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Roma, Marino condannato a due anni. L'ex sindaco: "Sentenza dal sapore politico"

Assolto in primo grado, in appello arriva la sentenza per peculato e falso nel processo sulla rendicontazione degli scontrini di alcune cene di rappresentanza pagate con la carta di credito del Campidoglio. Il legale: "Ricorreremo in Cassazione"

ROMA. «La Corte di Appello di Roma condanna l’intera attività di rappresentanza del sindaco della Città Eterna. In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare». Lo afferma Ignazio Marino, ex primo cittadino di Roma, commentando la sentenza di oggi che lo vede condannato a due anni di reclusione per peculato e falso nel processo sulla rendicontazione degli scontrini di alcune cene di rappresentanza pagate con la carta di credito del Campidoglio. In primo grado era stato invece assolto.

Marino assolto: "Ho il dovere morale di impegnarmi per Roma" L'ex sindaco della Capitale, durante la conferenza stampa seguita alla notizia dell'assoluzione dalle accuse di peculato e truffa, in relazione alla vicenda della spese in Campidoglio, dichiara di voler contribuire a migliorare la situazione della città. "Per me, bambino di 14 anni arrivato da Genova, essere primo cittadino è stato un onore"

«Non posso non pensare - continua Marino - che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Sono amareggiato anche se tranquillo con la mia coscienza perchè so di non aver mai speso 1 euro pubblico per fini privati. Con lo Studio Musco continuerò la mia battaglia per la verità e la giustizia in Cassazione».

E interviene appunto anche il difensore dell’ex sindaco, il professor Enzo Musco, rilevando che in attesa di poter leggere le motivazioni e quindi fare una valutazione più approfondita, ad oggi «non posso non evidenziare come la sentenza di condanna del prof. Marino appare priva di qualsiasi fondamento razionale e giuridico. Una sentenza in evidente conflitto con quanto emerso dalle indagini della Procura così come già riconosciuto dal giudice di primo grado».

Musco annuncia che «con il mio assistito ricorrerò in Cassazione confidando in una valutazione aliena da sospetti di natura politica. Non posso esimermi dal rilevare come questa condanna condizioni la formazione delle liste per le imminenti elezioni politiche e quindi i relativi risultati».

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