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L'abbraccio di Papa Francesco a tutte le religioni

«La vita eterna è un dono che Dio riserva a tutti i cristiani. Ma non vi sono esclusi nemmeno uomini e donne di altre religioni, fedeli diversamente credenti, non cristiani». Parole di istintivo buon senso, tappe obbligate per quanti hanno a cuore il dialogo interreligioso e l’incontro delle fedi, ma che lette in un documento papale non possono non avere una carica a dir poco rivoluzionaria.

Il testo pontificio in cui in circa 4 righe si accenna in maniera chiara che la salvezza eterna non è negata a fedeli di altre religioni, è l’ultima Lettera apostolica, la “Placuit Deo” (Piacque a Dio) pubblicata da papa Francesco il primo marzo scorso. Un documento che il Pontefice invia a tutti i vescovi del mondo per esortarli ad essere più attenti nel trasmettere il vero significato della tradizione cristiana in materia di “salvezza divina e vita eterna”, mettendo al centro della fede il “sacrificio di Cristo, figlio di Dio che, facendosi uomo, ha dato la sua vita per salvare l’umanità”. Ma senza chiusure, aprendosi al mondo contemporaneo, attraverso “il dialogo, la condivisione, l’incontro con gli altri”. Un’esortazione dotata di indubbio coraggio, destinata a far discutere e magari a far storcere i naso a quelle componenti ecclesiali di stampo conservatore, più o meno contrarie all’opera di rinnovamento iniziata da Bergoglio.

Ma ecco come il Papa spiega il suo rivoluzionario concetto di “salvezza eterna aperta a tutti” nella “Placuit Deo”. «La consapevolezza della vita piena, la vita eterna, in cui Gesù Salvatore ci introduce – scrive Francesco – spinge i cristiani alla missione, per annunciare a tutti gli uomini la gioia e la luce del Vangelo. In questo sforzo» gli stessi cristiani «saranno anche pronti a stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia...». Per Bergoglio «le recenti trasformazioni culturali fanno sempre più fatica... di fronte al cristianesimo che proclama Gesù unico Salvatore di tutto l’uomo e dell’umanità intera». Difficoltà legate da una parte a forme di «individualismo che tende a vedere l’uomo come essere la cui realizzazione dipende dalle sole sue forze»; dall’altra, ad una «visione di una salvezza meramente interiore, la quale suscita magari una forte convinzione personale, oppure un intenso sentimento, di essere uniti a Dio, ma senza assumere, guarire e rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il mondo creato».

Due «deviazioni», avverte il Papa «che assomigliano in taluni aspetti al pelagianesimo e allo gnosticismo, due antiche eresie dei primi secoli cristiani...». Vale a dire, un “neopelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri” e “un certo neo-gnosticismo che presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo”. Il cristiano, invece, ricorda il Pontefice, è bene che non dimentichi mai che “la fede in Cristo ci insegna, rifiutando ogni pretesa di autorealizzazione, che la salvezza si può compiere pienamente solo se Dio stesso lo rende possibile, attirandoci verso di Sé” e che “la salvezza piena della persona non consiste nelle cose che l’uomo potrebbe ottenere da sé, come il possesso o il benessere materiale, la scienza o la tecnica, il potere o l’influsso sugli altri, la buona fama o l’autocompiacimento”.

Inoltre “è necessario affermare che, secondo la fede biblica, l’origine del male non si trova nel mondo materiale e corporeo, sperimentato come un limite o come una prigione dalla quale dovremmo essere salvati”. Al contrario, “la fede proclama che tutto il cosmo è buono, in quanto creato da Dio, e che il male che più danneggia l’uomo è quello che procede dal suo cuore”. Da qui, l’esortazione papale a tutti i cristiani e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a “rafforzare il dialogo e l’incontro, anche con fedeli di altre religioni perché la grazia è un bene invisibile che si nasconde in tutti i cuori”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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