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MOTOGP: L’INTERVISTA

Carlo Pernat: «Dovi? Ha solo una possibilità su dieci, ma...»

Il manager: «Andrea deve crederci, Marquez lo teme e può sbagliare»

La sfida è proibitiva, ma i ribaltoni possono sempre accadere. Le favole, talvolta, si trasformano in realtà. E Andrea Dovizioso che festeggia con la corona iridata in testa mentre si sbaciucchia la sua Ducati tra le note dell’inno di Mameli e il “marziano” super favorito Marc Marquez che mastica amaro rintanato in un angolo del box giapponese della Honda, è appunto una favola. Secondo Carlo Pernat, manager di piloti, commentatore tv e grande conoscitore delle dinamiche che “muovono” il grande circo delle due ruote, il Dovi nazionale ha solamente una possibilità su dieci di farcela: a Dovizioso serve una vittoria con Marquez dodicesimo. Ma ciò non significa che non si può sognare e sperare.

Pernat, siamo alla vigilia della resa dei conti. La sfida è proprio impossibile?

«È difficile, ma si può fare. Fino a quando le matematica non chiude le porte è sempre tutto possibile. Ricordiamoci quanto avvenne proprio a Valencia nel 2006. Valentino aveva in cassaforte il Mondiale e alla fine del Gran premio il titolo andò a Niky Hayden. Quello spagnolo è certamente un circuito che penalizza la Ducati, o meglio, non le consente di esprimere tutto il suo potenziale, e su cento possibilità di vincere il campionato Dovizioso, a mio giudizio, non ce ne ha più di dieci. Questa è la situazione, anche se come abbiamo visto più volte quest’anno, le cose in Ducati girano molto bene. Il mezzo di Borgo Panigale è ormai la moto di riferimento. Fino a qualche mese fa si pensava che Marquez facesse cappotto, oggi invece siamo alla vigilia dell’ultima gara con lo spagnolo ancora in ballo, minacciato da Dovizioso. Per domenica prossima è aperta sempre una porta. Non è un portone, ma una porta sì. E questa porta vale una fortuna per il cassiere di Valencia. I biglietti mi risultano tutti esauriti, con quasi 120mila persone attese per il giorno delle gara e 200mila nei tre giorni del Gran premio».

Ma è possibile sostenere che, comunque vada domenica prossima, Dovizioso ha vinto il “suo” Mondiale?

Andrea Dovizioso e Marc Marquez
Andrea Dovizioso e Marc Marquez


«Direi proprio di sì. Continuo a sostenere che il 2017 è un Mondiale in 3D: Ducati, Dall’Igna, Dovizioso. Andrea è stato protagonista di un salto mentale incredibile, supportato da una crescita e da una sicurezza di Ducati che prima non esistevano. Ha vinto ben sei Gran premi, si sente un caposquadra a tutto tondo. Ha saputo battere Marquez con le stesse armi con cui lo spagnolo era abituato a battere tutti e ha saputo battere Valentino con quelle stesse armi utilizzate da Rossi per vincere tanti Mondiali».

Ritiene che Dovizioso sarà della partita “mondiale” anche l’anno prossimo?

«Sicuramente. Sarà nuovamente tra i grandi protagonisti. Sarà il favorito numero uno. Ha fatto un gran salto. È un pilota integro e sono ormai cinque anni che guida e doma la Ducati. Si conoscono l’un l’altra a menadito».

Ma Marquez ha un po’ paura di Andrea?

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«Secondo me sì. Un po’ di strizza ce l’ha. Anche se non lo dà a vedere. È stereotipato, ha sempre la stessa espressione e lo stesso sorriso stampati sul volto. Ma ha paura di Dovizioso e della Ducati. Lo ha dimostrato nell’ultimo Gran premio, quando ha dovuto accontentarsi della posizione, rinunciando a puntare alla vittoria. È uno che non è abituato ad accontentarsi, ma sa perfettamente che Dovizioso lo può battere. Lo ha capito perfettamente e ha cominciato a rischiare meno».

È d’obbligo guardare già alla prossima stagione. Dal momento che i big rimarranno dove sono, quali novità ci dobbiamo attendere?

«Non c’è nessun contratto, tra i piloti di punta, che scade a fine stagione e questo è sicuramente un fatto positivo. Anche se non è ancora ufficiale, da fonti più che attendibili mi risulta che Valentino abbia già firmato con Yamaha anche per il 2019. Indipendentemente dall’infortunio, Rossi ha disputato uno degli anni più belli della sua carriera. È andato fortissimo e se la Yamaha aggiusterà un po’ di cose e glielo permetterà, andrà fortissimo anche nel 2018. La sua, lo sostengo da tempo, è una carta d’identità taroccata. C’è riportato che ha 38 anni ma in realtà di anni ne ha 24. Ha sempre il decimo titolo stampato nella testa e ogni giorno si allena coi ragazzini per poter essere competitivo al cento per cento. Inoltre, nel 2018 avremo una Ducati con le idee ancora più chiare e, forse, con un Lorenzo più performante, anche se ad arrivare a un livello accettabile lo spagnolo ci ha messo un po’ troppo».

E Andrea Iannone? Il 2018 potrebbe essere l’anno del rilancio-riscatto?

«Indubbiamente è stata una brutta annata. Con la moto non c’è stato il minimo feeling. Il motore non è riuscito molto bene, ma in vista della prossima stagione i presupposti per fare meglio ci sono tutti. Ad Aragon sono state eseguite prove molto accurate sul motore dell’anno prossimo e nel team è tornato il sorriso. Io penso che Andrea sarà tra i protagonisti».

Morbidelli, invece, dopo il titolo in Moto2 si farà subito vedere anche in MotoGp?

«Il primo anno è sempre difficile. Franco è forte e lo ha dimostrato, ma la MotoGp è proprio un’altra storia rispetto alla Moto2. Ha preso comunque molta sicurezza e questo non gli potrà che fare un gran comodo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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