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giovedì 18.03.2010 ore 03.24
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Ritornano a Mantova
gli arazzi del Rinascimento

Dal 14 marzo al 27 giugno Palazzo Te ospiterà per la prima volta gli arazzi dei Gonzaga, rimasti per secoli negli scantinati di palazzi e musei di mezza Europa. Alcuni con disegni del Mantegna e di Giulio Romano
di Margherita Grazioli
Tornano a Mantova gli arazzi rinascimentali dei Gonzaga: un patrimonio artistico inestimabile e pregiato, in certi casi rimasto per secoli arrotolato negli scantinati di palazzi e musei di mezza Europa. Dal 14 marzo al 27 giugno palazzo Te si riempirà di nuovo dei colori dell'oro e della seta, per raccontare il fasto e la storia dei duchi e delle loro corte con la mostra «Gli Arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento» curata dal belga Guy Delmarcel, uno dei massimi esperti in materia. A completare il percorso tracciato, saranno inoltre le collezioni permanenti del museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova e di Palazzo Ducale.

A confezionarli erano in prevalenza artisti fiamminghi, che ricevevano la committenza dalla corte gonzaghesca con disegni usciti dalla mano di Mantegna e Giulio Romano. Un ponte che attraversava le corti di metà continente, dal ducato mantovano fino alle Fiandre.

Saranno in esposizione una trentina di opere, laddove quelle in possesso della famiglia ducale erano oltre quattrocento. Un tesoro andato in ampia parte perduto o distrutto, se non custodito negli scantinati di case private e palazzi. E infatti alcuni pezzi vedranno per la prima volta la luce proprio nelle sale del Te.

Come un'allegoria degli sposalizi fino ad oggi custodita al Vaticano, o un paravento affidato all'arazziere della corte imperiale di Bruxelles. Soggetti che non sono solo frutto di una lussuosa velleità, ma che raccontano la storia collezionistica e la potenza dei committenti, anche in una chiave aneddotica e intima finora conosciuta a pochi.

Un esempio? Gli arazzi ordinati dal cardinale Ercole Gonzaga che, in un carteggio del 1557 con il fratello Ferrante, sottolineava come desiderasse pezzi «consoni al proprio ruolo e privi di soggetti lascivi», mentre il bellicoso vicerè di Sicilia e signore di Guastalla preferì il più forte Fruttus belli per esaltare le proprie gesta militari. E il curatore Guy Demarcel non ha esitato perciò a citare le parole dello stesso Ercole per descrivere l'emozione degli arazzi: «Ogni visitatore potrà rivivere l'autentico spirito del Rinascimento attraverso questa mostra e, come i Gonzaga, godere di una vista di rara bellezza, da riempirsi gli occhi».

La mostra vanta un elenco di prestigiosi prestatori, disseminati in tutte le parti d'Italia e d'Europa, per arrivare fino al Nord America, con i quali sono stati conclusi complessi accordi per la cessione e il trasporto delle opere. Tra questi figurano gli italiani museo del Duomo di Milano, gli Uffizi e le Gallerie Pontificie, mentre tra gli internazionali spiccano i nomi del Louvre, del madrileno Patrimonio Nacional e dell'Art Institute di Chicago.
(22 gennaio 2010)
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