Ci ridurremo i compensi
di Carlo Grazioli
L'idea avanzata tempo fa sulla Gazzetta di aprire tanti cantieri
sollevando i comuni virtuosi dal capestro del patto di stabilità
per dar luogo subito ad investimenti mirati a far crescere
qualitativamente le infrastrutture e le dotazioni strumentali delle
nostre città e dei nostri paesi, si sta facendo strada e intriga
politici ed economisti da ultimo Oscar Giannino.
Par di capire che le grandi opere han bisogno di grandi tempi,
mentre le piccole e medie iniziative possono fronteggiare da subito
e sul territorio la crisi incombente che ormai anche la accorta
prudenza del ministro Tremonti non nega più. All'incontro promosso
dall'Anci regionale, col meritorio apporto dei nostri parlamentari,
ho riproposto questo tema aggiungendo anche la necessità di
includere nelle provvidenze della rottamazione anche gli scuolabus
vetusti e tenuti in servizio per scarsità di disponibilità
finanziarie. Sono spinto ancora, caro direttore, a tornare
sull'argomento patto di stabilità dall'appesantirsi e
dall'aggravarsi del disagio sociale che ormai dilaga.
Nel mio piccolo comune in questa sola settimana ben otto persone si
sono rivolte ai nostri uffici denunciando la perdita del lavoro e
invocando aiuti. E sono sicuro che non tutti quelli che si sono
trovati in questa situazione si sono rivolti al loro sindaco.
Occorre far presto senza dover aspettare gli improbabili benefici
del ponte di Messina.
Presto, meglio subito, se possibile. Ho dato disposizione di aprire
un osservatorio sul disagio che settimanalmente mi tenga informato.
Ho proposto alla mia giunta di destinare una parte importante
dell'avanzo di amministrazione del 2008, frutto della nostra
oculata gestione finanziaria ad interventi sul sociale e, senza
aspettare che anche Berlusconi si convinca che un gesto di
solidarietà di chi si trova in situazioni economiche tutelate può
avere un effetto solidaristico importante su chi vive
nell'incertezza del domani, proporrò di dar corso volontariamente
all'autoriduzione degli emolumenti degli amministratori proposta di
Franceschini, a partire da marzo e che il relativo importo sia
destinato alle risorse già disposte dal comune.
Chi mi è vicino sa che in questo gesto non c'è niente di
elettoralistico: il mio futuro sta da tempo tutto dietro le mie
spalle. C'è invece un invito forte e convinto ad un affratellarsi,
come direbbe don Primo Mazzolari per fronteggiare insieme queste
difficoltà. A tutti ricordo che la pace sociale non ha prezzo e che
insieme ci si rassicura e ci si attrezza meglio per il
futuro.
E' un invito anche a farsi su le maniche e a non aspettare che Roma
riacquisti, per mettersi decisamente in moto, il dono dell'udito e
percepisca il disagio profondo che attraversa le pance e le teste
della gente. In questo senso, rivisti e decisi con i sindacati e le
associazioni economiche, potrebbe tornare utile ripensare a moderni
cantieri scuola che tolgano dall'inerzia deprimente chi ha perso il
lavoro o semplicemente si trova in cassa integrazione e che quindi
sia utilizzato per progetti utili sul territorio.
E infine, pensando all'Anci, chiedo che si riapra il confronto col
governo cambiando registro. Non più richieste di soldi, ma
l'orgogliosa pretesa di essere coinvolti nell'impresa difficile, ma
non impossibile, di partecipare allo sforzo che deve vedere attivi
tutti i livelli istituzionali, per riavviare il Paese su binari di
serenità e di fiducia.
Un appello e uno sforzo comune che finalmente esca dagli spot per
entrare nella comune responsabilità di attori della ripresa.
A me, l'esito delle prossime elezioni non interessa
particolarmente. Interessa il futuro dell'Italia.
(16 marzo 2009)