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giovedì 18.03.2010 ore 17.11
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"Alleanza con il centro. Basta con i no"

L'intervista a Viotto: la Brioni ha deluso le mie attese
La città ha bisogno di lavoro e sviluppo, non di parole
di Sandro Mortari
Antonio Viotto, consigliere regionale uscente del Pd, si autocandida a sindaco di Mantova. Lo fa con un’intervista alla Gazzetta in cui lancia il suo progetto di apertura al centro moderato. E’ il primo che, nel partito, si propone come sfidante del sindaco uscente Fiorenza Brioni.
«Io metto il mio nome e la mia esperienza a disposizione del mio partito, il Pd, e anche dei cittadini che non si riconoscono negli estremismi della Lega, per un progetto di alleanze con i partiti moderati. Saranno, poi, il Pd, i partiti moderati e i cittadini a decidere. E metto a disposizione un’idea di buon senso, di equilibrio, di capacità di ascolto e decisionale, di lealtà e di rispetto nei confronti degli alleati. In quest’o ttica, il progetto di convergenza con il centro è fondamentale per vincere le prossime elezioni. Questo è anche il progetto del Pd».
Quindi, anche per lei la Brioni non andrebbe ricandidata?
«Oggi è importante un progetto politico che risponda non solo alle idealità ma anche alla logica dei numeri. Le attuali conflittualità accentuano gli elementi di divisione e, quindi, mettono a repentaglio persino la logica dei numeri. Bisogna unire e non dividere, rispettare i patti e non tradirli, bisogna fare e non solo parlare».
Lei parla di patti traditi. A cosa si riferisce?
«Alla base della crisi attuale in Comune vi sono tanti elementi; uno di questi è un errore politico su cui non si è riflettuto a sufficienza: il candidato per la segreteria cittadina è stato disconosciuto. A questo si sono aggiunte prese di posizione che hanno attizzato il fuoco».
E allora?
«La città ha bisogno di cose concrete, di guardare avanti, di una prospettiva di sviluppo; soprattutto, ha bisogno, di fronte alla crisi, di una sensibilità che metta al centro dell’azione politica e amministrativa il lavoro e l’impresa. Invece, c’è troppa ideologia, c’è uno scivolamento verso forze massimaliste, c’è un’i dea pauperistica della città».

Sorprende il fatto che lei, uno dei massimi sostenitori della Brioni fino a qualche tempo fa, diventi ora un suo rivale...
«Non sorprende affatto. Ho ritenuto che la Brioni potesse essere un elemento di novità e all’inizio lo è stata. Poi, via via le aspettative in lei sono scemate: i no, il parlare tanto e il fare poco sono diventati i suoi elementi fondamentali. Ho notato, dalle interviste che la Gazzetta sta facendo, tante critiche. Perchè tutti questi soggetti non sono stati ascoltati in questi anni?».
Lei sostiene che la politica del no della Brioni sia stato il suo tallone d’achille; si spieghi con degli esempi...
«Un’assurdità pensare alla scomparsa del polo industriale. Questo è estremismo. Il fare impresa è stato considerato non con disattenzione ma come elemento portatore di disagio e di disequilibrio. Senza l’impresa che genera lavoro e benessere che prospettive hanno i giovani? Che futuro ha la città?».
Lei si autocandida a sindaco ma è un ex Ds e gli ex Popolari stanno facendo una battaglia nel Pd perchè si ritengono messi da parte dagli ex Ds. Non teme di diventare un elemento di divisione in più?
«No. Io metto a disposizione la mia persona perchè penso che questa comunità abbia bisogno di un clima diverso, di buon senso e di equilibrio. Poi decidano gli altri».
Che consiglio darebbe alla Brioni?
«Non sono in grado di darne, glieli darà il Pd. Io sono perchè il progetto di un’aggregazione tra Pd e moderati di centro vada avanti e non subisca uno stop che rischia di essere definitivo e infausto. E bisogna immaginare che i nostri alleati non siano stampella al Pd ma coprotagonisti nelle scelte programmatiche e dei soggetti che le dovranno realizzare».
Sarebbe pronto alle primarie?
«Sono decisioni che devono prendere i partiti. Quello che io ho chiesto da tempo è che si facesse il punto sulla situazione amministrativa e che si parlasse del futuro. La risposta è stata il silenzio».
E’ una critica al Pd?
«Certo. E’ necessario parlare delle cose che interessano i nostri cittadini; insieme a loro si costruisce il futuro, e non ripiegando su se stessi come è successo. Il problema, adesso, non è il nome del sindaco ma il cosa fare, come farlo e con chi».
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