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IL COMMENTO 

Il nostro calcio a un passo dal disastro epocale

Ecco come siamo arrivati a rischiare un Mondiale senza Italia dopo 60 anni. Una serie di errori pesanti, dalla scelta di un ct che ora rischia di scalzare Fabbri dal piedistallo di peggiore della storia, fino a una classe dirigenziale inadeguata ben rappresentata da un presidente che vuol restare comunque al suo posto. Peggio di Oronzo Canà o del presidente del Borgorosso, solo che non è un film. E, soprattutto, c’è ben poco da ridere

Ora non ci resta altro che attendere un mezzo miracolo a Milano contro una squadra che poco più di un anno fa, all’Europeo, avevamo battuto agevolmente. Loro, peraltro, erano usciti segnando un gol in tre partite. Insomma, non ci stiamo giocando il futuro contro una mista Real Madrid-Barcellona-Paris Saint Germain ma contro una congrega di onesti pasticcioni, solo un po’ meno pasticcioni dei nostri azzurri.

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Il risultato è ancora in bilico ma è calcisticamente delinquenziale dover restare con il fiato sospeso confidando in un recupero all’ultimo respiro. E dopo? Con questa squadra al Mondiale, nel caso, non potremo far peggio delle ultime due volte perché siamo stati ultimi fra gli ultimi. Ma per evitare la terza brutta figura serve un cambio di passo e di guida tecnica.

I due Mondiali falliti erano stati inframezzati da un gigantesco e illusorio secondo posto a Euro 2012 e da una dignitosa uscita ai quarti (sconfitti ai rigori dalla Germania) lo scorso anno. Merito di due ct – l’ingiustamente maltrattato Cesare Prandelli e Antonio Conte – che hanno saputo far essere più bravi i loro giocatori anche al cospetto di avversari migliori. Il contrario di quel che è accaduto di recente con Ventura che purtroppo rischia di scalzare Edmondo Fabbri dal poco ambito piedistallo di peggior ct della storia azzurra.

E da lì dovremmo ripartire. Non da questa squadra minata da una conduzione tecnica inadeguata, dalla batosta in Spagna e dal successivo balbettio con Israele, Macedonia e Albania. Gian Piero Ventura e la sua esperienza internazionale vicina allo zero hanno pesato. Ma ancora di più ha pesato chi lo ha scelto e sostenuto. In primis il presidente Carlo Tavecchio, peraltro sopravvissuto anche a squalifiche internazionali per razzismo («Opti Pobà che magari mangia le banane»), a gaffe tremebonde, all’aver lasciato che le due principali Leghe venissero commissariate, prigioniere di guerre fra bande. A suo tempo l’obiettivo era eleggere un pasticcione utile al sistema ma poi ne hanno perso il controllo. Il risultato è questo: ora è lì a balbettare che non se ne andrà neanche di fronte al disastro totale. Peggio di Oronzo Canà o del presidente del Borgorosso, solo che non è un film. E, soprattutto, c’è ben poco da ridere.

twitter: @s_tamburini

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