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Precari Pa, assunzioni sbloccate per 50mila

Ora è caccia ai fondi nella legge di Bilancio. I ricercatori del Cnr occupano le sedi e scendono in piazza in tutta Italia al fianco degli studenti

ROMA. Superare il «cattivo reclutamento», quella piaga sociale che rende precari i lavoratori che fanno funzionare stabilmente la Pubblicazione amministrazione, rubandogli anche più di vent’anni di vita. È questo l’obiettivo della circolare diffusa dalla ministra Marianna Madia, che chiarisce alcuni passaggi della legge 75 del 22 giugno 2017, ma soprattutto apre le porte all’assunzione di circa 50mila lavoratori a termine nel triennio 2018-2020, a partire già dal prossimo gennaio. Le maglie sono abbastanza larghe: tre anni di contratti a tempo determinato negli ultimi otto, cumulabili con quelli spesi anche in altre amministrazioni, e assunzione tramite concorso, i requisiti principali. Ma c’è spazio anche per chi ha avuto contratti più «flessibili», ad esempio i vecchi co.co.co., a cui saranno riservati il 50% dei posti da bandire. Con il divieto di assumere nuovi precari durante tutto il triennio e la possibilità di attingere ai fondi per i contratti a termine proprio per stabilizzare. Il provvedimento coinvolge, tra gli altri, le forze dell’ordine, gli ospedali, le università e gli enti pubblici di ricerca.

 

Ricerca, Inapp: precari da 20 anni e vigilati dal ministero del Lavoro I precari dell'Inapp portato in piazza tutte le contraddizioni della loro posizione: si occupano di analisi delle politiche pubbliche per contro del ministero del Lavoro, ma centinaia di loro sono precari con un'anzianità tra 10 e 20 anni. Ora chiedono la stabilizzazione e la garanzia che il loro contratto, che scade nel 2020, sia onorato. Il finanziamento che garantisce lo stipendio a 170 di loro, infatti, scade il 31 marzo (di Andrea Scutellà)


Ora è questione di soldi. Proprio i ricercatori rappresentano il bacino più ampio di “stabilizzandi”: sono circa 10mila. Tra di loro ci saranno anche gli “assegnisti”, che sperimentano la forma di lavoro intellettuale con meno tutele. Fatta la legge, però, mancano all’appello i soldi: gli enti potranno assumere solo su fondi propri. Per questo la vera partita si giocherà con la legge di Bilancio: ci sono alcuni emendamenti che cercano di reperire finanziamenti, presentati da diversi gruppi parlamentari (da Sinistra italiana a Mdp, passando per i socialisti e i cinquestelle). «La circolare è uno strumento utile - spiega Claudio Argentini, sindacalista di Usb -, ma senza fondi porterebbe al massimo all’assunzione del 10% di quelli che hanno diritto. Per questo la legge di Bilancio è fondamentale».

I precari del Cnr celebrano il funerale della ricerca pubblica I precari del Cnr si preparano alla battaglia della stabilizzazione: dopo una due giorni di funerali negli istituti, con lo slogan "Il governo sta uccidendo la ricerca pubblica", saranno sotto il Ministero della pubblica amministrazione (18 maggio) e a Montecitorio (19 maggio). Ruscitti (Cgil): "Chiediamo la stabilizzazione dei precari e un adeguato finanziamento alla ricerca pubblica, dopo 15 anni di tagli" (di Andrea Scutellà)


Cnr, occupazioni a Roma, Palermo e Pisa. Una situazione che investe drammaticamente il più grande ente di ricerca italiano, il Cnr, in cui 4.500 persone (circa il 40% dell’organico) lavorano con contratti a termine. Per questo i precari sono in mobilitazione in tutta Italia - occupate le sedi di Pisa, Palermo e Roma - e domani, 24 novembre, saranno al fianco di studenti medi e universitari in molte piazze d’Italia, per protestare contro l’assenza di fondi dedicati nella legge di Bilancio. «Rivendicheremo il diritto a continuare il nostro lavoro - spiega Giovanna Occhilupo dei Precari uniti del Cnr -. Io sono un’assegnista di ricerca al sesto anno, mi occupo di beni culturali e nel mio gruppo siamo tutti precari. Qualche giorno fa ho parlato con un mio collega che presto festeggerà le nozze d’argento: 25 anni di precariato». Situazioni simili ai colleghi di Ispra, Indire, Iss, Crea, che hanno messo in scena il flash mob “Non sparate alla ricerca” in piazza della Repubblica a Firenze. Per l’ennesima volta hanno inscenato l’omicidio collettivo del sapere, sperando di essere finalmente ascoltati.

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