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Diritti civili e misere risse, le due Italie divergenti

Viviamo a fasi alterne ora in un’Italia, ora in un’altra. Come due Paesi che coesistono, ma divergono, si contraddicono. C’è un’Italia laica, sensibile, moderna, combattiva, rispettosa dell’individuo, che dopo dieci anni di battaglie civili e di dolori personali ci regala una storica legge sul biotestamento, il riconoscimento del diritto non solo a una vita, ma anche a una morte dignitosa. E c’è un’Italia rissosa, piccina, vendicativa che alla discussione dei problemi di fondo preferisce la pratica del regolamento dei conti. È quella che si sta manifestando nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche fermamente voluta dal Pd di Renzi e che invece proprio per il Pd di Renzi si sta trasformando nel più clamoroso degli autogol. E il guaio è che questa Italia prevale sull’altra, la umilia, la oscura, e finisce per scandire la più velenosa e (probabilmente) inconcludente campagna elettorale del dopoguerra.

La commissione smetterà di esistere tra pochi giorni, appena Sergio Mattarella scioglierà le Camere per mandare gli italiani a votare domenica 4 marzo. Ma fino ad allora ci sarà una sola protagonista, Maria Elena Boschi. Che in questa vicenda è vista come il simbolo del Giglio magico renziano. Si preannunciano fuochi d’artificio. Giovedì è toccato a Giuseppe Vegas, presidente in scadenza dell’authority per le società e la Borsa, prendersi la sua vendetta con chi lo aveva criticato e tirare pesantemente in ballo la sottosegretaria: cosi sono passate in secondo piano domande e contestazioni sui tanti silenzi ed errori della Consob; martedì ascolteremo Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia confermato al suo posto tra polemiche, divisioni e l’accusa di non aver vigilato a sufficienza sul sistema del credito; e mercoledì sarà il turno di Federico Ghizzoni al quale la Boschi si rivolse perché valutasse l’opportunità di far assorbire (e dunque salvare) la piccola Banca Etruria da parte del colosso Unicredit di cui il banchiere era allora amministratore delegato.

È assai probabile che con Ghizzoni si ripeta il canovaccio Vegas: è vero, dirà, l’ho incontrata, e la richiesta mi fu avanzata, ma dopo una breve istruttoria tecnica si decise di non farne nulla. Come è prevedibile che Boschi ribadisca la linea di difesa già nota: interessamento ci fu, sollecitazione pure, ma senza pressioni di sorta: insomma, solo l’iniziativa di una parlamentare preoccupata delle sorti della banca e dei risparmiatori della sua città, Arezzo. Tutto vano, alla fine Etruria salterà lo stesso. Andrà a finire che disquisiremo per giorni della differenza lessicale e politica tra sollecitazione e pressione, interessamento e spinta, e dei limiti e confini che ogni politico si deve dare nell’esercizio delle sue funzioni, ma poi ognuno resterà della sua idea e lo scontro continuerà.

Con l’impressione generale che alla fine tutto questo bailamme sarà servito a poco. La Boschi certamente ha sbagliato, se non altro per opportunità visto il ruolo del padre e della famiglia nella gestione di Banca Etruria, peccando forse, se non di conflitto di interessi, almeno –scegliete voi – di eccesso di ingenuità o di presunzione di impunità, di onnipotenza. Ma i suoi oppositori non l’avranno vinta: se non ha mollato un anno fa quando il caso è esploso, certo non lo farà adesso in piena campagna elettorale, alla vigilia dello scioglimento delle Camere, cioè della fine della legislatura e del governo. Resta poi l’amaro in bocca per tutto ciò che la Commissione avrebbe potuto fare e non ha fatto: per esempio indagare sulle vere origini dei crac bancari; dei limiti della vigilanza dopo la nascita della Bce e l’approvazione del “bail-in” che ha dissolto la filosofia del salvataggio pubblico, e a ogni costo, delle banche in crisi; dell’intreccio perverso tra politica e credito (che si manifesta, tanto per cominciare, con i fidi concessi solo agli amici degli amici). Invece non sapremo molto di più di ciò che già sappiamo. Torna alla mente il monito di Romano Prodi che, prima ancora del debutto, metteva in guardia dal rischio che la Commissione, alla fine, facesse solo male al Paese.

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