Moldova, la rivoluzione via Internet
di Paolo Bergamaschi
Contrariamente a quanto avviene con le altre repubbliche dell'ex
Unione Sovietica i collegamenti fra la Moldova e l'Italia sono
comodi e veloci. Non c'è bisogno di scali intermedi in qualche hub
dell'Europa centrale: ci sono voli diretti per Chisinau da Milano,
Roma e Verona.
Pochi sanno che il nostro Paese ospita la più grande comunità
moldava all'estero. Te ne accorgi la domenica pomeriggio quando nel
giorno di riposo catturi qualche parola di chiara origine latina
fra le badanti che vanno a passeggio nei giardini semi-deserti dei
nostri centri storici oppure in campagna fra i braccianti durante
la raccolta di meloni, angurie e pomodori.
Sono 132.000 i cittadini moldavi registrati ufficialmente in
Italia, ma si presume che fra stagionali, ricongiungimenti
familiari, e immigrati illegali il numero reale sfiori i 300.000.
Le statistiche indicano, da qualche anno, la Moldova come il paese
più povero del vecchio continente. Un quarto della popolazione, un
milione di persone circa, vive fuori patria contribuendo in maniera
decisiva con le proprie rimesse alla sopravvivenza del Paese.
C'è ressa all'aeroporto Catullo. Il volo per Chisinau è esaurito
in ogni ordine di posti; in Moldova ricorre la festa dei morti e
chi può approfitta dell'occasione per far ritorno al paese di
origine. Vedendomi con solo uno zainetto sulle spalle, la signora
bionda che mi precede al check-in mi supplica di registrare a mio
carico uno dei tanti bagagli che vorrebbe portare con sé. Accetto,
ovviamente, di buon grado.
Risiede da qualche tempo in provincia di Verona, dove svolge le
mansioni di badante. In patria l'aspetta la famiglia, che vive a
pochi chilometri dalla capitale. In valigia, confessa, ha messo
anche pezzi di carne congelata. Le condizioni di vita spiega in un
buon italiano sono ancora estremamente difficili per chi abita
fuori città. Aliona, la signora che siede in aereo al mio fianco,
lavora, invece, come infermiera con la sorella, seduta poche file
dietro, nella casa di riposo di Valeggio sul Mincio.
Le ore di volo sono per me tempo di lavoro prezioso da sfruttare
per leggere documenti e approfondire le questioni che dovrò
affrontare all'arrivo. La Moldova è l'unico paese dello spazio post
sovietico, dove il partito comunista è ritornato al potere, nel
2005, per via democratica. Lo scorso 5 aprile i moldavi sono andati
alle urne per rinnovare il parlamento confermando i comunisti al
governo.
Sono rimasti solo gli anziani nel mio paese - dice Aliona - non
conoscono quello che succede altrove e sono ancora legati al
vecchio regime, spiega I giovani, però, non la pensano allo stesso
modo. La televisione è una formidabile finestra sul mondo che in un
Paese povero come la Moldova accresce le frustrazioni di chi non
vede un futuro degno di tal nome in patria.
La stampa internazionale l'ha definita la Twitter revolution
riferendosi all'omonimo sito web di relazioni sociali. E' stato,
infatti, grazie ad un appello comparso su Twitter, Facebook e a
centinaia di Sms rilanciati in pochi minuti come un'interminabile
catena di Sant'Antonio che, all'indomani della consultazione
elettorale, decine di migliaia di giovani, per lo più studenti, si
sono mobilitati nel centro di Chisinau per denunciare presunte
frodi. I partiti di opposizione, spiazzati in un primo momento
dalla manifestazione spontanea, si sono successivamente accodati ai
cortei riprendendo le accuse.
Alcuni dimostranti hanno, poi, fatto irruzione nel parlamento e
nel palazzo presidenziale saccheggiando gli uffici, rubando
computer e appiccando fuoco ad archivi e mobilia. La reazione della
polizia non si è fatta attendere ed è stata pesante, spietata,
brutale. Gli ospedali della capitale hanno avuto il loro da fare
per soccorrere e curare i feriti e più di trecento persone sono
state arrestate dalle forze di sicurezza e trasferite, in seguito,
nei commissariati e nelle prigioni del Paese.
Le immagini degli scontri e delle violenze sono subito arrivate
tra i banchi del parlamento europeo che, prima di esprimersi
sull'accaduto, ha deciso di inviare in Moldova una commissione
d'inchiesta. Sui pennoni degli edifici occupati i manifestanti
avevano issato le bandiere di Romania e Unione Europea. E
all'Europa e all'ex madre patria che affidano le proprie speranze
le giovani generazioni moldave.