DOPO I 44 ARRESTI NEL MANTOVANO
La tratta dei clandestini
Altre dieci denunce
Ristoratori, baristi e agricoltori compilavano richieste di lavoro per indiani e pakistani, ricevendo dai 6 ai 10mila euro. In quattro anni, l'organizzazione avrebbe introdotto 2.000 clandestini.
Una delle decine di perquisizioni
Non si fermano le indagini sull'organizzazione che negli ultimi
quattro anni avrebbe consentito, dietro pagamento di forti somme,
l'ingresso in Italia di oltre duemila immigrati clandestini. Dopo i
trentasette arresti, e i sette ordini di custodia cautelare ancora
da eseguire da parte della squadra mobile di piazza Sordello, nel
fascicolo della procura di via Poma ci sono i nomi di almeno altre
dieci persone denunciate a piede libero, tutti presunti componenti
di una vasta rete mantovana che favoriva l'immigrazione
clandestina. Ieri la polizia è stata impegnata in una serie di
nuove perquisizioni.
L'OPERAZIONE CONTRO IL
MERCATO DEI CLANDESTINI
di Roberto Bo
I nulla osta per ottenere l'ingresso in Italia erano veri,
regolarmente rilasciati dalla Prefettura di Mantova e ineccepibili
dal punto di vista formale. Ma le richieste dei datori di lavoro
erano tutte fasulle. Una volta entrati sul territorio nazionale,
gli extracomunitari, quasi tutti provenienti dall'India e dal
Pakistan, sparivano e diventavano di fatto dei clandestini. Dei
fantasmi spennati a dovere e senza più una lira in tasca: sì,
perché per arrivare da noi dovevano pagare tre anelli di una catena
criminale, sborsando alla fine dai 6 ai 10mila euro.
La maxi operazione contro l'immigraziome clandestina ha portato a
44 ordini di custodia cautelare in carcere (37 portati a termine).
Il blitz ha coinvolto 160 poliziotti: i provvedimenti restrittivi
sono stati emessi nei confronti di 28 tra agricoltori, ristoratori
e baristi mantovani, e 16 stranieri.
Alzato il velo quindi su un vasto mercato sotterraneo che aveva
come obiettivo l'ottenimento dei nulla osta per il lavoro
stagionale o subordinato. I nulla osta, falsamente richiesti da
imprenditori locali, hanno consentito l'ingresso nel territorio
nazionale di cittadini indiani e pakistani (si parla di circa 2.000
in quattro anni) i quali, una volta in Italia, rimanevano in stato
di clandestinità.
I primi arrestati vengono condotti in questura
Ogni provvedimento di nulla osta veniva pagato dagli
stranieri dai 6 ai 10mila euro, soldi che venivano più o meno
suddivisi in tre parti uguali tra gli imprenditori compiacenti, i
referenti mantovani e i procacciatori di finta manodopera
all'estero. Gli inquirenti non hanno voluto per il momento
diffondere i nomi di tutti gli arrestati, salvo quelli di coloro
che avevano ideato lo stratagemma per aggirare la normativa
italiana sui flussi migratori e che fungevano da promotori. A
questi è stata contestata anche l'associazione a delinquere
finalizzata all'immigrazione clandestina.
A capo dell'organizzazione c'era un indiano residente prima a
Gazoldo e poi a Mantova, Singh Gurmet, 47 anni, detto Baba. Girava
con la scorta e si atteggiava a santone. Con lui in carcere sono
finiti anche Marco Livraghi, 31 anni, barista di Gazoldo, Sergio
Vallenari, 55 anni, imprenditore agricolo di Volta Mantovana, e un
pakistano di 35 anni, Ajad Rauf.
«Erano loro il motore di tutta l'organizzazione - ha sottolineato
il capo della Mobile Vittorio Rossi - di fatto avevano creato un
sistema, che probabilmente andava avanti da circa quattro anni, che
permetteva l'ingresso in Italia di finta manodopera sulla base
delle richieste, poi rivelatesi fasulle, di parecchi imprenditori
locali attivi del settore dell'agricoltura e della
ristorazione».
(03 febbraio 2010)