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Cappato: "Ho fatto il mio dovere"

Oggi la sentenza sulla vicenda di Dj Fabo: «I giudici devono sentirsi liberi di decidere in coscienza»

Processo Cappato, in attesa della sentenza. Rose rosse per pm e fidanzata di Fabo Sarà emessa alle 14.30 la sentenza della Corte d'Assise di Milano su Marco Cappato, accusato di aver favorito il suicidio di Dj Fabo. La pm Tiziana Siciliano ha chiesto l'assoluzione per l'esponente radicale. Anche la difesa chiede che venga assolto, o, in alternativa, che siano trasmessi gli atti alla Consulta perché possa pronunciarsi su possibili profili di incostituzionalità. È presente in aula la fidanzata di Dj Fabo, Valeria Imbrogno, mentre è assente la mamma di Fabiano Antoniani, leggermente influenzata. Nel giorno di San Valentino sono state regalate rose rosse sia alla pm Siciliano che alla fidanzata di Fabo. di Francesco Gilioli

ROMA. Comunque vada sarà una sentenza storica. Oggi Marco Cappato sarà dietro la sbarra del tribunale di Milano per l’ultima volta. I giudici diranno se l’aiuto fornito a Dj Fabo, trasportato dal tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni in Svizzera, può configurarsi come “Istigazione al suicidio” secondo l’articolo 580 del Codice penale.

C’è uno scenario che la spaventa?
«Spaventare no, nel senso che io penso di aver fatto il mio dovere e che l’autodeterminazione nelle scelte sul fine vita sarà un diritto riconosciuto presto o tardi anche nel nostro Paese. Penso che sia solo un problema di quando succederà. Speriamo il prima possibile, perché per molte persone può significare evitare il dramma di una tortura inutile».

Se non la spaventa nulla c’è uno scenario che lei eviterebbe?
«Preferirei partire da quello che spero, cioè che venga riconosciuta l’incostituzionalità di un divieto che risale fascismo e non fa alcuna distinzione tra un malato irreversibile, sottoposto a una sofferenza insopportabile, e una persona che si trova in condizioni perfette. Questo è incompatibile con la nostra Costituzione. Quello che ho detto in aula è che se una sentenza di assoluzione dovesse arrivare per il fatto che le azioni finali sono state commesse in Svizzera invece che in Italia, riterrei più giusta una condanna, perché discriminerebbe chi non è nelle condizioni di andare in Svizzera. Certo, anche questa decisione sarebbe un precedente positivo per chi si sobbarca il rischio di accompagnare un malato terminale in Svizzera».

Dj Fabo, il pm: "Cappato ha rispettato la volontà di morire di Fabiano" "Marco Cappato non ha rafforzato il proposito suicidiario di Fabiano, ha semplicemente rispettato la sua volontà". Così in uno dei passaggi della sua requisitoria il pm di Milano, Sara Arduini, davanti alla Corte D'assise chiamata a giudicare l'esponente radicale Marco Cappato per il reato di "aiuto al suicidio" in relazione alla morte in una clinica svizzera di Fabiano Antoniani, detto Dj Fabo, cieco e tetraplegico dopo un incidente. Arduini ha sottolineato la "tenace determinazione di Dj Fabo nel voler andare a morire in Svizzera". Disse persino: "Se non riesco a farlo, chiamo un sicario per uccidermi". Fabiano, così lo ha chiamato nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero, "descriveva la sua vita come un inferno insopportabile e alla fidanzata Valeria, che si sentiva sconfitta dalla sua scelta di morire, rispondeva che per lui quella sarebbe stata una vittoria". La Procura di Milano ha chiesto l'assoluzione di Cappato perché "il fatto non sussiste". - H24, immagini di Iacopo Altobelli, montaggio Pier Francesco Cari


Cosa ricorda delle conversazioni con Fabo?
«Lui mi diceva sempre: “Tu Fabo non l’hai conosciuto”. In realtà una sera siamo usciti con tutti i suoi amici, anche se in condizioni molto difficili, siamo andati in locale sui Navigli. Nella prima ora che eravamo lì siamo stati bene, ricordo che ha assaggiato anche un po’ di Sambuca. Quella volta l’ho visto ridere di un sorriso che era veramente il suo e ho capito cosa voleva dire. Poi sono arrivate le contrazioni, i dolori, gli spasmi e ho capito che anche se c’erano attimi di serenità, non potevano durare».

Quanto è stato importante l’apporto della mamma e della fidanzata di Fabo?
«Se ci fossero state contrarietà, opposizioni, sarebbe stato più difficile per Fabo ottenere quello che voleva, ma lo avrebbe comunque ottenuto. Carmen aveva lasciato il lavoro per stare tutto il giorno con lui, Valeria andava continuamente, questo è stato determinante per rendere la scelta qualcosa che non è fatto per disperazione ma con determinazione e serenità. Il suo è stato un atto di amore per la vita».

La partita sul fine vita si giocherà nella prossima legislatura. È pentito di non essersi candidato?
«No, l’ho fatto perché i giudici sono chiamati a una decisione importante e devono essere liberi di prenderla in coscienza».

La legge sul biotestamento è entrata in vigore a fine gennaio. Appunti, idee, critiche?
«Come tutte le leggi bisogna battersi per l’applicazione pratica. La battaglia più importante in questo momento è di conoscenza per i cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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