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Verso il voto. I nostri leader e la sirena della "grosse koalition"

L'opinione

Tra tante cattive notizie che piovono sulla povera Italietta, almeno di una novità dovremmo rallegrarci: il ministro delle Finanze tedesco, dopo 8 anni di regno incontrastato del cristiano-democratico Wolfgang Schaeuble, fedele sacerdote del rigore e occhiuto censore dei conti italiani, sarà affidato a Olaf Scholz, socialdemocratico, padre di “Agenda 2010”, l’accordo che ha riformato il welfare in Europa. Si cambia. Certo, questo non significa abdicazione al rigore e al rispetto delle regole, ma certo è una svolta e alimenta la speranza che da domani sia possibile ricominciare a parlare di euro, di fondo monetario europeo, di unione bancaria, delle iniezioni di liquidità nel sistema volute (per fortuna) da Mario Draghi. Tutte cose alle quali l’Italia dovrebbe guardare con attenzione e speranza.

È questa, almeno per noi, la conseguenza più rilevante dell’accordo di governo tra Merkel e Schulz. E però, almeno a giudicare dai commenti, sembra proprio che dell’intesa di governo raggiunta in Germania dopo mesi di trattative – con la firma dei partiti sotto un documento-contratto di 177 pagine in cui si parla minuziosamente di tutto, dalla scuola alla ricerca alle tasse al trattamento dei pulcini d’allevamento – interessi solo l’aspetto politico, quello simboleggiato dal totem della Grosse Koalition, versione tedesca delle larghe intese che qui da noi nessuno vuole, a parole, ma che tutti vedono arrivare. Finirà così?

State sereni, fino al voto nessuno dei giocatori in campo vi dirà se cederà o no a quella sirena. Ciascuno con motivazioni diverse. Il centrodestra di Berlusconi, per esempio, è convinto di raggiungere la maggioranza. In verità, studi e sondaggi gli riconoscono questa possibilità al Senato, mentre alla Camera mancherebbero all’appello una ventina di seggi. Dunque la missione di queste ultime settimane è stanare i fan pigri facendo intravedere loro la possibilità di un successo. Se parlasse di larghe intese, il Cav trasmetterebbe invece la sensazione opposta, la convinzione di non farcela: e infatti ripete che non le vuole, non sia mai (ma rifiuta l’invito di Meloni ad andarlo a dire in piazza…).

E Renzi? Anche se ci credesse fortemente, ora non può parlare di larghe intese: offrirebbe spunti per una polemica ai transfughi di Leu. Senza contare che solo il 5 marzo potrà valutare la strada da imboccare: una sconfitta aprirebbe il processo contro di lui dentro un Pd già debole; una vittoria – primo partito a Camera e Senato – gli consentirebbe di arginare le critiche e sedersi al tavolo delle trattative con carte migliori.

Diversa la strategia di Di Maio, post-grillino 2. 0. L’importanza di apparire “normale” dopo la lunga stagione dei vaffa lo ha portato a preannunciare una disponibilità ad allearsi con chiunque accetti i punti principali del programma a 5 stelle. Affermazione che vuol dire tutto e niente. Un’alleanza – vedi il caso Germania – significa trattative, compromessi, conquiste e cedimenti e soprattutto la formazione di una maggioranza parlamentare e di un governo. Per quanto visto finora, più facile immaginare che i Di Maio boys cerchino una scusa per dimostrare l’impossibilità di mettersi d’accordo con i vecchi partiti del vecchio sistema. Specie se, come molti prevedono, si potrebbe essere costretti a tornare a votare: pensate che campagna farebbero i grillini…

Ecco, il voto bis sta diventando l’altro mantra di questi giorni. Intendiamoci, è nella logica delle cose: nessuno scommetterebbe oggi sulla nascita di un governo stabile e in tempi brevi, anzi. Poi, a differenza delle larghe intese, di ri-voto parlano tutti, Di Maio e Renzi, Berlusconi e Salvini, forse come spauracchio per spingere gli indecisi al voto. E vabbè, ipotizziamo pure. Ma per andare a votare occorrerebbe un nuovo sistema elettorale che desse la garanzia di un vincitore, no? E allora ce li vedete voi i partiti appena usciti da un voto prepararsi a un altro, e allo stesso tempo studiare una legge che certamente li condizionerà o punirà o ridimensionerà? E nel frattempo ci sarebbe l’ordinaria amministrazione, l’emergenza immigrati, l’inevitabile manovra correttiva di primavera e la legge di bilancio… Aiuto!

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