico di Castiglione, con annesso ammutinamento leghista nei confronti del sindaco Fabrizio Paganella (sulla vicenda il vicario del vescovo per i rapporti con il territorio don Paolo Gibelli dice semplicemente che «la diocesi non vede problemi»).

Ora che i fari sono puntati sulla questione dei rapporti con l'Islam, ecco la presa di posizione della Chiesa mantovana. L'obiettivo, si legge nella parte iniziale del testo, è «dare fiducia al confronto sottraendolo al puro scontro di posizioni». Non a caso l'intero documento ha toni soft e si apre con l'affermazione del diritto alla libertà religiosa e ad avere luoghi di culto. Diritti che, si ricorda nella nota, hanno fondamento non solo nella dottrina cattolica ma anche nella Costituzione. Come a dire: la diocesi interviene su un tema di vita sociale inevitabilmente guidata dalla propria impostazione dottrinaria, ma vuole un discorso laico, che parta dal presupposto del rispetto delle regole dello Stato.

Il primo invito rivolto alle comunità islamiche riguarda proprio il rapporto con le autorità politiche: non possono esserci problemi se alle associazioni di musulmani, prima di concedere centri di preghiera, le amministrazioni pubbliche chiedono informazioni su guide religiose, attività e finanziamenti. In altre parole, le comunità islamiche devono allo Stato esattamente quanto deve ogni altra associazione di cittadini. E' il principio di reciprocità, che torna più volte nella nota (vi si fa riferimento anche per chiedere che non ci siano ostracismi verso chi abbandona l'Islam e si converte al cristianesimo) come antidoto ai timori e alle diffidenze.

«Fatichiamo a dialogare con i musulmani _ dicono il responsabile del gruppo diocesano per il dialogo interreligioso Andrea Catalfamo e direttore della Caritas Giordano Cavallari _ In assenza di una struttura unitaria paragonabile alla Chiesa, diventa difficile capire che cosa siano le comunità islamiche nel Mantovano».
La diocesi tende la mano. Vorrebbe conoscere i gruppi islamici per avviare un dialogo: «Serve ai cristiani per aprirsi al pluralismo e ai musulmani per inserirsi nella società ed evitare di chiudersi fra loro», dice don Gibelli.

(09 febbraio 2010)
 
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