Ramadan, il caso Muntari
Ha visto giocatori allenarsi dalle dieci di sera a mezzanotte e poi
passare in sala massaggi fino alle tre e mezzo del mattino. Li ha
visti svenire sul campo per le privazioni autoimposte o reagire
così bene da vincere partite anche durante il Mese Sacro.
Stefano Tirelli, di calciatori e Ramadan, se ne intende: segue da
tre anni la Nazionale del Ghana e ha lavorato anche con Emirati
Arabi Uniti e Qatar. Il quarantenne professore di Scienze motorie
della Cattolica di Milano conosce molto bene Sulley Alì Muntari,
centrocampista ghanese dell'Inter sostituito domenica dopo mezz'ora
contro il Bari «perchè ha dei problemi con il Ramadan», secondo la
spiegazione di Josè Mourinho.
Tirelli lo allena dal 2006 con le Stelle Nere, la selezione del
suo Paese, e non crede che il periodo di astinenza da cibo e acqua
dall'alba al tramonto gli impedisca di scendere in campo. «Sulley
ha una grossa carica emotiva-caratteriale - spiega - non sente così
tanto la mancanza durante il Ramadan degli elementi di base per la
preparazione atletica», cioè una nutrizione adeguata e un sano
rapporto sonno-veglia. Secondo Tirelli, «domenica ci sono state una
serie di circostanze avverse, come il caldo e forse una forma
ancora imperfetta».
Del resto era solo il primo giorno di digiuno. Ma l'esperto non
crede che ora il ghanese rischi di rimanere fuori squadra almeno
fino alla fine del mese di digiuno. Tirelli conosce bene anche
Mourinho, con cui ha lavorato ai tempi del Chelsea. «Non mi
stupirebbe se la prossima volta facesse giocare Muntari per 90
minuti» dice. La prossima volta è il derby di sabato sera.
Il professore non ha parlato con Sulley negli ultimi giorni, ma
anche sulla base dell'esperienza passata ritiene che il ragazzo
osservi il Ramadan in modo rigoroso, «perché - dice - è una persona
coerente». Il centrocampista ghanese, 25 anni, possiede un
patrimonio genetico e risorse fisiche e caratteriali che gli
permettono di sopperire a quello che «teoricamente è un grosso
problema», come riconosce Tirelli.
In generale, secondo il docente della Cattolica, «ci sono atleti
che subiscono molto il Ramadan e hanno meno energia in allenamento
e in competizione, mentre altri riescono lo stesso a produrre
performance adeguate». Muntari appartiene alla seconda categoria.
Tirelli si definisce operatore delle tecniche complementari
sportive. Non solo preparazione atletica, insomma, ma anche
riabilitazione motoria con trattamenti che impiegano i massaggi
shatzu. Solo che quando si trova a lavorare con Nazionali di soli
musulmani osservanti, durante il periodo critico gli allenamenti si
svolgono a tarda sera e il resto avviene in piena notte, quando i
giocatori possono tornare a nutrirsi. E anche lì ci sono dei
momenti dedicati alla preghiera.
«Mi prendo cura del giocatore dal punto di vista fisico,
energetico e mentale per ottenere un miglioramento delle sue
potenzialità», spiega ancora Tirelli. Uno dei punti deboli di
Muntari era «l'impulsività del tackle»: interventi sugli avversari
che gli procuravano ammonizioni ed espulsioni. «Ma poi è
migliorato». E ora, secondo l'uomo che lo conosce così bene, è
capace di giocare restando un buon musulmano.
«Credo che Mourinho potrebbe parlare un po' di meno». Lo ha detto
Mohamed Nour Dachan, presidente dell'Ucoii (Unione delle comunità
ed organizzazioni islamiche in Italia), intervistato da Sky sulle
dichiarazioni dell'allenatore dell'Inter, secondo il quale la prova
negativa contro il Bari di Sulley Muntari, musulmano praticante,
sarebbe dipesa anche dal Ramadan.
«Un giocatore praticante non è detto che renda meno, perché
sappiamo dalla Medicina dello Spor che la stabilità mentale e la
psicologia nello sportivo lo fanno rendere moltissimo sul campo -
afferma Dachan - Un giocatore credente nel cristianesimo,
nell'ebraismo o nell'Islam avrà sicuramente una psicologia molto
tranquilla e renderà di più».
(25 agosto 2009)