Daniela, l'Inzaghi in gonnella
di Alessandro Taraschi
Re del gol Mantova ne ha conosciuti molti. Dal figlio prediletto
Roberto Boninsegna, un'istituzione anche in nazionale, al
capocannoniere dello scorso campionato di serie B Denis Godeas, che
con 28 timbri ha battuto il record di gol in una sola stagione con
la maglia biancorossa. Da Gabriele Graziani, il migliore
realizzatore dell'Acm ogni epoca, a Giorgio Corona, uno che di reti
ne ha sempre segnate a grappoli dai dilettanti alla serie A, e a
Cristian Altinier, "puntero" mantovanissimo in prestito alla
Sambonifacese con cui quest'anno ha già bucato i portieri di
Seconda divisione 11 volte ed è così in piena corsa per il titolo
di numero uno del girone A.
Una regina però non c'era mai stata. Con sedici gol in tredici
partite e la leadership assoluta nella classifica delle marcatrici
del campionato femminile di serie A, il titolo spetta di diritto a
Daniela Sabatino. Nata ad Agnone (in provincia di Isernia), ma
abruzzese a tutti gli effetti (la sua famiglia abita a
Castelguidone, vicino a Vasto), Daniela è la bomber della Reggiana
e vive nel mantovano, a Castellucchio per la precisione, dallo
scorso anno.
«Mi sono trasferita qui per lavoro - racconta l'attaccante, che si
occupa del rilevazione dei prezzi dei prodotti nei supermercati -.
Prima la mia zona di competenza era la provincia di Vicenza ma per
giocare con la Reggiana vivevo a Verona. Ho chiesto all'azienda di
potermi avvicinare a Reggio Emilia, perché anche se mi piace
moltissimo guidare i chilometri erano veramente troppi. Così mi
hanno proposto Mantova e... eccomi qui». Il calcio femminile non
permette di dedicarsi esclusivamente al pallone, non a tutte le
atlete almeno.
«Ci sono alcune giocatrici che riescono a viverci - spiega Daniela
- ma per la maggior parte di noi è meglio arrotondare». Il lavoro
comunque non le impedisce di allenarsi al massimo. «E' una
professione in cui posso autogestirmi - spiega - e mi permette di
allenarmi tranquillamente ogni sera con la squadra».
Tempo libero però ne rimane poco e Daniela fatica anche a godersi
Mantova. «La città mi piace molto, così come la gente, ma mi
piacerebbe conoscerla di più - ammette - quando posso mi piace
andare in giro a fare shopping, soprattutto abbigliamento. Amo
anche andare a cena fuori. Il mio vizio più grande però rimane il
calcio: adoro rimanere in casa a guardare partite, anche i miei
amici se ne lamentano».
Timida. «Quando ho saputo dell'intervista pensavo fosse uno
scherzo». Modesta. «I miei gol sono merito soprattutto delle mie
compagne». Ha lo sguardo vivace. E si descrive come una punta tutta
grinta. «Non voglio mai perdere - specifica e, da milanista
accanita, aggiunge - mi rivedo in Inzaghi e nella sua perenne
voglia di segnare. Pippo però ha più fiuto del gol di me e io
voglio migliorare». Parlando di Milan si illumina. «Ho visto la
partita di Bologna: Beckham è spaventoso: fa cambi di gioco da 50
metri precisi al millimetro. Kakà ha una velocità
impressionante».
Se gli si chiede quali siano i suoi difetti spostandosi all'esterno
del campo parte come un treno. «Sono pigra - ammette candidamente -
e permalosa, ma in miglioramento per quanto riguarda quest'ultimo
problema». Esprimersi sui pregi, invece, la imbarazza un po'. Alla
fine comunque si sbottona. «Sono schietta e sincera», sussurra, lei
che sogna un calcio femminile più visibile di quanto non sia
ora.
«Vorrei che il movimento potesse crescere, avesse più visibilità -
spiega -. Senza sperare che possa arrivare ai livelli del calcio
maschile sarebbe bello potesse ottenere maggior considerazione sia
sui mezzi di comunicazione che tra la gente. La televisione fa
vedere solo una partita di campionato a settimana, mentre anche
quando gioca l'Italia sugli spalti non ci sono più di 20-30
persone».
E Daniela con la maglia azzurra ha già giocato tre volte. «La mia
speranza è di restare nel giro della nazionale e di vincere un
giorno lo scudetto con la Reggiana. Siamo una squadra giovane con
grandi potenzialità, ci manca ancora un briciolo di esperienza ma
in futuro avremo la nostra chance».
Sarebbe il coronamento perfetto di una carriera già nobile,
nonostante l'età, iniziata da molto lontano e che l'ha staccata da
casa sin da quando aveva 16 anni. «La famiglia mi manca molto,
mamma Teresa, papà Gabriele, Alessandro, mio fratello, e
soprattutto Francesca, la mia sorellina di due anni». La sua
"famiglia" mantovana, invece, sono le due coinquiline con cui
divide la casa di Castellucchio. Una "corte" minuscola per la prima
"Regina" del gol "mantovana".
(20 febbraio 2009)