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Sacchetti biodegradabili, Legambiente: "Legge giusta, nessun complotto"

Intervista a Michele Buonomo sul provvedimento al centro della polemica che dal primo gennaio ha reso obbligatori i bioshopper nei supermercati

"Nessuna tassa occulta, nessun monopolio aziendale per favorire un’amica di Renzi": Michele Buonomo di Legambiente difende la legge al centro della polemica che dal primo gennaio 2018 ha reso obbligatori e a pagamento i sacchetti biodegradabili e compostabili per gli alimenti freschi e sfusi.

Buonomo, in diversi supermercati i sacchetti bio sono in vendita a 2 centesimi. Perché, per Legambiente, non è corretto parlare di caro-spesa?

Perché riteniamo sia giusto pagare un piccolissimo prezzo per fronteggiare un problema immenso: otto milioni di tonnellate di plastica arrivano in mare ogni anno. Non mi sembra un prezzo altissimo da pagare a meno che non si preferisca trovare queste plastiche non biodegradabili e compostabili in ogni dove. L'Unione Europea spende 500 milioni di euro ogni anno per far fronte all'emergenza microplastiche in mare e questo è un costo che paghiamo tutti noi. Probabilmente questa misura aiuterà a far diminuire questo costo sulle spalle dei cittadini europei.

Il Codacons parla di una tassa occulta.

Non condividiamo questa posizione. Occorre uno sguardo d'insieme, fare un bilancio dei costi e dei benefici.

Sulla produzione di questi sacchetti Libero e il Giornale hanno scritto di un monopolio dell'azienda Novamont la cui ad Catia Bastioli sei anni fa partecipò alla Leopolda renziana. Polemica rilanciata sui social e su Whatsapp. Lo stesso Renzi su fb si è difeso dall'accusa di complotto.



Non esiste un monopolio aziendale, esistono più produttori di bioshopper a livello italiano e mondiale. Anzi se una volta tanto siamo stati più avanti in termini di ricerca e produzione non mi sembra un problema. Oramai siamo in clima elettorale e quindi hanno tirato fuori il nome di Renzi per colpirlo.

Sacchetti bio, Legambiente: "Nessun monopolio aziendale" Il Giornale e Libero hanno lanciato l'accusa: l'ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi avrebbe voluto la legge che dal primo gennaio 2018 ha reso obbligatori e a pagamento i sacchetti biodegradabili al supermercato, per favorire una sua amica proprietaria dell'azienda Novamont che produce appunto buste bio. Michele Buonomo di Legambiente smonta il complotto (di Tecla Biancolatte) L'intervista


La direttiva comunitaria consentiva di esonerare dall'obbligo di compostabilità gli involucri destinati agli alimentari. Tanto che solo Italia e Francia hanno bandito quelli non biodegradabili.
Io spero che gli altri Paesi si accodino. Bisogna far sparire le buste non compostabili. Questa è una scelta virtuosa dell’Italia.

Intanto l’hashtag #sacchettibiodegrabili è in cima alla classifica di Twitter.

Mi stupisce, spero che ci sia altrettanta attenzione sui problemi ambientali.

I bioshopper sono a pagamento e monouso. Per questioni igieniche non si può portare il proprio sacchetto da casa. Non si rischia di inquinare di più?

I sacchetti sono a pagamento per sottolineare che questo oggetto produce di per sé rifiuti, allora a rigor di logica è giusto che si rendano riutilizzabili almeno per la frutta e la verdura: le persone potrebbero pulirli e riportarli al supermercato. Il problema è l’etichetta con il prezzo che viene incollata sopra e che non è biodegradabile. Bisognerebbe trovare un sistema diverso: non attaccarla direttamente sul prodotto, oppure produrre scontrini compostabili.

Al momento però gli scontrini che escono dalle bilance non sono compostabili e una volta applicati sui sacchetti non li rendono più riutilizzabili per la raccolta dell’umido.

Ripeto: questo è sicuramente un aspetto migliorabile, la normativa è migliorabile.

Non c’è il rischio che si incentivino l’acquisto di frutta e verdura già confezionate facendo così impennare gli imballaggi?

Sono sicuro che la gente continuerà a comprare la frutta e la verdura freschi non imballati. Anzi se si aprisse un fronte per creare degli imballaggi biodegradabili e compostabili ben venga. Il Cnr sta facendo ricerche su questi bio materiali. Anche nella piana del Sele si sta lavorando su questo fronte.

Sacchetti biodegradabili, l'ironia su Twitter Tra chi invoca la resistenza civile e chi se la prende con i contrari al provvedimento, su Twitter il tema dei sacchetti biodegradabili a pagamento spopola in Italia. Ecco una selezione di tweet rappresentativi


Le reti o le buste di carta non potrebbero essere una alternativa ai bioshopper?

Dipende dagli alimenti. Le reti non trattengono la terra per esempio di broccoli, o i liquidi delle olive. Le buste di carta hanno lo stesso problema: se ci metti cose umide non arrivano alla cassa, si rompono prima.

Coop Svizzera distribuisce buste riutilizzabili per frutta e verdura, chiamate Multi-Bag, in alternativa ai sacchetti

Lo potremmo sperimentare su campione ridotto nei prossimi mesi.

Nel frattempo, su twitter, c’è chi invita al boicottaggio dei sacchetti biodegradabili postando foto di scontrini applicati direttamente su frutta e verdure.

Si sta facendo una crociata contro una cosa giusta. Bisogna evitare gli schieramenti e pensare piuttosto ai fiumi invasi dai sacchi di plastica. Noi speriamo che l'opinione pubblica abbracci questa novità. L'Italia è stato il primo paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro gli shopper non compostabili. Ad oggi c'è stata una riduzione nell'uso dei sacchetti non compostabili del 55%. Dal 2011 è aumentata l'attenzione rispetto all'ambiente. Noi italiani siamo così, è successo anche con la legge contro il fumo nei locali pubblici: all'inizio ci furono opposizioni ma poi sono stati gli stessi cittadini a controllare e a non permettere che si fumasse.

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