IL CARROCCIO ORDINA AI SUOI SINDACI: FUORI SINTI E ROM
Guerra della Lega ai nomadi
"Cacciamoli dai nostri Comuni"
Si acuisce lo scontro sugli accampamenti nel Mantovano. L'Opera Nomadi si rivolgerà ai giudici.
Sindaci leghisti sul piede di guerra contro gli accampamenti di
famiglie nomadi. Le sei amministrazioni comunali guidate dal
Carroccio in provincia faranno scattare un'ordinanza per vietare
pernottamento e campeggio di camper, case mobili e simili sul
territorio comunale. Nel mirino dei sindaci lumbard non ci sono i
turisti a quattro ruote ma i nomadi, sinti o rom che siano. In tre
paesi il provvedimento è già stato emanato, per gli altri è solo
questione di giorni. La campagna è stata lanciata nel quartier
generale della Lega.
A innescare la miccia la vicenda del trasferimento di famiglie
sinte dal Bresciano verso Birbesi di Guidizzolo e Gazzo di
Bigarello, con le polemiche che ne sono seguite, è stata la miccia
che ha innescato l'iniziativa leghista. D'altra parte la questione
dei campi nomadi è uno dei capisaldi della politica leghista fin
dai suoi esordi.
«L'integrazione non è una bella cosa perché confonde le matrici
culturali. Noi facciamo la raccolta differenziata, loro lasciano
l'immondizia per strada», è il cappello politico dell'iniziativa
dei sindaci leghisti spiegato da Vincenzo Chizzini, segretario
della circoscrizione leghista città-medio mantovano. Che ha così
riassunto la ratio dell'ordinanza anti-nomadi già in vigore a
Guidizzolo, Ceresara e Bozzolo e che sarà presto promossa a San
Giovanni del Dosso, Castelbelforte e Pomponesco. Ideatore della
delibera è il sindaco guidizzolese Graziano Pellizzaro.
Nel suo territorio, a Birbesi, il comune di Brescia ha acquistato
attraverso la società Brixia Sviluppo, un terreno per
l'insediamento di tre famiglie sinte. «L'ordinanza - ha spiegato
Pellizzaro - rimedia a una carenza normativa. Come spesso capita,
c'è stato bisogno di incappare nel problema prima di ufficializzare
la regola». Pelizzaro, tuttavia, sostiene che non si tratta di una
ordinanza anti-nomadi. «Vogliamo che chiunque viva a Gudizzolo lo
faccia in maniera decorosa - dice - mai avuto problemi
abitativi».
Di più. Secondo il primo cittadino guidizzolese, l'ordinanza non
sarebbe altro che l'adeguamento del regolamento comunale alla legge
12 della Regione. «Niente razzismo, solo buon senso», dicono un po'
tutti i presenti. «Il nostro esempio - dice il sindaco di Ceresara,
Enzo Fozzato - deve essere Treviso e il nostro obiettivo la
vivibilità del comune». Controllo del territorio e ordinanze ad hoc
per risolvere questioni che potenzialmente potrebbero creare
problemi nei territori guidati da esponenti del Carroccio. «Il
controllo del territorio - continua Fozzato - è uno dei compiti più
importanti dell'amministrazione. Un sindaco interviene per
risolvere i problemi dei cittadini. Da noi, ad esempio, non possono
essere introdotti volantini pubblicitari nella cassette della
posta».
Ma la questione nomadi (termine che in realtà è il più delle volte
inappropriato perché riferito a comunità stanziali) non è certo
paragonabile ad un ordinario problema di paese. Basti pensare che
la decisione del comune di Brescia di smantellare il campo nomadi e
di trasferire una parte delle famiglie sinte che vi abitano a
Birbesi e a Gazzo (dove l'amministrazione di centrosinistra sta
meditando di prendere iniziative simili nella sostanza a quelle di
Guidizzolo) ha provocato un incidente diplomatico non solo tra gli
enti coinvolti, ma anche tra lumbard e Pdl. A guidare la giunta
bresciana c'è il pidiellino doc Adriano Paroli, già commissario
provinciale di Forza Italia a Mantova.
(v.c.)
(15 febbraio 2010)