Sì del vescovo alle moschee
Il consiglio episcopale di Mantova dice sì alla costruzione di m oschee, ma pone una condizione: la reciprocità. Nel documento firmato dal vescovo Busti si chiede alla comunità islamica di farsi conoscere per avviare la fase del dialogo.
di Gabriele De Stefani
Il documento - sottoscritto anche dal vescovo - era pronto da mesi.
Ma la diocesi ha voluto attendere per diffonderlo. L'occasione è
arrivata con le polemiche sul centro islamico di Castiglione, con
annesso ammutinamento leghista nei confronti del sindaco Fabrizio
Paganella (sulla vicenda il vicario del vescovo per i rapporti con
il territorio don Paolo Gibelli dice semplicemente che «la diocesi
non vede problemi»).
Ora che i fari sono puntati sulla questione dei rapporti con
l'Islam, ecco la presa di posizione della Chiesa mantovana.
L'obiettivo, si legge nella parte iniziale del testo, è «dare
fiducia al confronto sottraendolo al puro scontro di posizioni».
Non a caso l'intero documento ha toni soft e si apre con
l'affermazione del diritto alla libertà religiosa e ad avere luoghi
di culto. Diritti che, si ricorda nella nota, hanno fondamento non
solo nella dottrina cattolica ma anche nella Costituzione. Come a
dire: la diocesi interviene su un tema di vita sociale
inevitabilmente guidata dalla propria impostazione dottrinaria, ma
vuole un discorso laico, che parta dal presupposto del rispetto
delle regole dello Stato.
Il primo invito rivolto alle comunità islamiche riguarda proprio
il rapporto con le autorità politiche: non possono esserci problemi
se alle associazioni di musulmani, prima di concedere centri di
preghiera, le amministrazioni pubbliche chiedono informazioni su
guide religiose, attività e finanziamenti. In altre parole, le
comunità islamiche devono allo Stato esattamente quanto deve ogni
altra associazione di cittadini. E' il principio di reciprocità,
che torna più volte nella nota (vi si fa riferimento anche per
chiedere che non ci siano ostracismi verso chi abbandona l'Islam e
si converte al cristianesimo) come antidoto ai timori e alle
diffidenze.
«Fatichiamo a dialogare con i musulmani _ dicono il responsabile
del gruppo diocesano per il dialogo interreligioso Andrea Catalfamo
e direttore della Caritas Giordano Cavallari _ In assenza di una
struttura unitaria paragonabile alla Chiesa, diventa difficile
capire che cosa siano le comunità islamiche nel Mantovano».
La diocesi tende la mano. Vorrebbe conoscere i gruppi islamici per
avviare un dialogo: «Serve ai cristiani per aprirsi al pluralismo e
ai musulmani per inserirsi nella società ed evitare di chiudersi
fra loro», dice don Gibelli.
(09 febbraio 2010)