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Conosci l'italiano, la storia della nostra lingua in cinque canzoni indimenticabili

Conosci l'italiano, la storia della nostra lingua in cinque canzoni indimenticabili

"Da San Francesco al rap: l'italiano in musica" è il titolo del nono volume in uscita con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi, della collana sulla lingua italiana realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca

Chi pensa che siano solo canzonette è decisamente fuori strada. La musica ha un sacco di cose da raccontarci: perché da ‘O sole mio a Vorrei ma non posto, passando per Azzurro, Generale, e Vita spericolata, sono cambiate le parole, sono cambiati i tempi e, soprattutto, siamo cambiati noi. Ecco allora una piccola storia della lingua, e del nostro Paese, narrata attraverso cinque canzoni fondamentali.

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"L'italiano in musica" è il titolo del nono volume in uscita con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi, della collana sulla lingua italiana realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca. Si parla di come lìitaliano sia entrato a comporre i testi di musiche antiche e moderne o di come siano cambiate parole e note nel corso del tempo. Tu quanto ne sai?.

1. Parlami d’amore Mariù (Bixio-Neri, 1932)

Due piccole stravaganze, per l’epoca: il fatto che fosse la donna, e non il corteggiatore, a dover parlare d’amore; e il nome particolare della protagonista, Mariù. Così come quando, in seguito alla nascita di Chanel Totti, l’Italia si è riempita di bambine con lo stesso curioso nome, accadde che, nel tempo del fascismo, molte nuove nate furono chiamate Mariù. Un clamoroso successo di massa, forse il primo, che, aiutato dal recente avvento della radio, trasformava definitivamente la musica in una faccenda che riguardava (e influenzava) moltissime persone.

2. Nel blu dipinto di blu (Modugno-Migliacci, 1958)
Quasi tutti la chiamano, affettuosamente, Volare, per via del ritornello che l’ha consacrata come una delle canzoni più celebri al mondo. Quando Domenico Modugno la presentò a Sanremo, nel 1958, regalandola al pubblico insieme a quel gesto straordinario di spalancare le braccia, la storia della canzone cambiò. A un passo dal boom economico, l’Italia di Nel blu dipinto di blu, accoglieva quel verbo all’infinito come un desiderio di riscatto, in un testo che, lontano da arcaismi e rime consumate, ha sollecitato interpretazioni di ogni sorta. Aprì di certo le porte ai cantautori, questa canzone modernissima, e al futuro.

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3. Mi sono innamorato di te (Tenco, 1962)
Non particolarmente innovativa, dal punto di vista linguistico, la forza di questa canzone di Luigi Tenco sta nel suo incipit sferzante:
Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare.

Qualunque altra analisi passa in secondo piano rispetto al dato di fatto che queste parole, fra le più rumorose pronunciate dalla “scuola genovese” a cui Tenco apparteneva, hanno rivoluzionato il concetto di amore cantato: non più piovuto dal cielo, e sdolcinato, bensì concreto, a tratti cinico. Di questa canzone ricordiamo tutti, soprattutto, la strofa; e il ritornello, che per antonomasia dovrebbe ripetersi, passa una sola volta: Luigi Tenco scompagina, così, mezzo secolo di canzonette.
 

4. La canzone del sole (Battisti-Mogol, 1971)
Chissà che cosa si cantava, attorno ai falò, prima che la coppia composta da Mogol e Lucio Battisti scrivesse questa canzone. Tre accordi soltanto, e un testo che racconta di un amore adolescenziale, ormai passato. Di quanto geniale sia stata l’opera firmata dai due si è detto e ridetto. In questo brano, che è il manifesto più celebre del loro incontro, spicca su tutto l’arte dell’allusione, della parola cucita sulla musica, dell’inserimento dei dialoghi, e del racconto appena suggerito, ma suggerito così bene (ci sono le calzette rosse, il fiore in bocca, le bionde trecce e quel ferma ti prego la mano) da dire anche le cose taciute. Sarà questa la cifra stilistica del connubio fra Mogol e Battisti, fra i più felici e audaci e innovativi che la musica italiana abbia mai conosciuto.

5. Serenata rap (Cherubini, 1994)
Jovanotti ha portato il rap in Italia. O meglio: ha portato il rap anche in casa della famosa casalinga di Voghera. Dal suo esordio a oggi, e sono passati trent’anni, il rap è cresciuto tanto, in popolarità, da diventare il maggior riferimento musicale delle nuove generazioni. Lorenzo Cherubini, per primo, ha corso il rischio di piegare la nostra lingua alle regole del genere. Licenze poetiche che sfidano la grammatica, voci gergali, imprecazioni e anglismi; ma anche figure retoriche, metafore e rimandi letterari. E un lessico composito, molto informale, tanto vicino al parlato da diventare alla portata di chiunque. Ed è musica pop, nel senso bellissimo di popoular, a tutti gli effetti.

Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita
   

   1. Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
   2. La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
   3. Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
   4. Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
   5. La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
   6. L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
   7. Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
   8. Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
   9. Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
   10. Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
   11. Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
   12. Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma? - 9 dicembre 2017
   13. L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
   14. Le parole dei quotidiani - 23 dicembre 2017

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