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Elezioni, in ogni caso da martedì sarà necessario l’arbitro
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Elezioni, in ogni caso da martedì sarà necessario l’arbitro

Le intenzioni di voto che avete visto sui sondaggi sono una cosa; la ripartizione dei seggi prodotta dal cervellotico Rosatellum, un’altra

Elezioni, Renzi chiude campagna con inno di Mameli: "Italia non appartiene ad assassini fascisti" Riferendosi alla sparatoria condotta da Luca Traini a Macerata, Matteo Renzi ha detto che "è stato il momento più brutto di questa campagna elettorale". Con il pubblico dell'Obihall di Firenze in piedi, il segretario dem ha quindi invitato i presenti a chiudere la campagna elettorale cantando l'inno di Mameli perché "l'Italia non appartiene agli assassini fascisti"Video di Andrea Lattanzi

E domani, finalmente, si vota. Posata la polvere tossica della campagna elettorale più lunga della storia (in realtà cominciata con quella per il referendum del 4 dicembre), sapremo innanzitutto se gli elettori avranno battuto, e di quanto, gli astensionisti, gli indifferenti, i disertori dell’urna.

Poi, da lunedì le cose andranno più o meno così: da giornali, siti e tv pioveranno numeri e percentuali; ogni concorrente, grazie alla magia della legge proporzionale, potrà dire di aver vinto: l’alleanza di destra, se sarà risultata la più forte, anche se non dovesse avere la maggioranza dei seggi; Salvini se avrà sorpassato Forza Italia, ma anche solo se si sarà avvicinato talmente tanto a Berlusconi da diventare scomodo; Renzi se non sarà andato sotto il 20 (bene) e soprattutto se avrà superato il 23 (trionfo!); Grasso & D’Alema se avranno certificato la loro esistenza in vita con un 6-7 per cento; Luigi Di Maio, invece, griderà vittoria in ogni caso perché il suo movimento, archiviato il vaffa, si sarà comunque conquistato un ruolo di primattore sulla scena.

Elezioni, Grillo: "Con il cuore anche se andiamo al Governo. Rimarrà un vaffino nel taschino" "Può darsi che sia finito il periodo del vaffa, il nostro diritto al grido. Quando c'era silenzio noi abbiamo gridato ed era giusto il nostro diritto al grido. Ma il vaffa rimarrà, ce l'avremo nel taschino, un vaffino, lo avremo nel taschino”. Il fondatore del Movimento ha chiuso così il suo intervento a Piazza del Popolo a Romadi Cristina Pantaleoni e Marco Billeci

Ma già il giorno dopo bisognerà fare i conti con la realtà che probabilmente sarà assai diversa da come ce l’hanno raccontata in queste settimane. Anche perché le intenzioni di voto che avete visto sui sondaggi sono una cosa; la ripartizione dei seggi prodotta dal cervellotico Rosatellum, un’altra: difficile calcolare per esempio la ricaduta sul risultato proporzionale, prevista dalla legge, del voto all’uninominale; né è possibile tenere conto che nel faccia a faccia nei collegi la scelta dipende spesso più dal nome del candidato che dalla sua lista. Fatto sta che alla vigilia solo l’alleanza di destra sembra capace di avvicinarsi alla maggioranza, e forse non in tutte e due le Camere, visto che al Senato non votano i più giovani, tra i quali B. pesca poco.

Elezioni, Renzi contro Salvini e Di Maio: "4 marzo derby fra chi odia e chi risolve problemi" Lega e Movimento 5 Stelle "hanno paura di un dibattito serio" perché hanno "paura di confrontarsi con i risultati". Il segretario del Pd Matteo Renzi, attaccando Salvini e Di Maio nel suo comizio a conclusione della campagna elettorale, avverte che "i professionisti della rabbia e dell'odio" vanno "a farsi i selfie davanti alle aziende in crisi, senza risolvere i problemi. Questo è il derby del quattro marzo, fra quelli che - ha concluso - incitano all'odio e quelli che risolvono le questioni"Video di Andrea Lattanzi

E dunque tutta l’agitazione di queste ore, in Europa e sui mercati finanziari per un verso, al Quirinale per l’altro, nasce proprio dal timore che dalle urne non esca un esito chiaro, insomma che nessuno riesca a raggiungere alla Camera e al Senato quel 51 per cento dei parlamentari necessari a formare un governo e a sostenerlo senza scossoni. Non ci aspettano mesi facili: prima cosa da fare, la manovra correttiva d’aprile alla quale saremo costretti per non aver rispettato i patti con Bruxelles e sforato i conti (chissà se basteranno 4 miliardi); e subito dopo bisognerà mettere mano alla legge di Bilancio sulla quale si misureranno tutte le promesse (costose) di questa campagna elettorale.

Non sono appuntamenti da ordinaria amministrazione. Dunque ci vorrà un governo con i pieni poteri (Juncker non ha tutti i torti...), ma non sarà così facile averlo subito. A questo punto possiamo solo avanzare delle ipotesi, perfino ovvie, se volete, e comunque destinate a confrontarsi con i dati di fatto. E vabbè.

Dunque, se l’alleanza di destra dovesse farcela, discorso chiuso, si ricomincia dal 1994. In caso contrario, il puzzle si fa complesso. Difficile che Pd e Forza Italia raggiungano i numeri necessari (perciò B. e Renzi non ne parlano più), impensabile che a eventuali larghe intese si aggreghi la destra di Salvini & Meloni (perciò non ne parla più nessuno perché a nessuno farebbe comodo).

E a questo punto ecco spuntare Di Maio come arbitro e come carta decisiva, ed è per questo che ora tutti dicono che il referendum di domani è Di Maio sì-Di Maio no. Affermazione alla quale possiamo aggiungere delle domande: i 5S si acconceranno a fare alleanze? E Di Maio sceglierà l’abbraccio con la destra di Salvini & Meloni (i numeri ci sarebbero), o quella con il Pd e con LiberiEuguali di Grasso e Boldrini (i numeri ci sarebbero)? Una prima risposta l’avrete, l’avremo, a fine mese quando il nuovo Parlamento si insedierà e come suo primo atto sceglierà i presidenti di Camera e Senato: la maggioranza che li eleggerà potrebbe diventare quella di governo.

Elezioni, saluti romani e minacce: così chiude la campagna elettorale di Forza Nuova Si è svolta nel quartiere romano di Primavalle la chiusura della campagna elettorale del partito di estrema destra Forza Nuova. Circa una quarantina i partecipanti, tra cui il segretario nazionale Roberto Fiore, e diversi di loro non hanno resistito alla tentazione di esibire il saluto romano e di minacciare con slogan violenti gli antifascisti. "I fatti di Palermo non li dimentichiamo, ogni compagno preso lo massacriamo", recitava un coro intonato dagli estremisti di destra a più riprese. Intanto, a poche centinaia di metri, in un'altra piazza dello stesso quartiere, un centinaio di antagonisti si era dato appuntamento per protestare contro il comizio di Forza Nuova. "L'Italia antifascista si ribella alla presenza dei nazifascisti e vuole dimostrare a questa gente che non è la benvenuta nei nostri quartiere", ha detto uno dei militanti. E alle minacce, i presenti hanno risposto intonando "Bella Ciao"Video di Francesco Giovannetti

Molto di più non possiamo dire, se non sperare che invece la notte e il silenzio elettorale di queste ore portino consiglio, che un po’ di indecisi e di pasdaran dell’astensione capiscano che il momento è delicato, cambino idea e con il loro voto aiutino l’Italia a darsi un governo vero e stabile. Auguri.

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