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domenica 21.03.2010 ore 16.33
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IL DELITTO NEL CLUB PRIVE' DI STRADELLA

"Noi, gli scambisti del Magicnuar
e le notti hard nel privé"

di Rossella Canadè

«Se faccio sesso a due mi sento soffocare. Lo scambio non è un tradimento, è un gioco in cui si è complici, che migliora il rapporto di coppia. E non dire che lo fanno quelle annoiate: questa è la più grossa delle balle».

People of Magicnuar. Scambisti per gioia, Marco e Teresa. Come andare al cinema, a ballare i latini, o a cena fuori con gli amici. «Niente di straordinario. E' un gioco erotico che ha una sola regola: il rispetto». Biologo, 45 anni, con studi umanistici in curriculum, due grandi passioni: il tennis e il sesso. Impiegata, 37 anni, un matrimonio finito gettato dietro le spalle, una grande passione: Marco. «Ho cominciato a farlo per lui. Mi hanno convinto la sua naturalezza e la sua dolcezza. E ho imparato a divertirmi anch'io».

Scovati tra i frequentatori del locale di Stradella, «gente normale, che a volte la sera non sa a chi lasciare i figli», accettano di raccontarsi. Raccontare se stessi, una passione che aborre le etichette, e raccontare un mondo su cui, di colpo, venti giorni fa, si sono accesi i riflettori della cronaca nera con l'omicidio di Dean Diljevic.

Per Marco era «un amico, un ragazzo molto disponibile, anche sprovveduto, se vuoi, ma molto dolce. La sera che la Croazia ha perso la partita agli Europei era molto abbattuto. Mi ha abbracciato e mi ha detto: pazienza, adesso terrò per l'Italia». Con Francesca di fianco, che «ripeteva di essere molto innamorata di lui». Fabio: «Un tipo simpatico, gentile, anche se a volte metteva musica troppo forte per questo genere di locali. L'ho sentito parlare di debiti, ma erano quelli lasciati dall'ex socio di Dean, Paolo, che non aveva pagato diversi affitti e ora li avevano sul groppone loro. Qualche mese fa una sera all'ingresso ho visto Dean e Paolo che litigavano in modo molto acceso». Episodi che sembravano insignificanti e che sono tornati a galla leggendo i giornali.


Come tornano a galla le serate a Stradella negli incontri 'fuori dal set' con le coppie con cui hai giocato. «Poco tempo fa mi trovo ad una partita di tennis con uno. Mi ricordava qualcosa. Allora gli chiedo: sei scambista? così, per istinto. Lui con grande imbarazzo annuisce. Poi ci siamo ritrovati al Magicnuar, e ci siamo messi a parlare di tennis».

Parte da qui, Marco, per aprire la porta segreta del Magicnuar. «Questa passione non influisce sulla nostra vita di coppia. Anzi, semmai ci dà la carica. Vai, ti diverti, e torni a casa con una nuova energia». Lo racconti agli amici più cari, «sono altre le cose di cui uno deve vergognarsi», con i conoscenti eviti il discorso, «ma mia madre lo sa. E' creativa, molto attiva, ma è di un'altra generazione, e ha vissuto una sessualità castigata dalla morale cattolica. Però ha capito» dice Marco. E' stato lui l'apripista, confessa, «come spesso accade, è l'uomo che parte». La sua passione da sempre, il sesso. «Ho sempre avuto fantasie erotiche, fin da ragazzo. Ma è dal 1996 che frequento questi locali. Ci ho portato le fidanzate, a volte le amiche, e ora Teresa, con cui ho una storia seria da 4 anni».

Il primo privè è stato quello di Cap d'Agde, in Francia, un cult per gli scambisti. «Ci sono andato da solo. All'estero già dieci anni fa non era come in Italia». Innanzitutto, spiega, le tariffe: in Italia l'ingresso per il singolo è molto caro, dai 120 ai 150 euro, mentre la coppia paga solo 40 euro, «lo fanno per disincentivare, è un segno della nostra cultura sessuofobica». Poi l'atteggiamento, «in Francia e in Germania sono più gentili, qui c'è ancora qualcuno che dà gli spintoni e pretende cose strane».

Dalla Francia a casa: «Alle donne con cui uscivo ne parlavo in modo normale. All'inizio qualcuna era perplessa, ma poi accettava». Come Teresa: «Ho capito che tatto e delicatezza sono importanti. Nessuno è obbligato a fare nulla. E questo mi ha sedotto». A volte, chiarisce lei, lo scambio non avviene, «resta un gioco in superficie, oppure scopri che con l'altra coppia non c'è feeling, e te ne vai. Ma va bene così. Non ci sono obblighi».
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