Quotidiani locali

Eurobasket, storia di due trionfi azzurri. Meneghin: «Imbattibili», De Pol: «Che squadra!»

Dino: «Peccato si ricordi solo la rissa con la Jugoslavia». Sandro: «Gruppo di amici, tutti per uno, uno per tutti»

Due medaglie d’oro. Sedici anni di distanza. Lo stesso scenario: la Francia. L’Italia per due volte è salita sul trono d’Europa. Nantes 1983. Parigi 1999.

IL PRIMO TRIONFO. L’impresa di 34 anni fa confermò la solidità di un gruppo che aveva vinto l’argento olimpico a Mosca in un’edizione limitata dal boicottaggio Usa. Un’Italia grandi firme, a cominciare da Dino Meneghin. Ed è lo stesso “Monumento nazionale” a raccontare quel trionfo. «Eravamo un gruppo rodato. Ci conoscevamo ed eravamo in una eccellente condizione di forma. All’epoca gli Europei venivano disputati a ridosso della conclusione dei campionati nazionali. In sostanza, non ci eravamo mai fermati. Il ct Sandro Gamba sapeva che la squadra non lo avrebbe tradito. Pensavamo di poter andare a medaglia, in realtà non avremmo scommesso sull’oro. Jugoslavia, Urss, Spagna, Le rivali non mancavano. Non perdemmo una partita. Rischiammo solo contro la Spagna nella fase eliminatoria a Limoges ma un canestro fortunoso di Pierluigi Marzorati garantì la vittoria».

leggi anche:


Quell’edizione degli Europei è passata alla storia anche per la rissa nell’incontro con la Jugoslavia. «Eh – ricorda Meneghin – purtroppo si parla ancora di quell’episodio, dimenticando il nostro successo. Con la Jugoslavia è sempre esistita una certa rivalità. Era una squadra fortissima ma va riconosciuto che si trovava in un momento di ricambio generazionale. Creso Cosic era un fenomeno ma aveva già 35 anni, Drazen Petrovic era un fenomeno ma aveva appena 19 anni. Anche l’Italia era un mix tra esperti e giovani ma probabilmente c’era più coesione».

Il fattaccio al 35’. Intervento falloso di Renato Villalta ai danni di Dragan Kicanovic che risponde con un calcio e scappa, Gamba lo rincorre, entrano in campo anche i giocatori in panchina, nel marasma Peter Vilfan cerca di farsi giustizia con Meo Sacchetti e Goran Grbovic brandisce un paio di forbici. In ogni caso, vincono gli azzurri 91-76.

La semifinale a Nantes contro l’Olanda è quasi una formalità (88-69). In finale l’Italia ritrova la Spagna che aveva eliminato l’Urss. Gli avversari chiudono avanti il primo tempo ma gli azzurri fanno valere alla distanza la forza del gruppo. Finisce 105-96, con la gioia sfrenata di Charlie Caglieris che danza in mezzo al parquet con il pallone della vittoria. Top scorer con 16 punti Enrico Gilardi, uno dei protagonisti del fenomeno Bancoroma.

«Quella era la nostra forza – racconta Meneghin – Eravamo tutti in grado di essere protagonisti, non c’era dualismo tra presunti titolari e riserve». Questi gli uomini d’oro di Nantes, oltre a SuperDino: Marco Bonamico, Roberto Brunamonti, Carlo Caglieris, Ario Costa, Enrico Gilardi, Pierluigi Marzorati, Antonello Riva, Romeo Sacchetti, Renzo Vecchiato, Renato Villalta e Alberto Tonut. Una convocazione, quella di Tonut, tutta da raccontare. «Avevo 21 anni ed ero rimasto fuori dalla lista dei convocati – ricorda il campione triestino – Ero andato al mare, con gli amici e la ragazza. Tornato a casa, mia madre mi disse di aver ricevuto la chiamata di Cesare Rubini che mi voleva in Nazionale. Le risposi che era senz’altro lo scherzo di un amico burlone. Dopo un’ora suonò nuovamente il telefono. “Sono Cesare Rubini. Solfrini è infortunato, trovati domani all’aeroporto, vieni agli Europei”. Non me lo feci ripetere due volte».

IL SECONDO TRIONFO. Il peso dell’eredità dell’oro di Nantes condizionò qualche spedizione successiva ma fu invece di stimolo per l’impresa del 1999. L’Italia era reduce dall’argento di due anni prima, con la guida tecnica di Ettore Messina. Nuovo nocchiero, Bogdan Tanjevic. L’uomo del miracolo Bosna Sarajevo in Coppa dei Campioni, il creatore del fenomeno Stefanel con la valorizzazione tra gli altri di Gregor Fucka e Dejan Bodiroga, infinita conoscenza del basket e della gestione di un gruppo. Un personaggio in grado di rinunciare anche a un big come Gianmarco Pozzecco.

L’Italia che affronta l’Europeo ’99 a Parigi è fatta di grandi nomi e spalle disposte a spendersi con generosità. E la coesione del gruppo è la vera forza di quella Nazionale, come ricorda Sandro De Pol. «Eravamo un gruppo di amici e vedevamo come eroi irraggiungibili quelli dell’oro di Nantes. Eravamo cresciuti nel mito di Dino Meneghin, Villalta, Caglieris. Il nostro desiderio era di riuscire a emularli. Eravamo una formazione solida con alcune individualità di spicco. Gregor Fucka, Carlton Myers e Andrea Meneghin erano i picchi di talento (e non a caso furono inseriti nel quintetto ideale della manifestazione, ndr) ma accanto a loro c’erano giocatori con ruoli definiti e la capacità di mettersi al servizio della squadra. Sotto canestro Roberto Chiacig e Denis Marconato trasmettevano sicurezza, dietro avevamo la fantasia e lo spirito vincente di Alessandro Abbio, Gianluca Basile e Davide Bonora. Jack Galanda poteva essere decisivo anche ad altissimo livello. Io, Michele Mian e Marcelo Damiao eravamo pronti a dare l’anima. Un vero gruppo».

L’Italia chiude al secondo posto il girone eliminatorio dietro la Turchia e nella poule successiva si guadagna nei primi due incontri il passaggio ai “quarti”, rendendo vana la sconfitta contro la Lituania di Sarunas Marciuluonis e Árvydas Sabonis. Il confronto con la Russia si trasforma in una cavalcata vincente per gli azzurri di Tanjevic (79-102). In semifinale l’Italia trova un avversario considerato praticamente imbattibile. La Jugoslavia. Tre nomi, per rendere l’idea: Padrag Danilovic, Bodiroga, Vlade Divac. Primo tempo perfetto per la Nazionale che imbavaglia i tiratori slavi, limitandoli ad appena 23 punti nei primi 20 minuti. Ma la Jugoslavia ha mille risorse e il talento per riaprire qualsiasi partita. E infatti ricuce lo strappo e sorpassa gli azzurri. Il miracolo si materializza nei minuti finali: l’Italia reagisce come solo le grandi squadra sanno fare e allunga sino al 71-62 conclusivo. 17 punti di Fucka, top scorer azzurro, 16 Meneghin, 12 Galanda, 11 Myers.

In finale la Nazionale si trova di fronte la Spagna. «Era una partita che non avremmo mai potuto perdere – ricorda ancora De Pol – Avevamo appena battuto la grande Jugoslavia, campione d’Europa e del Mondo in carica. Eravamo troppo convinti nei nostri mezzi. Gregor stava giocando a un livello stratosferico. Mai e poi mai avremmo corso il rischio di vanificare l’exploit della semifinale cedendo l’oro agli spagnoli». E l’Italia non tradisce. Batte gli iberici di Lolo Sainz 64-56 con 18 punti di Carlton Myers.

Fucka viene eletto miglior giocatore dell’Europeo. La Nazionale ha ripetuto l’impresa degli eroi di Nantes. «Ci siamo riusciti. Merito di un gruppo di amici veri e di Tanjevic che sapeva come trarre il meglio da ognuno di noi».

twitter: @degrax

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista