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Usa. La Casa Bianca di Trump non guarda al futuro

«Le scelte di Trump aboliscono il sacrosanto principio del chi inquina paga». È questa l’accusa pubblica che i funzionari del dipartimento dell’ambiente hanno rivolto al proprio presidente in questi giorni. Per Elizabeth “Betsy” Southerland figura storica dell’EPA (l’agenzia per la protezione ambientale americana), esperta, ascoltata e apprezzata dalle precedenti amministrazioni sin dai tempi di Ronald Reagan, gli effetti scellerati delle nuove politiche governative trumpiane peseranno sul futuro dei nostri figli e nipoti: “siamo al temporaneo trionfo del falso mito sulla verità. La realtà è che nessuna crisi economica è innescata da politiche di tutela ambientale. La verità è che il cambiamento climatico è causato dalle azioni dell’uomo”. Betsy ha sbattuto, letteralmente, la porta in faccia al capo dell’agenzia Scott Pruitt, fedelissimo e uomo chiave nell’entourage di Trump.

Forse come non mai l’estate 2017 ci sta investendo con mutamenti straordinari: il torrido Lucifero nel Mediterraneo e la potenza distruttiva del tifone Haitang nel mar Cinese. Tempeste in Sudafrica e cicloni tropicali nelle coste del Messico. Alluvioni in Uruguay e in Bangladesh. Piogge torrenziali sulle Dolomiti mentre cadono le foglie come in autunno in Piemonte, siccità nel Gargano e infine api impazzite che stanno mettendo a rischio la produzione di miele. Fiumi ridotti a piccoli rivoli d’acqua. Nel Sahel ha causa della carenza idrica è alle porte la più grande migrazione della storia, in uno scenario che prelude la catastrofe. Rischi per l’ecosistema e per le persone che, profeticamente, si abbatteranno sul nostro destino se i cambiamenti climatici non verranno affrontati con un approccio mondiale, riportando anche gli USA sulla retta via di COP 21. Gli effetti potenziali del climate change sono enormi, da far impallidire. Eventi atmosferici estremi che persisteranno, lungamente e ripetutamente, nello spazio e nel tempo, senza distinzione di confini geografici. La sfida che si presenta appare insormontabile per una società dove dilagano provincialismo ed egoismi. Mentre, la logica insegna che occorre prepararci attraverso uno sforzo multidisciplinare dell’intera comunità internazionale.

Recentemente un gruppo di scienziati a stelle e strisce, in rappresentanza di 13 diverse agenzie federali tra cui la Nasa, ha attestato che il surriscaldamento che stiamo vivendo «non dipende da cicli naturali, la temperatura globale è ai livelli più alti da 1.500 anni». Contraddicendo apertamente lo scetticismo di Trump. Dal 1880 al 2015 le temperature sono aumentate di 1,6 gradi Fahrenheit e le cause sono da imputare all’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera (effetto serra), che noi produciamo. Ci troviamo difronte al classico dilemma, non prendere atto dell’emergenza, considerarla accettabile e attendere le conseguenze senza preoccupazione di sorta. Oppure, recepire i dati scientifici e pratici, adottare le giuste misure per mitigare gli effetti negativi del cambiamento, mettendo in sicurezza il nostro domani. Rallentare oggi il riscaldamento globale ha un costo stimato di qualche decina di miliardi di dollari, da spalmare nel corso dei prossimi 30/40 anni. Tuttavia, investimenti che risulterebbero inefficaci se la Cina e l’India non avranno un controllo regolamentato del tasso di emissione. Per convincere le due potenze commerciali asiatiche a restare nei parametri dovremo, sicuramente, allettarle anche sul piano economico.

Oramai non è più possibile prescindere dalla necessità di conciliare abbattimento dell’emissione dei gas serra con lo sviluppo economico degli Stati. Progresso industriale e ambiente sono due moti paralleli, in un trade-off molto fragile da mantenere. Che richiede politiche e programmi accorti, in uno stretto bilanciamento dei rapporti di forza, nel rispetto del diritto alla tutela ambientale. Purtroppo, l’ideologia del ritorno al carbone, come fonte primaria di energia, crea i presupposti per inevitabili calamità. Il mondo visto dalle finestre della casa di Trump non è compatibile con il nostro futuro.

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