La città gemella nei Caraibi
Spedizione a Mantua in nome della solidarietà
di Roberto Borroni
Tutti noi che viviamo o abbiamo vissuto a l'Avana sappiamo che, più
che una città, è una condizione spirituale...è il vento che
lambisce la calle 23, dal Malecon fino a Calle 12, ma è anche
l'alba che profuma di pane appena sfornato, ferita dal ruggito di
quel mezzo di trasporto collettivo, diabolico e antidiluviano che
la gente - data la sua forma - chiama affettuosamente camelo; è il
duro lavoro nelle fabbriche del tabacco, la donna che di fronte al
mare pronuncia parole antichissime, mentre lancia fiori a Yemaya,
la dea yoruba dell'acqua...l'Avana è la sua gente. E ci sono tante
Avana quanti sono i suoi abitanti. Perchè oltre ad essere una città
sofferente e bellissima, l'Avana è un tentativo di appropriazione,
di invenzione collettiva, una superstizione, una ferita aperta e un
motivo d'orgoglio...
(Alex Fleites, Leonardo Padula Fuentes, Sentieri di Cuba, Nuova
Pratiche Editrice, Milano, 1998) All'angolo di una strada un
ragazzo armeggia attorno al motore di un'auto sgangherata che, a
prima vista, assomiglia ad una Lada, il modello Fiat 124 costruito,
non ricordo più in quali anni, in uno degli stabilimenti dell'URSS.
Vicino alla Bodeguita del Medio, il mitico locale reso celebre da
Ernest Hemingway, staziona una Cadillac, probabilmente della fine
degli anni 40, senza le ruote. Sia l'una che l'altra si fanno
notare per la fantasiosa verniciatura a strati che nasconde
l'antico splendore.
LE AUTO. L'Avana può vantare un parco macchine
unico al mondo; a volte sono ferme agli angoli delle strade in
attesa che la fantasia del proprietario produca il pezzo di
ricambio, rigorosamente costruito in modo artigianale, altre volte
sfrecciano lungo le strade diffondendo rumori lancinanti. Anche
questa è l'Avana. E poi il lungomare più famoso del mondo, il
Malecon, Plaza de las Armas, Plaza Vieja, Plaza de la Catedral, il
Paseo del Prado, la Plaza de la Revolucion con il monumento a José
Marti e l'immagine stilizzata del Che: un succedersi ininterrotto
di palazzi in stile liberty, neoclassico, barocco coloniale.
L'Avana che si distende tra splendide piazze e palazzi
ristrutturati grazie ad un programma di recupero promosso
dall'Unesco e alcune zone degradate dell'Avana Vieja. Ma l'Avana è
soprattutto la sua gente, disponibile al dialogo,
straordinariamente aperta, colta e sensibile al rapporto con lo
straniero. Donne e uomini che si dibattono tra mille contraddizioni
e difficoltà, sovrastati da tanti problemi e capaci di inventarsi
fantasiose soluzioni, che resistono e non si arrendono mai,
orgogliosi del loro essere cubani, della loro bandiera, delle lotte
condotte per l'indipendenza della loro patria dallo straniero,
prima spagnolo poi americano.
FIDEL CASTRO. Sono così, i cubani; anche quelli
che criticano Fidel e il regime amano la loro bandiera e la loro
terra. Cuba ai cubani è quanto si sente ripetere sia dagli
oppositori, sia dai sostenitori del castrismo. Io e Daniela a Cuba
ci siamo già stati, ma per Alessia, Mirco, Simone e Chiara, nostri
compagni di viaggio e di avventura, è la prima volta. Così si
presenta ai loro occhi la capitale quando arriviamo. Ci coglie un
violento acquazzone e tira un vento freddo che scende dal Canada e
che i cubani chiamano el frente frio. L'appuntamento con Flora e
Amalia è per le 12,30 del giorno successivo al nostro arrivo sulla
scalinata del Capitolio, uno dei simboli della città, costruito nel
1929 a imitazione quasi perfetta del Campidoglio di Washington.
Flora e Amalia sono le rappresentanti del Gruppo di Volontariato
Civile-onlus di Bologna, una Organizzazione Non Governativa che
gestisce alcuni progetti di solidarietà e cooperazione nel campo
della istruzione e della salute a Cuba. Con loro e con le autorità
cubane abbiamo discusso il nostro progetto e ne abbiano definito i
dettagli organizzativi. Grazie a questa associazione, operante in
molti paesi del mondo, è stata resa possibile l'iniziativa
nell'isola caraibica della associazione mantovana Un bambino come
amico, di cui è presidente Stefano Baù.