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Ikea licenzia un’impiegata che ha un figlio disabile

Non poteva iniziare il turno alle 7 perché impegnata nell’assistenza al bambino. Sciopero nel negozio di Corsico, insorgono i sindacati. L’azienda rivaluta il caso

Corsico, 150 dipendenti ikea scioperano per la collega licenziata: "Motivazione ingiusta, chiedeva solo un cambio turno" Marica Ricutti è una mamma di 39 anni, separata con due figli, di cui uno disabile, licenziata a causa della poca flessibilità legata agli orari lavorativi (non riusciva ad iniziare alle 7 di mattina). La notizia del suo licenziamento ha scatenato un onda di solidarietà tra i dipendenti dell’azienda che hanno preso parte a due assemblee e scioperi di un’ora, durante l’arco della giornata lavorativa. “La dipendente è provata e vive una situazione di difficoltà seria. Ci auguriamo che il giudice decida per il reintegro della lavoratrice” di Edoardo Bianchi

MILANO. Da 17 anni lavora all’Ikea di Corsico, ha girato tanti reparti, a un nuovo cambio di mansione avrebbe dovuto anticipare l’inizio del lavoro ma non poteva arrivare alle 7 del mattino perché, madre separata, deve portare i figli a scuola e assicurare a uno dei due disabile una cura specialistica. Su questo contrasto pochi giorni fa è stata licenziata ma, dopo molte proteste, ora l’azienda sembra frenare per «valutare al meglio tutti i particolari» della vicenda.

La donna, Marica Ricutti, 39 anni, per risolvere la sua situazione si era rivolta anche al sindacato, in particolare alla Filcams Cgil, che nel grande magazzino alle porte di Milano ha proclamato due ore di sciopero in sua solidarietà, con un presidio annunciato per il 5 dicembre. Lei aveva infatti accettato il cambio di reparto, chiedendo che il gruppo svedese le andasse incontro per gli orari.

All’inizio avrebbe ricevuto assensi verbali, ma poi l’atteggiamento sarebbe cambiato. Prima le è stato contestato il fatto che proseguisse nell’orario che faceva prima del cambio, con inizio alle 9 del mattino, poi è arrivato il licenziamento essendo venuto meno il rapporto di fiducia con la lavoratrice, che ha la tutela dell’articolo 18.

«Ikea dà un segnale a tutti», sintetizza il segretario milanese della Filcams Cgil, Marco Beretta. «È una storia che racconta del fatto che quel pezzo di Statuto dei Lavoratori non è un ferro vecchio, ma uno strumento della modernità perché libera i lavoratori dal ricatto», scrive su Facebook il capogruppo di Articolo 1–Mdp Francesco Laforgia, mentre la vicepresidente dei deputati del Partito democratico Titti Di Salvo ha preannunciato un’interrogazione parlamentare chiedendo che sulla vicenda «venga fatta chiarezza».

Tra gli altri interviene anche Rifondazione Comunista, così come su Twitter Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico e componente della segreteria del Pd, invita «Ikea a ripensarci». Interviene anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan: «È un fatto molto grave, inaccettabile, che ripropone nel nostro paese quanto sia difficile per le donne conciliare il lavoro con la cura della famiglia».

Ieri in serata è arrivata la frenata dell’azienda. «In merito alla situazione di Marica Ricutti, Ikea Italia comunica che sta svolgendo tutti gli approfondimenti utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda» in quanto «vuole valutare al meglio tutti i particolari e le dinamiche relative alla lavoratrice oggetto della vicenda. Solo dopo aver completato questa analisi» Ikea Italia spiega che «commenterà le decisioni prese e le ragioni che ne sono alla base».
 

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