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sabato 21.11.2009 ore 02.09
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IL CASO DELLO STUDENTE COSTRETTO A CAMBIARE SCUOLA

La Provincia: diamo ai bulli
un lavoro socialmente utile

Polemiche per il caso di bullismo alla media Sacchi di Mantova. Ma anche proposte. L'assessore Banzi propone di impegnare i quattro ragazzi sospesi in un lavoro socialmente utile
In aumento anche a Mantova i casi di bullismo (Foto Ansa)
In aumento anche a Mantova i casi di bullismo (Foto Ansa)
«Siamo a disposizione della scuola per offrire un'attività socialmente utile ai ragazzi sospesi per bullismo». E' l'assessore provinciale Fausto Banzi ad offrire collaborazione al comprensivo Mantova 2 per trovare un «provvedimento non solo punitivo ma anche utile» per i quattro alunni che con le loro prepotenze hanno costretto un bambino di 10 anni ad abbandonare la media Sacchi.

L'assessorato di Banzi non è nuovo a queste iniziative. «Abbiamo già utilizzato ragazzi delle superiori responsabili di atti di bullismo in servizi utili per la comunità, soprattutto nel settore dell'assistenza a soggetti deboli - dice - con risultati apprezzabili. Possiamo studiare assieme, se la scuola è d'accordo, un percorso anche per questi ragazzini. Come ha detto il preside Lazzari, situazioni come queste vanno affrontate con spirito pedagogico».

LA VICENDA
di Gabriele De Stefani

Mattinate di minacce, spintoni, richieste di denaro e tutto quanto rientra nel manuale del perfetto bullo. Fino alla beffa di sentirsi dire da una professoressa che «queste sono cose che succedono e tra qualche anno, quando sarai più grande, passerai dall'altra parte».

E' quanto ha subito un bambino di 10 anni, iscritto alla scuola media Sacchi di Mantova. «E a nulla sono valse le nostre richieste di aiuto alla scuola - dice la madre - perché, finché non è intervenuta la Questura, nessuno si era mosso» La sospensione di due settimane per i quattro bulli (tutti più grandi, di 13 e 14 anni), in effetti, è arrivata solo quando Andrea aveva ormai cambiato scuola e i genitori avevano raccontato l'accaduto alla polizia

Tutto inizia nei primi giorni dell'anno scolastico. Andrea è in prima media. Il terzo giorno, durante la ricreazione, prova ad andare in bagno. I quattro bulli lo bloccano: «Per entrare devi pagare 5 euro». Il bambino, spaventato, lo racconta alla madre, che subito si rivolge a un'insegnante. Risposta: «Non preoccupatevi, sono cose che accadono spesso all'inizio dell'anno. Vedrete che in qualche giorno tutto si risolverà».


E invece
non si tratta di un episodio isolato. Di lì a poco, per due giorni consecutivi, i maltrattamenti riprendono. Ancora strattonamenti e spintoni, ancora richieste di denaro e pesanti minacce: «Ti riempiamo di botte, così impari a spifferare tutto ai professori». A questo punto la madre torna ad intervenire e chiede un colloquio alla stessa professoressa.
La cui risposta, anziché tranquillizzare la famiglia di Andrea, accresce la sensazione che il figlio non sia protetto: «Il bambino è un po' troppo ansioso, abbiamo fatto una gran fatica a calmarlo. Vedrete che le minacce di quei ragazzi non avrano seguito, è la solita logica del branco».

Il giorno dopo
scatta il faccia a faccia tra i bulli e Andrea, davanti alla stessa prof. Volano parole grosse, perché i quattro non si fanno intimorire dalla presenza dell'insegnante e continuano a minacciare il bambino. La famiglia lamenta l'assenza di punizioni per i bulli, dal momento che le violenze sono ormai accertate. Per questo scrive anche al preside Valerio Lazzari.

«E la professoressa che seguiva la vicenda si è anche lasciata scappare, davanti a un gruppetto di genitori, che i problemi evidentemente erano anche di Andrea, oltre che dei bulli. E che anche nostro figlio, tra qualche anno, quando sarebbe stato in terza, avrebbe fatto lo stesso con i più piccoli - racconta la madre - E' una cosa assurda: come si possono fare dei ragionamenti del genere? Sembrava che la professoressa fosse interessata più alla protezione di quei quattro che di mio figlio».

Andrea è sempre più spaventato e nemmeno i genitori si fidano più a mandarlo alla Sacchi. Per evitare ulteriori problemi decidono di trasferirlo in un altro istituto, a sole due settimane dall'inizio dell'anno.

Al momento
della richiesta di nulla osta, l'ultimo smacco: «Abbiamo presentato la domanda scritta, ma nessuno dalla Sacchi ha alzato il telefono per cercare di ricomporre la situazione o per dirci una parola. Hanno firmato l'ok al trasferimento come se nulla fosse» dice la madre di Andrea. Che ha chiuso la vicenda con un salto in questura: di lì a poco, le due settimane di sospensione per i bulli.
(11 novembre 2009)
 
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