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Ora è un museo la galleria d’arte del re delle slot

A Reggio Calabria esposta l’intera collezione confiscata dopo l’arresto dell’uomo dei boss

Riprendiamoli, web serie sui beni confiscati alla mafia -3. Dal bunker al museo: in mostra le opere d'arte del boss dei videopoker De Chirico, Dalì, Fontana: i capolavori recuperati dalla casa del boss dei videopoker, Gioacchino Campolo, tornano alla luce nel museo Pasquino Crupi-Palazzo della Cultura a Reggio Calabria. Sono oltre 700 le opere d'arte confiscate alla criminalità, tra cui i dipinti e le sculture sottratti a Massimo Carminati nell'inchiesta Mafia Capitale custoditi dai carabinieri a Roma.La web serie "Riprendiamoli" è uno spin off dell'omonima inchiesta, diventata ebook, realizzata da quotidiani Gedi, Confiscati Bene e Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino(di Gianluca De Martino; collaborazione di Tecla Biancolatte. Filmmaker Francis Joseph D'Costa, Maurizio Tafuro; montaggio Elena Rosiello)

RIPRENDIAMOLI, LA WEB SERIE SUI BENI CONFISCATI

ROMA . Dipinti del Novecento, installazioni, sculture e reperti archeologici. Nei depositi che custodiscono le opere d’arte sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata c’è abbastanza materiale per allestire tre musei. Negli ultimi cinque anni lo Stato ha recuperato oltre 700 capolavori in quattro principali operazioni, condotte dalle forze dell’ordine tra la Lombardia e la Sicilia. Si tratta di un patrimonio da milioni di euro, costituito da opere autentiche ma anche da una grande quantità di falsi, di cui solo una piccola parte è ritornata ai cittadini all’interno di un’esposizione pubblica.

La terza puntata della web serie “Riprendiamoli” indaga sulla passione di boss, truffatori e narcotrafficanti per l’arte, in particolare quella contemporanea; ricostruisce il viaggio delle opere dalla confisca fino alla restituzione e racconta un’esperienza unica in Europa: la nascita a Reggio Calabria di un museo che espone un’intera collezione sottratta a un esponente della criminalità locale. Quel tale è Gioacchino Campolo, soprannominato il “re del videopoker” perché ha costruito la sua ricchezza sfruttando l’affare delle slot machine. Attraverso tre società, riconducibili a lui e ai suoi familiari, Campolo aveva accumulato un patrimonio immobiliare da oltre 200 milioni di euro tra Calabria, Sicilia, Roma e Parigi (un appartamento nell’elegante Place Vendôme). Nel 2009 il blitz che portò all’arresto di Campolo, oggi ai domiciliari per scontare una condanna a 16 anni per riciclaggio.

I finanzieri del Gico che entrarono in casa per arrestarlo non credettero ai propri occhi: il corridoio erano allestito come se fosse una galleria, con quadri affissi fin sotto il soffitto. In ogni stanza c’era un capolavoro: un Cappelli in bagno, un “Romeo e Giulietta” di Dalì in cucina, altri Guttuso (falsi) e de Chirico nella sala da pranzo. Nel 2012 è arrivata la confisca definitiva e a maggio del 2016, dopo un percorso burocratico tutt’altro che semplice, i quadri sono restituiti alla città di Reggio Calabria. «Aprivamo porte e trovavamo quadri – spiega Alessandro Calabrò, amministratore giudiziario –. E poi abbiamo scoperto un passaggio segreto che conduceva a una macelleria abusiva. Nelle celle frigorifere abbiamo trovato casse per il trasporto di reperti archeologici, che contenevano opere marmoree. Anche queste trasferite al museo».

I quadri esposti al Palazzo della Cultura sono 107. «Un dipinto era risultato rubato ed è stato quindi riconsegnato ai proprietari, che l’avevano riconosciuto in una foto della mostra – racconta la direttrice Anna Maria Franco –. Il pezzo pregiato della collezione porta la firma di Lucio Fontana, i cosiddetti Graffi. Opere così sono esposte al Moma di New York e possono arrivare a un valore di mercato di un milione e mezzo di euro».

Dopo la confisca l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati può decidere come e a chi assegnare le opere d’arte. Nei casi di singole opere si predilige la strada della vendita all’asta oppure dell’ornamento di sedi istituzionali. Quando si è di fronte a intere collezioni, l’obiettivo è restituire i capolavori in un circuito museale, coinvolgendo magari studenti e cittadini nella progettazione e negli eventi, come avvenuto a Reggio Calabria. Il modello reggino potrebbe replicarsi a Milano, dove grazie a una convenzione tra Agenzia nazionale e Università di Pavia nell’ambito del progetto Open Care, sono state conservate, restaurate e valutate oltre 500 opere confiscate in due distinte operazioni, di cui 110 ritenute di grande pregio. Servirà un museo anche per ospitare le 60 opere autentiche e i 29 falsi sottratti a Massimo Carminati, condannato a 20 anni nel processo Mafia Capitale pur senza l’aggravante mafiosa.

Dipinti, grafiche di Mimmo Rotella e sculture, per un valore complessivo di 10 milioni di euro, falsi compresi, sono stati confiscati in primo grado e sono oggi custoditi in un caveau dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Se la confisca diventerà definitiva, ci sarà materiale per inaugurare un altro museo della legalità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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