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Ius soli. Il piano di Bergoglio per aiutare i migranti

L'opinione

Papa Francesco sullo Ius soli rilancia, incurante della grande fuga di tutti i partiti politici italiani di fronte alla legge sul diritto alla cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri. Un diritto che, stando alle statistiche, riguarda quasi un milione di minori che studiano, parlano spesso anche perfettamente la nostra lingua, e adolescenti che lavorano, fanno sport, ma per il Parlamento sostanzialmente sono italiani che non “esistono”. Uno «scandalo» per Bergoglio, che per questo ha messo al centro del suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio proprio un fortissimo appello «a tutti gli uomini di buona volontà, politici, istituzioni» a favore dell’approvazione della legge che dovrà dare diritto di cittadinanza a quel milione di neonati, bambini, ragazzi e adolescenti che di fatto sono italiani essendo nati nel nostro Paese. Ma anche accogliere chi scappa da guerre, fame e malattie attraverso «l’istituzione di corridoi umanitari» – sul modello di quanto da due anni sta facendo la Comunità di S. Egidio con il Libano e l’Etiopia – assicurare ai migranti e ai rifugiati «tutti i diritti umani», a partire da salute, istruzione, lavoro, salvaguardia della famiglia.

Il testo, intitolato “Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace”, che – oltre a ribadire l’importanza vitale per «tutto il genere umano» di promuovere la pace universale – pone all’attenzione generale le tragedie delle popolazioni che emigrano forzatamente dai paesi di origine, indicando anche soluzioni socio-politiche, attraverso la proposta di un piano in 20 punti – elaborati dal Pontificio Consiglio – con cui aiutare le vittime dei movimenti migratori, portati all’attenzione di tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche col Vaticano e ai governanti e capi di Stato di buona volontà. «È una iniziativa di grandissimo significato umano e morale con cui il Santo Padre si fa portavoce dei più grandi mali che gravano sulle popolazioni più povere e maltrattate della terra. È la prima volta che nel messaggio del 1° gennaio, alle tradizionali esortazioni in difesa della pace, si indicano proposte concrete per lenire le sofferenze delle vittime dei flussi migratori», commenta l’arcivescovo Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzieria apostolica, il dicastero che sovrintende e giudica i “grandi peccati”, fine moralista tra i più stretti collaboratori di papa Francesco e, prima, di Benedetto XXVII e Giovanni Paolo II.

Ma eccoli questi punti, che iniziano con il «diritto all’accoglienza senza espulsioni arbitrarie e collettive» e, punto 2, col potenziamento di «vie legali sicure e volontarie con visti umanitari, visti per studenti e apprendisti, e corridoi umanitari». Al punto 3: «rispetto dei diritti umani» anche attraverso l’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e la protezione» (4) delle autorità del Paese di arrivo onde prevenire sfruttamento, lavoro forzato e tratta (5). Punto 6: utilizzare capacità e competenze, e proteggere i minori non accompagnati (7) «secondo la Convenzione internazionale sui Diritti dell’infanzia» (8). Garantire l’istruzione (9), diritto alla salute e all’assistenza sanitaria, indipendentemente dallo status migratorio (10), l’accesso (11) a una nazionalità e alla cittadinanza a tutti i bambini al momento della nascita (Ius soli); istruzione primaria dei Paesi di arrivo (12): inserimento socio-lavorativo (13), benessere della famiglia (14), assistenza per bisogni speciali, cure particolari, asili nido (15); aumentare la quota di cooperazione internazionale per i Paesi mete di rifugiati e migranti in fuga da conflitti armati (16), garantire sempre la libertà religiosa (17), favorire l’integrazione e scambi culturali (18), promuovere una informazione positiva improntata alla solidarietà (19) e infine, garantire il reinserimento nei Paesi d’origine su base volontaria (punto 20).

«È la prima volta che un messaggio per la Giornata della pace si presenta in modo così ampio, articolato, concreto», conclude monsignor Girotti, che vede in questo documento-appello «tutta la forza morale, propulsiva, pratica di papa Francesco verso migranti e rifugiati con la dolcezza e la determinazione di un padre verso i figli più deboli».

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