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Puigdemont vola in Belgio. «Vuole chiedere l’asilo»

L’ex presidente catalano incriminato per ribellione e sedizione ripara a Bruxelles La stampa: una mossa contro l’estradizione. Ma i nazionalisti negano contatti

ROMA. Il destino di Carles Pugidemont è appeso al filo di una ipotesi, quello della richiesta di asilo al Belgio dove da ieri ha trovato riparo il presidente destituito della Catalogna e dove è stato raggiunto dalla notizia della sua formale incriminazione. L’accusa formulata dal procuratore dello Stato Juan Manuel Maza è di ribellione, sedizione e malversazione. Con lui sono indagati 14 membri dell’ormai ex “govern” catalano, compreso il suo vice, e uomo forte della Generalitat, Oriol Junqueras, e sei membri del parlamento, tra i quali la presidente Carme Forcadell. Tutti sotto inchiesta per «aver prodotto una crisi istituzionale sfociata nella dichiarazione unilaterale di indipendenza con totale disprezzo della nostra Costituzione». Puigdemont e gli altri 20 leader indipendentisti rischiano pene che vanno dai 5 ai 30 anni di detenzione, mentre nella richiesta presentata dalla procura spagnola alla Audiencia nacional di Madrid per gli ex membri del governo e al Tribunale supremo per i parlamentari, è indicata anche la necessità di fissare cauzioni e un sequestro cautelare pari a 6,2milioni di euro legati ai costi per la celebrazione del referendum del primo ottobre, pena la confisca dei beni. Con la «detenzione immediata» per chi non dovesse presentarsi davanti ai magistrati per rispondere. I partiti indipendentisti insorgono, con Erc che parla di «nuovo atto di repressione» e il Csqp, vicino a Podemos, che denuncia un «processo politico».

La “fuga” in auto. Nessuno sa esattamente dove si trovi il “president” deposto, che ancora sabato era stato visto a pranzo a Girona e che questa mattina dovrebbe tenere una conferenza stampa a Bruxelles. «È in un luogo discreto e sicuro» assicurano fonti della Generalitat. Secondo una ricostruzione ritenuta attendibile, assieme a cinque suoi ex ministri (Meritxell Borras e Joaquim Forn, del PdeCat, e tre di Erc, Antoni Comin, Dolors Bassa e Maritxell Serret), Puigdemont avrebbe lasciato in auto la Catalogna, diretto a Marsiglia, in Francia, e qui dopo un viaggio di quattro ore, sarebbe volato in aereo a Bruxelles, in Belgio. Nell’unico Paese europeo che aveva condannato le violenze ai seggi nel giorno del referendum e che aveva ripetutamente invocato dialogo e mediazione internazionale. L’ultimo segnale era stato lanciato domenica dal segretario di Stato belga all'Asilo e alla Migrazione, Theo Francken, segretario del partito independentista N-va, che aveva ipotizzato una richiesta d’asilo al Belgio da parte di Puigdemont, subito rimbrottato dal premier Louis Michel: «La questione non è all’ordine del giorno».

Il mistero sull’asilo. Per i media spagnoli, Puigdemont è pronto a chiedere asilo al Belgio o comunque è intenzionato a restare nel Paese, uno dei più garantisti d’Europa nel concedere l’estradizione. L’ex “president”, rivela il quotidiano spagnolo “El Mundo”, avrebbe nominato un avvocato specializzato in difesa dei diritti umani, il fiammingo Paul Bekaert, a lungo difensore dei terroristi baschi dell’Eta residenti nel Paese per sfuggire all’estradizione in Spagna. Nel pomeriggio si rincorrono voci secondo le quali il leader catalano sia a Bruxelles per incontrare i nazionalisti fiamminghi, finché Joachim Pohlmann, portavoce dell’N-va, smentisce: «Se è a Bruxelles, non è di certo stato invitato dal nostro partito». «Non è al corrente» dell’eventuale presenza a Bruxelles di Puigdemont neppure il ministro dell’Interno dell’N-va Jan Jambon. Tace, invece, il premier Michel. Da Madrid, commento laconico: «Il viaggio in Belgio non ci preoccupa»., mentre il Partito popolare parla di una persona «disperata» ma «libera di muoversi».

Il cambio della guardia. Ciò che conta infatti è che il governo deposto resti lontano dai palazzi del potere catalani, dove Madrid tenta una presa di potere morbida, concedendo ai leader deposti qualche ora di tempo per svuotare gli uffici. L’unico che prova a forzare è l’ex ministro Josep Rull, che pubblica sui social una foto che lo mostra al lavoro nel suo ex ufficio, ma viene invitato poco dopo dagli agenti dei Mossos d’Esquadra ad andarsene. Passa a palazzo, ma solo per 37 minuti, anche Junqueras. Resta invece al suo posto fino alle elezioni, nonostante il parlamento sia stato sciolto, la presidente Carme Forcadell. Il PdeCat, il partito di Puigdemont, e la Erc di Junqueras, hanno intanto annunciato che parteciperanno al voto del 21 dicembre.

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