Don Walter, la badante:"Io, vittima del parroco"
L’accusatrice dice di aver ricevuto dal parroco di San Leonardo un’offerta di 3mila euro per non testimoniare
Don Walter Mariani, parroco in San Leonardo a Mantova
MANTOVA. L’avrebbe costretta a rapporti sessuali
non solo a casa sua ma anche nell’abitazione del datore di lavoro e
una volta perfino in ospedale, nella saletta colloqui del reparto
infettivi, dov’era ricoverata. Queste le accuse lanciate ieri in un’
aula di tribunale da Nela, 43enne badante romena, al parroco di San
Leonardo don Walter Mariani, a processo per violenza sessuale. Non
solo, la donna - a cui rievocando alcuni momenti si sono più volte
riempiti gli occhi di lacrime - ha anche rivelato che don Walter -
presente in aula, sempre impassibile - aveva cercato di
corromperla: nell’estate del 2008 le aveva dato appuntamento a
Copparo, nel Ferrarese, offrendole tremila euro perché se ne
andasse in Romania e tornasse solo dopo il processo.
Un episodio confermato da un testimone, residente nel Ferrarese,
che aveva dato ospitalità a Nela per un anno ed era presente con la
moglie all’incontro. Ieri il testimone in aula ha riconosciuto don
Walter. Nela ha poi elencato le violenze subìte: tre nella casa del
parroco, più di una nell’abitazione dove faceva la badante, e una
all’ospedale dov’era stata ricoverata oltre un paio di mesi e dove
don Walter andava spesso a trovarla, soprattutto dopo l’uscita dall’
isolamento. Costretta ad avere rapporti o consenziente? I difensori
dell’imputato hanno fatto alcune contestazioni alla teste relative
alle dichiarazioni fatte in sede di incidente probatorio. Ad
esempio «mi ha convinta» oppure «non sono stata costretta».
La sua risposta: «Me l’ha detto lei prima di iniziare l’udienza -
rivolta all’avvocato Momoli - così sarebbe finito il processo».
Nela non è stata tenera nemmeno con suor Redenta: «La suora lo
sapeva, tutte le ragazze della Casa di Ruth le dicevano cosa faceva
don Walter ma lei sosteneva che non era vero. Ieri a mettere sulla
graticola il parroco ci sono stati altri due testimoni: un agente
di polizia municipale bresciano che ha sposato una delle ragazze
della Casa di Ruth e un insegnante di religione molto attivo nella
parrocchia di San Leonardo e alla Casa.
L’agente ha riferito di una telefonata ricevuta da don Walter in
cui il sacerdote gli ricordava che il giorno successivo la moglie
avrebbe dovuto andare a testimoniare e che sarebbe stato opportuno
modificare la versione dei fatti perché «era tutto un complotto
costruito da suor Ilde e Laura Orlando».
«Gli ho fatto osservare che stava dicendo cose gravi davanti a un
pubblico ufficiale e il discorso si è chiuso lì» ha spiegato l’a
gente. L’insegnante Maurizio Rossi ha raccontato al tribunale di
come nel tempo s’è incrinata la grande fiducia che nutriva in don
Walter e nella sua capacità educativa. Ha parlato di mani allungate
anche verso ragazzine di dodici-tredici anni.
«Robe odiose - ha detto - glielo dicevo. Gli ho scritto anche delle
lettere di fuoco ma non mi ha mai risposto. Durante gli incontri -
ha osservato l’insegnante - negava i fatti dicendo che erano tutte
invenzioni. Ammetteva solo di aver dato un bacio a una ragazza
della Casa di Ruth. Gli abbiamo suggerito di andar via dalla Casa e
di non frequentare più le ragazze. Lui ha risposto che non avrebbe
lasciato la Casa in mano a nessuno». Il processo proseguirà il 22
febbraio.
(05 febbraio 2010)