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Consip, nuova bufera “investe” Woodcock

Il pm di Napoli indagato anche per falso in concorso con il capitano Scafarto. I partiti fanno quadrato attorno a Renzi. Alfano: «In gioco la democrazia»

ROMA. Caso Consip, il pm di Napoli Henry Woodcock è indagato dalla procura di Roma anche per falso, in concorso con l’ex capitano del Noe, Giampaolo Scafarto. S’ingarbuglia sempre più l’affaire Consip. Il mondo politico fa quadrato intorno a Matteo Renzi e chiede chiarezza definitiva sull’inchiesta che sta assumendo contorni sempre più «inquietanti», per dirla con il ministro Graziano Delrio. Mentre il premier Paolo Gentiloni, da Imola, si dice convinto che «le istituzioni abbiano gli anticorpi per eliminare chi le scredita».

Per Woodcock, il pm che ha aperto il fascicolo dell’inchiesta sui mega appalti gestiti da Consip, l’accusa di falso si aggiunge a quella di violazione del segreto istruttorio in quanto sarebbe stato proprio il pm a far trapelare notizie relative a un’auto dei servizi segreti che avrebbe spiato le mosse dei carabinieri impegnati negli accertamenti sull’imprenditore Alfredo Romeo. Secondo l’accusa quando Scafarto scrisse questo dato nell’informativa trasmessa agli inquirenti sapeva già che i servizi non c’entravano. Ma da quanto ha fatto mettere a verbale lo stesso Scafarto, nell’unico interrogatorio concesso prima di trincerarsi nel silenzio, la scelta di tirare dentro i servizi sarebbe stata suggerita, «indotta» dallo stesso Woodcock.

A complicare ulteriormente la vicenda arriva in serata la nota del legale del capitano Ultimo, Francesco Romito. «Chiederò al Csm copia integrale dell’audizione della pm di Modena Lucia Musti per intraprendere ogni azione legale a tutela del mio assistito». La Musti che stava indagando su uno dei filoni degli appalti Consip, ha definito davanti al Csm Ultimo e Scafarto «esagitati», «spregiudicati» come «presi da un delirio di onnipotenza». Sicuri di avere in mano una «bomba» visto che alla pm avrebbero detto: «possiamo arrivare a Renzi».

E già perché è intorno a questo che per la politica suona il vero campanello d’allarme. Nell’inchiesta Consip ci sono molti filoni. Traffico di influenze, appalti pilotati, violazione del segreto d’ufficio. E i nomi in ballo sono eccellenti. Da Tiziano Renzi a Luca Lotti, al comandante dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia. Tutti personaggi legati in vario modo a Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio. Era lui l’obiettivo? Il Pd fa quadrato. «Le notizie sono davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia», dice Graziano Delrio. «Credo ci sia bisogno di stabilire la verità perché la democrazia c’è solo se si stabilisce la verità dei fatti» spiega il ministro delle Infrastrutture. È necessario che si faccia «chiarezza» perché è in gioco «la tenuta democratica del Paese», avverte Angelino Alfano.

Secondo il leader centrista le notizie emerse dalla deposizione della pm Musti a Csm sui metodi di indagine di Woodcock sono «scandalose e inquietanti» per questo bisogna andare fino in fondo per capire che cosa è davvero successo e chi ha agito e per conto di chi «perché qui non c’è in ballo una famiglia, ma la tenuta delle istituzioni», avverte il ministro degli Esteri. Per Luciano Violante l’obiettivo dell’inchiesta era colpire la politica. Quanto a Matteo Renzi non cita esplicitamente il caso Consip. «Noi siamo quelli che di fronte a una falsità costruita ad arte per mistificare la cose non reagiamo arrabbiati, ma con il sorriso zen di chi sa che prima o poi la verità arriva: lo stiamo vedendo, il tempo è galantuomo e gioca con la nostra maglia», dice il segretario Pd ai giovani dem incontrati alla scuola di partito “Pier Paolo Pasolini”. «Non lasciatevi fregare dalle fake news, ce ne sono tante di falsità costruite ad hoc», aggiunge Renzi

Del resto l’ex premier incassa in questo caso la solidarietà di quasi tutto il mondo politico. Con la significativa eccezione di Forza Italia. «Questo doppiopesismo della sinistra e di Renzi puzza, è schifoso. Non è possibile che quando viene colpita la sinistra siamo al golpe e quando tocca a Berlusconi è la democrazia», attacca Renato Brunetta. «Se la sinistra vuole essere credibile faccia mea culpa sulla sua storia, su cosa disse quando un vero golpe colpì Berlusconi e il suo governo democraticamente eletto nel 2011», rincara il capogruppo a Montecitorio.

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