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MOTOMONDIALE: L’INTERVISTA

Di Giannantonio: «In Moto3 ha vinto uno spagnolo ma noi italiani ci siamo. Il titolo? Piedi per terra»

Il talentino delle classi minori: «Cinque podi, manca solo la vittoria. Mi ispiro a Bayliss, sarebbe bello se Dovizioso conquistasse il Mondiale domenica a Valencia»

Piccoli campioni crescono. Fabio Di Giannantonio, 19 anni compiuti un mese fa, nel 2017 è stato tra i migliori in Moto3. Quinto in classifica generale, il portacolori del Team Del Conca Gresini ha portato per cinque volte la sua Honda sul podio: è arrivato secondo ad Aragon e al Mugello, terzo ad Austin, Le Mans e Misano Adriatico.

Le manca solamente un primo posto.

«Spero che arrivi il prima possibile. Questo risultato ci farà superare uno scalino molto importante. Fino a ora non ci sono riuscito, ma non è detto che a Valencia non possa tagliare il traguardo davanti a tutti. Io darò il massimo, sarebbe il modo più bello per chiudere l’annata».

Che non era iniziata nella maniera migliore, con la frattura della clavicola. Un problema che l’ha condizionata?



«No, alla fine mi ha fatto saltare soltanto una sessione di prove e dato qualche fastidio nella prima gara in Qatar, perché la preparazione fisica era quella che era. Ma l’ho recuperata presto».

Solo Romano Fenati, tra gli italiani di Moto3, ha fatto meglio di lei.

«Non sento la rivalità con i miei connazionali. O meglio, so che è molto più importante arrivare davanti a tutti, spagnoli, tedeschi o francesi che siano. Se fossi il primo tra gli italiani e questi ultimi andassero piano non servirebbe a molto».

Nella sua categoria ha vinto il titolo ancora un iberico, Joan Mir.

«Gli spagnoli danno gas. E ne danno veramente tanto. Ma anche noi italiani non scherziamo, eh».

Tra i piloti del gruppo tricolore c’è Andrea Dovizioso che a Valencia si gioca il titolo nella classe regina.

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«Sarei strafelice se dovesse conquistarlo. L’ho conosciuto lo scorso anno, è un ragazzo veramente gentile e mi ha dato molti consigli. Non è impossibile che trionfi, io ci credo! Sarebbe la quadratura del cerchio dopo quattro anni di grandissimo lavoro con la Ducati».

Fausto Gresini, il suo manager, ha detto che nel 2018 spera di portarla al titolo.

«Sono parole che mi fanno immensamente piacere, ma non voglio commettere l’errore dello scorso anno. In molti hanno speso bellissime parole per me, c’è chi pensava potessi vincere il campionato e anche io un po’ mi sono sbilanciato. Voglio restare con i piedi per terra, il mio obiettivo sarà quello di crescere gara dopo gara e poi si vedrà».

Com’è lavorare con Gresini?

«Meraviglioso. Tiene tantissimo al progetto ed è sempre molto presente. È vero che ha corso qualche anno fa, ma sa sempre come ci si deve comportare in pista, sia in prova sia in gara, e sa come farsi capire da noi ragazzi. E poi è uno che sa come si vince, non è un caso se è stato per due volte campione del mondo».

Il suo idolo è un altro grande campione, Troy Bayliss. Ci racconta da dove nasce questa sua passione per l’australiano?

«Quando ero bambino lo guardavo sempre quando era impegnato con le Superbike e impazzivo per il suo modo di correre. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, è un uomo molto alla mano e mi ha stupito la sua disponibilità, non comune. Corro con il numero 21 in suo onore e vorrei essere come lui nel modo di pormi verso le altre persone. E poi Troy e la Ducati rappresentavano un binomio perfetto».

Pare di capire che il giorno che approderà nelle MotoGp lo farebbe volentieri con la Casa di Borgo Panigale.

«A quel punto metterei la firma per una moto qualsiasi (ride di gusto, ndr). Però, se proprio dovessi scegliere, la Rossa andrebbe benissimo. Ma, scherzi a parte, sono consapevole che dovrò lavorare tantissimo per coltivare il sogno di entrare tra i protagonisti della classe regina».

Una nota dolente è il fatto che abbia deciso di lasciare la scuola.

«Può sembrare banale ma all’inizio ero quasi contento. Poi, però, mi sono reso conto che stavo perdendo un aspetto molto importante della mia gioventù. Stare con i compagni, farsi una cultura. Mi rammarica avere interrotto gli studi, ma ora che mi sono trasferito a Misano Adriatico sto sistemando un po’ di situazioni. E penso che tornerò a studiare: almeno il diploma lo voglio prendere».

Chiusura sulla Roma, la squadra per cui fa il tifo.

«Da quando ha appeso le scarpe al chiodo Francesco Totti non riesco più ad amarla come prima. La sento un po’ “vuota” anche se resta una grande. Ma il capitano è il capitano: non so quando riuscirò ad abituarmi alla sua assenza».

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