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Previdenza, il rischio è lo scontro generazionale

A Milano il Forum Nazionale dei commercialisti ed esperti contabili. Pagliuca (Cassa ragionieri): "Servono misure per avviare l'attività dei giovani"

MILANO. "Il mondo della previdenza si trova di fronte a un conflitto generazionale che va evitato in ogni modo. Per farlo, bisogna puntare sui giovani, introducendo misure per agevolare l'avvio dell'attività o percorsi di formazione specialistici". Lo ha detto Luigi Pagliuca, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, nel corso del forum "I problemi della previdenza: si prepara un conflitto generazionale?", nell'ambito del primo Forum Nazionale dei commercialisti ed esperti contabili.

"Occorre riformare il sistema: diciannove casse sono troppe e vanno ridefiniti con chiarezza i loro margini di manovra, a cominciare dall'annosa questione della loro natura, pubblica o privata. L'auspicio è che sia sancita una volta per tutte l'autonomia degli enti di previdenza privata", ha evidenziato Raffaele Di Gioia, presidente della commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti di previdenza.

"La situazione finanziaria delle Casse", ha sottolineato Giuliano Cazzola, "è positiva, sia sul fronte degli avanzi che su quello del rapporto attivi/pensionati. Ma anche loro dovranno prima o poi fare il conto con il dato demografico. Per questo penso che il futuro sia nell'accorpamento tra gli enti, perlomeno quello tra professioni omogenee. È il mio pallino".

Il presidente dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, Daniele Virgillito, ha annunciato il ritorno del "contributo di solidarietà per i dottori commercialisti pensionati più facoltosi. L'assemblea dei delegati della Cassa di previdenza deciderà infatti nella prossima assemblea del 29 novembre il rinnovo per l'ultimo quinquennio del contributo". Per il presidente della Cassa dottori commercialisti Walter Anedda, "non ci sono dubbi, il legislatore non può periodicamente cercare di erodere la nostra autonomia senza interventi sistematici".

Sempre Milano ha accolto il dibattito sulla parità di genere organizzato dalla Cassa dei ragionieri. "Per superare il dualismo tra l'uomo e la donna - ha detto Maria Vittoria Tonelli, consigliere d'amministrazione dell'ente previdenziale - servono interventi culturali mirati anche nel mondo delle professioni. Abbiamo ha istituito un Comitato per le pari opportunità affinché si possano discutere e promuovere politiche di uguaglianza tra i generi. In tutto il mondo, nonostante lo sviluppo della società, c'è ancora un divario considerevole di ruoli e di retribuzioni tra uomini e donne, questo anche nelle libere professioni. Si tratta di qualcosa che non può essere più sopportato, quindi è fondamentale incrementare la cultura della parità di genere a cominciare dalle scuole”.

Secondo la consigliera di Cassa Ragionieri Giuliana Coccia, “il rapporto sul Global Gender Gap ha mostrato come a livello globale rimanga molto ampia la distanza, a sfavore delle donne, per quanto riguarda la partecipazione economica e l'empowerment nel settore della politica: il divario, infatti, è del 42% per la partecipazione economica e circa del 77 % per la politica".

“Parità di genere significa dare la possibilità alle donne, attraverso una serie di strumenti, di non negare se stesse ma anzi di sviluppare al meglio le proprie potenzialità: in questo modo si contribuisce ad una crescita equilibrata del tessuto sociale”, ha evidenziato Marcella Caradonna, presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano.

Secondo Miriam Dieghi, consigliere di amministrazione Cadiprof, “l’imposizione delle cosiddette “quote rosa” e l’istituzione delle commissioni per le pari opportunità, se da un lato rappresentano innegabilmente un necessario strumento a tutela dei diritti delle donne, dall’altro sono l’evidente dimostrazione dell’esistenza della discriminazione di genere”.

Alla manifestazione è intervenuto anche Stefano Verza, psicologo del lavoro: “La verità è che questa presunta superiorità maschile è un “non sense”, frutto di credenze preconcette di un sistema di potere maschilista e assai poco incline a condividere i propri vantaggi”.

In conclusione, per il filosofo Carlo Maria Cirino, fondamentale è la cooperazione: “A cooperare s'impara giocando. A competere, a scuola. È questa la situazione nella quale ci troviamo a vivere. L'identità di genere la si deduce all'interno del gioco, cooperando".

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