"Alleanza con il centro. Basta con i no"
L'intervista a Viotto: la Brioni ha deluso le mie attese
La città ha bisogno di lavoro e sviluppo, non di parole
di Sandro Mortari
Antonio Viotto, consigliere regionale uscente del Pd, si
autocandida a sindaco di Mantova. Lo fa con un’intervista alla
Gazzetta in cui lancia il suo progetto di apertura al centro
moderato. E’ il primo che, nel partito, si propone come sfidante
del sindaco uscente Fiorenza Brioni.
«Io metto il mio nome e la mia esperienza a disposizione
del mio partito, il Pd, e anche dei cittadini che non si
riconoscono negli estremismi della Lega, per un progetto di
alleanze con i partiti moderati. Saranno, poi, il Pd, i partiti
moderati e i cittadini a decidere. E metto a disposizione un’idea
di buon senso, di equilibrio, di capacità di ascolto e decisionale,
di lealtà e di rispetto nei confronti degli alleati. In quest’o
ttica, il progetto di convergenza con il centro è fondamentale per
vincere le prossime elezioni. Questo è anche il progetto del
Pd».
Quindi, anche per lei la Brioni non andrebbe
ricandidata?
«Oggi è importante un progetto politico che risponda non solo alle
idealità ma anche alla logica dei numeri. Le attuali conflittualità
accentuano gli elementi di divisione e, quindi, mettono a
repentaglio persino la logica dei numeri. Bisogna unire e non
dividere, rispettare i patti e non tradirli, bisogna fare e non
solo parlare».
Lei parla di patti traditi. A cosa si
riferisce?
«Alla base della crisi attuale in Comune vi sono tanti elementi;
uno di questi è un errore politico su cui non si è riflettuto a
sufficienza: il candidato per la segreteria cittadina è stato
disconosciuto. A questo si sono aggiunte prese di posizione che
hanno attizzato il fuoco».
E allora?
«La città ha bisogno di cose concrete, di guardare avanti, di una
prospettiva di sviluppo; soprattutto, ha bisogno, di fronte alla
crisi, di una sensibilità che metta al centro dell’azione politica
e amministrativa il lavoro e l’impresa. Invece, c’è troppa
ideologia, c’è uno scivolamento verso forze massimaliste, c’è un’i
dea pauperistica della città».
Sorprende il fatto che lei, uno dei massimi sostenitori
della Brioni fino a qualche tempo fa, diventi ora un suo
rivale...
«Non sorprende affatto. Ho ritenuto che la Brioni potesse essere
un elemento di novità e all’inizio lo è stata. Poi, via via le
aspettative in lei sono scemate: i no, il parlare tanto e il fare
poco sono diventati i suoi elementi fondamentali. Ho notato, dalle
interviste che la Gazzetta sta facendo, tante critiche. Perchè
tutti questi soggetti non sono stati ascoltati in questi
anni?».
Lei sostiene che la politica del no della Brioni sia stato
il suo tallone d’achille; si spieghi con degli
esempi...
«Un’assurdità pensare alla scomparsa del polo industriale. Questo
è estremismo. Il fare impresa è stato considerato non con
disattenzione ma come elemento portatore di disagio e di
disequilibrio. Senza l’impresa che genera lavoro e benessere che
prospettive hanno i giovani? Che futuro ha la città?».
Lei si autocandida a sindaco ma è un ex Ds e gli ex
Popolari stanno facendo una battaglia nel Pd perchè si ritengono
messi da parte dagli ex Ds. Non teme di diventare un elemento di
divisione in più?
«No. Io metto a disposizione la mia persona perchè penso che
questa comunità abbia bisogno di un clima diverso, di buon senso e
di equilibrio. Poi decidano gli altri».
Che consiglio darebbe alla Brioni?
«Non sono in grado di darne, glieli darà il Pd. Io sono perchè il
progetto di un’aggregazione tra Pd e moderati di centro vada avanti
e non subisca uno stop che rischia di essere definitivo e infausto.
E bisogna immaginare che i nostri alleati non siano stampella al Pd
ma coprotagonisti nelle scelte programmatiche e dei soggetti che le
dovranno realizzare».
Sarebbe pronto alle primarie?
«Sono decisioni che devono prendere i partiti. Quello che io ho
chiesto da tempo è che si facesse il punto sulla situazione
amministrativa e che si parlasse del futuro. La risposta è stata il
silenzio».
E’ una critica al Pd?
«Certo. E’ necessario parlare delle cose che interessano i nostri
cittadini; insieme a loro si costruisce il futuro, e non ripiegando
su se stessi come è successo. Il problema, adesso, non è il nome
del sindaco ma il cosa fare, come farlo e con chi».