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CasaPound si presenta a Montecitorio, protesta la sinistra

Neofascisti alla Camera per svelare i programmi elettorali ispirati al ventennio. Rifondazione manifesta

ROMA. Vogliono fare la guerra alla Libia come dei nipotini del generale Rodolfo Graziani. I neofascisti di CasaPound, per la prima volta, entrano nella sala stampa della Camera dei deputati e i tragici ricordi del ventennio non sono solo nostalgie, ma punti precisi del loro programma elettorale. «Mai accaduto nella storia repubblicana che fascisti dichiarati e mai eletti potessero varcare la porta di Montecitorio», ricordano i giornalisti di più lungo corso. A rompere il tabù è il candidato premier del partito della tartaruga crociata, Simone Di Stefano, con la complicità di un deputato, Massimo Corsaro. Un passato da destra, Corsaro ha terminato la legislatura nel movimento di Fitto, ma è più noto per le sue sparate razziste e antisemite sul web. L’ultima “perla” è aver insultato l’allenatore Sinisa Mihajlovic, dandogli dello zingaro.

Roma, strage di Acca Larentia: saluti romani alla commemorazione di Casapound La commemorazione dei militanti di estrema destra in via Acca Larentia dove il 7 gennaio di quarant'anni vennero uccisi tre militanti del Fronte della Gioventù. Dopo aver sfilato per le vie del quartiere tuscolano, il corteo di CasaPound si è concluso con il saluto "per tutti i camerati caduti". I militanti schierati hanno risposto in coro "presente" facendo il saluto romano- H24, immagini Maurizio Felicetti, montaggio Pier Francesco Cari


Il look istituzionale non inganni perché Di Stefano ci va giù duro e non fa nulla per edulcorare un programma che condensa tutte le proposte più sovraniste e protezioniste possibili. In politica estera spicca la guerra alla Libia «per ristabilire uno Stato sovrano e trasferirvi i migranti che sono in Italia: a noi non ce ne frega nulla dello sviluppo e della democrazia in Nord Africa». «Sembra che lì manchi tutto – dice il leader di CasaPound – e la manodopera per i lavori in Libia saranno quei ragazzoni che oggi sono parcheggiati nei centri di accoglienza. Gli mettiamo una pala in mano». In economia si torna all’autarchia che fu, e al primo punto c’è l’uscita unilaterale «in soli 14 giorni» dall’Europa e dall’euro, la nazionalizzazione delle banche, delle partecipate e delle autostrade assieme a un programma di forti dazi doganali. Le banche nazionalizzate per vigilare sul ritorno alla lira e «nessun problema se si svaluta, così raddoppiamo e triplichiamo le nostre esportazioni». Pazienza se l’inflazione schizza alle stelle, quella preoccupa «solo chi ha le imprese e un capitale e non chi lavora».

A Montecitorio la presenza di CasaPound ha fatto discutere, Rifondazione Comunista protesta, ma la presidenza della Camera ha precisato di non avere «alcun potere per autorizzare o vietare l’uso della sala stampa, se prenotata da un deputato». Regole rispettate, salvo le sempre valide questioni di sicurezza, che forse per Di Stefano avrebbero avuto un senso. Condannato a tre mesi per furto aggravato, rubò la bandiera europea da una sede istituzionale, vessillo che per lui «ha il valore di uno straccio». Già, perché i militanti di CasaPound vanno a braccetto con i neonazisti greci di Alba Dorata. Troppo moderati anche i tedeschi di Alternative Fur Deutschland e i francesi del Front National. Così, aspirano alla conquista del 3% e, se eletti, faranno la più dura e spietata opposizione» a qualsiasi esecutivo tecnico. Potrebbero dare «appoggio esterno a un governo sovranista» a guida Salvini, ma «bisogna vedere – conclude Di Stefano – se vorranno i nostri voti».

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