Capitali nascosti all'estero
coinvolto un industriale di Volta
La Guardia di Finanza ha sequestrato documenti alla Sirio Antenne. L'amministratore unico, Giuseppe Grazioli, indagato per appropriazione indebita e dichiarazione fraudolenta.
Il caveau di una banca svizzera
Un'evasione fiscale all'estero per una cifra che supera i 300
milioni di euro, un centinaio di indagati, in gran parte
rappresentanti legali o titolari di medie e piccole imprese sparse
in tutta Italia. Tra questi, un imprenditore mantovano. E poi due
noti commercialisti Mario Merello, marito della cantante Marcella
Bella, e Siro Zanoni e Fabrizio Pessina, il legale svizzero
arrestato a febbraio nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte
irregolarità per la bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia e al
quale, allora, venne sequestrato un pc con una lista di 552 nomi di
clienti che avrebbe aiutati ad aggirare l'erario.
Nel mirino della Guardia di Finanza è finito il
titolare della Sirio Antenne di Volta Mantovano, Giuseppe Grazioli,
76 anni. Grazioli è indagato per appropriazione indebita e
dichiarazione fraudolenta.
Lo sviluppo delle indagini deriva proprio da quel
computer che ha portato la Finanza di Milano ad effettuare
perquisizioni e sequestri in un ottantina di società sparse in
tutta Italia, dalla Lombardia alla Puglia, dal Veneto (qui c'è
stato il maggior numero imprese visitate dalla Gdf) alla Campania,
fino alla Romagna e alla Sardegna.
Perquisizioni e sequestri anche negli studi dei
professionisti e nelle loro abitazioni, anche quella su quattro
piani nel quadrilatero della moda milanese di Merello. Le accuse a
vario titolo sono associazione per delinquere, riciclaggio,
appropriazione indebita, frode fiscale con l'aggravante della
transazionalità.
Secondo la ricostruzione dei pm Laura Pedio e Gaetano
Ruta, titolari del filone d'indagine, per circa sei anni, Pessina
con i due commercialisti, definite dagli investigatori le «menti»
dell'associazione, avrebbero creato una cinquantina di società, le
cosidette «cartiere», come sede in vari paradisi fiscali, con il
compito di emettere fatture false per operazioni inesistenti nei
confronti delle aziende clienti.
Fatture fasulle per consulenze mai avvenute,
generiche prestazioni di servizi e per parecchie polizze
assicurative mai stipulate (coverage risk management), emesse nei
confronti delle aziende italiane che avrebbero ricavato un
doppio'vantaggio': da un lato potevano abbattere l'utile,
dall'altro distrarre ingenti capitali all'estero. Capitali che,
poi, o rimanevano all'estero su conti correnti di comodo o fatti
rientrare in Italia attraverso i cosiddetti «spalloni». Per questa
attività, è stato accertato, Pessina, Merello e Zanoni trattenevano
per loro una provvigione del 10 per cento.
Gli imprenditori al centro dell'operazione delle Fiamme
gialle, come Grazioli, non potranno beneficiare dello scudo
fiscale. Anzi rientrano nei 50mila casi che, prima del 15
settembre, hanno ricevuto il questionario che ha consentito al
Fisco di accertare se i contribuenti avevano ancora immobili, beni
o conti bancari all'estero, non dichiarati. Un atto che consentirà
ora di inibire lo scudo sui circa 300 milioni di euro di fatture
false contestate.
I due ex marescialli della finanza Giuseppe Anastasi e
Paolo Pasqualetti, in carcere da febbraio nell'ambito del troncone
principale delle indagini, durante il processo con rito immediato
hanno chiesto di patteggiare la pena a 2 anni e sei mesi con la
restituzione di 300 mila euro e alcuni beni mobili e
immobili.
Domani, venerdì, invece, davanti al Tribunale del
Riesame si terrà l'udienza per la richiesta di revoca della misura
cautelare in carcere presentata da Grossi (per altro cliente di
Pessina), Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia
nonchè moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, e di altri due
stretti collaboratori dell'imprenditore nel campo dei rifiuti.
(05 novembre 2009)