Ritornano a Mantova
gli arazzi del Rinascimento
Dal 14 marzo al 27 giugno Palazzo Te ospiterà per la prima volta gli arazzi dei Gonzaga, rimasti per secoli negli scantinati di palazzi e musei di mezza Europa. Alcuni con disegni del Mantegna e di Giulio Romano
di Margherita Grazioli
Tornano a Mantova gli arazzi rinascimentali dei Gonzaga: un
patrimonio artistico inestimabile e pregiato, in certi casi rimasto
per secoli arrotolato negli scantinati di palazzi e musei di mezza
Europa. Dal 14 marzo al 27 giugno palazzo Te si riempirà di nuovo
dei colori dell'oro e della seta, per raccontare il fasto e la
storia dei duchi e delle loro corte con la mostra «Gli Arazzi dei
Gonzaga nel Rinascimento» curata dal belga Guy Delmarcel, uno dei
massimi esperti in materia. A completare il percorso tracciato,
saranno inoltre le collezioni permanenti del museo Diocesano
Francesco Gonzaga di Mantova e di Palazzo Ducale.
A confezionarli erano in prevalenza artisti fiamminghi, che
ricevevano la committenza dalla corte gonzaghesca con disegni
usciti dalla mano di Mantegna e Giulio Romano. Un ponte che
attraversava le corti di metà continente, dal ducato mantovano fino
alle Fiandre.
Saranno in esposizione una trentina di opere, laddove quelle in
possesso della famiglia ducale erano oltre quattrocento. Un tesoro
andato in ampia parte perduto o distrutto, se non custodito negli
scantinati di case private e palazzi. E infatti alcuni pezzi
vedranno per la prima volta la luce proprio nelle sale del
Te.
Come un'allegoria degli sposalizi fino ad oggi custodita al
Vaticano, o un paravento affidato all'arazziere della corte
imperiale di Bruxelles. Soggetti che non sono solo frutto di una
lussuosa velleità, ma che raccontano la storia collezionistica e la
potenza dei committenti, anche in una chiave aneddotica e intima
finora conosciuta a pochi.
Un esempio? Gli arazzi ordinati dal cardinale Ercole Gonzaga che,
in un carteggio del 1557 con il fratello Ferrante, sottolineava
come desiderasse pezzi «consoni al proprio ruolo e privi di
soggetti lascivi», mentre il bellicoso vicerè di Sicilia e signore
di Guastalla preferì il più forte Fruttus belli per esaltare le
proprie gesta militari. E il curatore Guy Demarcel non ha esitato
perciò a citare le parole dello stesso Ercole per descrivere
l'emozione degli arazzi: «Ogni visitatore potrà rivivere
l'autentico spirito del Rinascimento attraverso questa mostra e,
come i Gonzaga, godere di una vista di rara bellezza, da riempirsi
gli occhi».
La mostra vanta un elenco di prestigiosi prestatori, disseminati
in tutte le parti d'Italia e d'Europa, per arrivare fino al Nord
America, con i quali sono stati conclusi complessi accordi per la
cessione e il trasporto delle opere. Tra questi figurano gli
italiani museo del Duomo di Milano, gli Uffizi e le Gallerie
Pontificie, mentre tra gli internazionali spiccano i nomi del
Louvre, del madrileno Patrimonio Nacional e dell'Art Institute di
Chicago.
(22 gennaio 2010)