Il caso del coro di Ceresara, parla il parroco: "La vicesindaco fa male a chiedere scusa"
"E' una bufala". Così il parrocco di Ceresara definsice la bufera scatenata dal coro di Natale a cui partecipano solo i bambini che frequentano l'asilo delle suore.
Conversione da 3P
Don Guido Zelada punta il dito contro le madri dei bambini dell'asilo statale esclusi dal coro che hanno protestato: "Queste donne sono mosse soltanto dalla volontà di seminare zizzania". Il polverone alzato dalla notizia intanto ha portato la
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direttrice del coro e vicesindaco, Barbara Ruffoni, a un pubblico mea culpa senza la benedizione del prete
di Rossella Canadè
L'asilo delle suore di Ceresara
CERESARA. «Prima del coro a messa canto io. E parlerò chiaro.
Questo è un problema che non esiste. Perché sono stati i genitori
dell'asilo delle suore a chiedere di far cantare i loro bambini.
Non è stata la direttrice a escludere i bimbi dell'asilo pubblico.
Quindi lei fa male a chiedere scusa». Non è neanche arrabbiato, don
Guido Zelada, il parroco di Ceresara, che da ieri mattina sarebbe
in mezzo alla bufera della protesta delle famiglie dei bambini che
frequentano l'asilo statale. Sarebbe: perché lui scuote via le
polemiche come le briciole delle ostie. «In 40 anni questo paese
non è migliorato per niente. E questa è l'ennesima bufala. Queste
donne, perché le conosco, sono mosse soltanto dalla volontà di
seminare zizzania. E' più forte di loro, fa parte della mentalità».
I genitori dei bimbi dell'asilo statale, non invitati a
partecipare al coro per la messa del 23, cioé di stasera, parlano
di discriminazione, «non siamo dei cattolici di serie B», ma don
Guido ha tutt'altra idea e va giù con l'accetta: «Cosa fanno tanto
le cattoliche quelle lì che in chiesa non le vedo mai? Io non
misuro la fede di nessuno, a questo ci pensa il Padreterno, però
questa indignazione è eccessiva. A onor del vero devo dire che se
parliamo di religiosità non brillano neanche le famiglie dell'asilo
delle suore. Però loro si sono proposte per il coro. Tutto qui. Le
altre no».
Il bailamme, sintetizza don Guido, è dovuto ad un dato di fatto
«incontrovertibile: si muovono come le oche, una strilla e le altre
la seguono. I problemi gravi sono altri». Anche se, precisa il
parroco, quando aveva saputo della partecipazione dei bimbi
dell'asilo privato al coro gli si era accesa una lampadina «e
quelli dell'altro asilo? Mi è stato risposto che non si erano fatti
sentire». Ma ora, a scodelle lavate, il modo di rimediare per
riportare le pecorelle all'ovile non c'è, secondo il sacerdote.
Perché cantare a messa non è mica un giochino.
«In teoria si potrebbe anche invitare i bambini dell'asilo statale
adesso. In teoria. In pratica è impossibile. Innanzitutto dove li
vado a pescare? E anche se lo scriveste sul giornale, e loro
venissero, come farebbero a cantare? Quegli altri hanno fatto tante
prove, si sono preparati, come si fa adesso, l'ultimo giorno, a
inserire anche gli altri? Impossibile. Non voglio che facciano
brutta figura». Ormai il danno è fatto, anche se, ribadisce don
Guido, il polverone che è stato sollevato è eccessivo, «ma questo è
un paese fatto così, bisogna rassegnarsi».
Il polverone però non è stato solo a Ceresara e dintorni, perché
la notizia dell'esclusione dei bambini dell'asilo pubblico dal
coro, lanciata sul sito della Gazzetta di Mantova e ripresa da
Repubblica.it ha suscitato un boato di reazioni: un atto d'accusa
unanime contro la direttrice del coro e vicesindaco, Barbara
Ruffoni. Che ieri, anche senza la benedizione del parroco, ha fatto
un pubblico mea culpa.
Ha scritto una lettera aperta ai cittadini di Ceresara, che è
stata appesa in municipio, in parrocchia e in altri luoghi
pubblici, spedita ai genitori dell'asilo pubblico, e poi ha parlato
personalmente con alcune delle mamme che hanno sollevato il caso
«Ho voluto scusarmi con loro. Lo ripeto: non succederà più. Ora
pensiamo ad andare avanti e a organizzarci per l'anno prossimo». Ma
don Guido non molla: «Fa male a chiedere scusa, non ha nessuna
colpa e se le sta addossando tutte. A messa stasera chiarirò io la
questione. Poi canteranno».
(23 dicembre 2009)