Mafia, sequestrati due locali e un residence
di Corrado Binacchi
Ville, appartamenti e terreni. Ma anche auto di lusso, locali
notturni, aziende e attività commerciali. E' finito tutto sotto
sequestro preventivo, perché secondo la Direzione distrettuale
antimafia della Procura di Brescia si tratterebbe di beni, del
valore complessivo di 30 milioni di euro, di proprietà dei clan
camorristici e dell'ndrangheta che avrebbero scelto l'area compresa
tra il lago di Garda e le province di Brescia, Mantova e Cremona
per mettere radici. E per ripulire il fiume di denaro sporco frutto
delle attività della criminalità organizzata. Un centinaio i
militari dei reparti di Verona, Cremona, Mantova, Lamezia Terme e
Catanzaro, impiegati nell'operazione 'Mafia sul lago'. Un'indagine
partita nel novembre del 2005. «E' il primo caso di emissione di
questo provvedimento preventivo antimafia - hanno sottolineato al
Comando della Finanza di Brescia presentando i risultati
dell'indagine coordinata dal pm Silvia Bonardi - e questo implica
il riconoscimento dell'esistenza, tra il Garda, Brescia, Mantova e
Cremona, di soggetti che operano a tutti gli effetti in nome e per
conto di associazioni criminali mafiose». E' seguendo la pista del
riciclaggio di capitali illeciti che la Direzione distrettuale
antimafia è arrivata a Roverbella. Gli uomini del Gico hanno
bussato alle porte di uno studio di contabilità ed elaborazione
dati, sede legale della Ast. Qui la All Stationary Tecnopaper ha
tenuto i libri contabili («Li hanno cercati i Carabinieri e la
Finanza ma noi non li vediamo da tempo» ha spiegato ieri al
telefono un'impiegata dello studio). Ufficialmente la srl, attiva
dal 1996, si occupa di attività immobiliari e di vendita
all'ingrosso di materiali e prodotti tipografici. Secondo gli
inquirenti è invece uno strumento della 'ndrangheta per riciclare
il denaro. Tra i 49 immobili sequestrati c'è anche un complesso
composto da 46 appartamenti che si trova a Ginepri, vicino a
Lamezia Terme. Per la Procura di Brescia l'intera struttura -
valore di 11 milioni di euro - è riconducibile alla Ast di
Roverbella, e quindi a Gaetano Commercio, catanese che vive a
Desenzano, e a Gaetano Antonio Fortugno, nato a Gioia Tauro ma
residente a Lonato. E' una delle persone colpite da un'ordinanza di
prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno
nel comune di residenza. Fortugno - finito nel mirino della
giustizia tra il 2004 e il 2006 con due ordinanze di custodia
cautelare per associazione mafiosa - e i suoi fratelli, Marcello
Domenico e Rocco (entrambi sottoposti alla misura di prevenzione),
sono ritenuti dagli investigatori affiliati al clan Piromalli di
Gioia Tauro. Dai controlli effettuati dalle Fiamme Gialle
risulterebbe che il complesso immobiliare sequestrato a Ginepri sia
stato acquistato nel 2000 dalla Ast (al prezzo di un miliardo e
mezzo di lire di lire) da una società immobiliare di Malta ma con
domicilio fiscale in Sicilia. La società maltese lo avrebbe
acquistato nel 1996 (anno in cui inizia l'attività della Ast di
Roverbella) per poi venderlo ad un'altra società, con la stessa
sede della Ast, da cui lo avrebbe riacquistato dopo quattro mesi,
sempre per un valore di un miliardo e mezzo di lire, e per poi
rivenderlo alla Ast. Altri due immobili della Ast sono stati
sequestrati in provincia di Vibo Valentia.
Ci sono anche due locali notturni del lago di Garda nell'elenco
degli immobili sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria della
Finanza di Brescia nell'ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni
mafiose nelle province di Brescia, Mantova e Cremona. Si tratta
della discoteca Backstage, nata dalla ceneri del Biblò di
Desenzano, e del night club Lamù (ex Vanity) di Lonato.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia della Procura di
Brescia le società di gestione di night e discoteche, la G&G
srl e la Milleventi srl, riconducibili a Gennaro Laezza e a
Giuseppe Grano (entrambi nati ad Afragola ma residenti a
Desenzano), rappresenterebbero gli strumenti operativi per il
riciclaggio del denaro proveniente da attività criminali esercitate
nel Sud dalla camorra, dalla famiglia denominata 'I pastori di
Afragola'. Nel mirino degli uomini del Gico sono finite anche altre
tre società di gestione di locali notturni: la Gst e la Beta Due
snc di Desenzano (la seconda attività risulta di Patrizia Grano,
sorella di Giuseppe e moglie di Gennaro Laezza), e l'Area Building,
una srl con sede a Verona (secondo gli investigatori riconducibile
a Francesco Carmelo Pisano, nativo di Gioia Tauro ma residente a
Lonato) attiva nella gestione dei locali notturni e della
sicurezza. Grano e a Laezza sarebbero collegati anche alla Imh, una
holding finanziaria con sede a Lugano, in Svizzera, mentre sempre
nel Bresciano (tra Gussago, e Padenghe) opererebbero, nel
riciclaggio, società attive nell'edilizia, nel trasporto, nella
pulizia e nel commercio, con un negozio di moda uomo a
Desenzano.
(13 luglio 2007)