Quotidiani locali

Vai alla pagina su Conosci l'italiano
Conosci l'italiano. Dai dialetti le nostre radici. C’è il sapere dietro le parole

Conosci l'italiano. Dai dialetti le nostre radici. C’è il sapere dietro le parole

Il vernacolo rappresenta l’orizzonte culturale dei nonni, il legame tra generazioni Codici della civiltà contadina che hanno caratterizzato fino agli anni ’60 il Paese. Di dialetti si parla nel quinto volume dedicato alla lingua italiana realizzato in collaborazione con l'Accademia della Crusca in edicola con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi

Gli echi della nostra memoria: questo perderemmo, se perdessimo i dialetti. Lo dice Roberto Sottile, autore, insieme a Giovanni Ruffino, del volume La ricchezza dei dialetti, il quinto della collana L’Italiano, realizzata per il Gruppo Editoriale Gedi dall’Accademia della Crusca, in edicola da domani con questo quotidiano (euro 5,90 più il prezzo del giornale). 

leggi anche:

Un resoconto dettagliato e necessario, quello dei due linguisti e dialettologi, che dà ai nostri dialetti la luce che meritano. Spiega Sottile: «È stato il codice della cosiddetta civiltà contadina, una struttura sociale e culturale che ha caratterizzato il nostro Paese fino agli anni Sessanta e delle cui caratteristiche partecipava anche chi contadino non era. Quello del dialetto è stato in pratica – ed è ancora – l’orizzonte culturale dei nostri nonni, un mondo fatto non soltanto di parole, ma di saperi, di pratiche, di concezioni del mondo e della vita, che oggi, con la modernità, non esistono più, ma hanno ancora molto da insegnarci. Più il dialetto regredisce, più diventa difficile rinsaldare i legami tra le generazioni».


Peschiamo dal dialetto, tuttavia, anche quando non sappiamo di farlo.

«Molte parole – continua Sottile – si sono tanto acclimatate nell’italiano che nessuno più avverte la loro origine regionale: giocattolo, è di provenienza veneta, panettone, milanese, lavagna, ligure. Purtroppo, tra le parole di origine dialettale che sono entrate nell’italiano comune, diventando famose anche all’estero, ce ne sono alcune che non vorremmo fossero così popolari, come la parola mafia; e altre come minchia, imbranato, casino che, pur mantenendo la loro fisionomia dialettale, hanno una circolazione nazionale grazie al linguaggio dei giovani».

leggi anche:



Ci pare doveroso precisare che parlare dialetto non è segno d’ignoranza e che non v’è differenza qualitativa fra una lingua e un dialetto. Lo conferma Sottile: «Il dialetto non è una corruzione della lingua, né una sorta di degradazione di un originario modello di lingua che è andato imbastardendosi. Se una lingua serve per comunicare, allora, poiché chi parla solo dialetto riesce a comunicare benissimo, significa che anche un dialetto, dal punto di vista strutturale, funzionaCiò che cambia rispetto alla lingua è il peso sociale, il prestigio: in italiano si scrivono le leggi, i libri che gli studenti usano a scuola, i curricula. In italiano ci parla il presidente della Repubblica, la sera del 31 dicembre». Insomma, l’italiano è usato su tutto il territorio nazionale, il dialetto in un ambito più ristretto, e nelle occasioni non ufficiali. 

leggi anche:

dizionario

Conosci l'italiano, cinque pregiudizi sul dialetto

Luoghi comuni, false convinzioni: chi lo ha detto che il dialetto è la lingua dei poveri? E chi lo dice che a usarlo sono solo gli anziani? Ecco cinque pregiudizi da mandare in pensione. Di dialetti si parla nel quinto volume dedicato alla lingua italiana realizzato in collaborazione con l'Accademia della Crusca in edicola con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi

«La differenza – prosegue Sottile – è quindi di ordine sociale. La lingua non è più bella o elegante, ma ha una norma prescrittiva (i grammatici ci dicono come dobbiamo usarla rispetto a un modello considerato corretto), mentre, per il dialetto, non si può che fare riferimento alla sua organizzazione interna».


Da smentire anche che il dialetto sia sintomo di ignoranza: «Va detto che l’idea si è attenuata. Fino a non molti decenni fa, l’occasione per imparare l’italiano era data principalmente dalla frequenza della scuola e, quindi, chi parlava dialetto poteva essere considerato un ignorante. Oggi, invece, tutti sono in grado di esprimersi più o meno bene in italiano e così si sta attivando una specie di meccanismo della nostalgia. Ci si accorge anche che la parolina o la frase in dialetto non guasta, se serve a dare espressività alle nostre conversazioni», conclude Sottile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita

1 - Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
2 - La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
3 - Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
4 - Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
5 - La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
6 - L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
7 - Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
8 - Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
9 - Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
10 - Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
11 - Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
12 - Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma? - 9 dicembre 2017
13 - L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
15 - Le parole dei quotidiani - 23 dicembre 2017

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista