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Sullo Zoncolan c'è il Royal Wedding

Sullo Zoncolan c'è il Royal Wedding

Froome risorge, Yates gli arriva in scia: dominio inglese. Ma l'orange Dumoulin regge eccome


MONTE ZONCOLAN. Il Kaiser non ha tradito, ma per una volta quel nome asburgico mettiamolo da parte. Ieri lo Zoncolan è stato “The King” perché in vetta, davanti a una folla da stadio (ma meno delle centomila persone ipotizzatesulla montagna carnica), è stato un trionfo interamente “made in English”. E non poteva accadere diversamente nel giorno del Royal Wedding.

La salita più dura d’Europa chiamava un campione e un campione ha risposto: Chris Froome. Il capitano Sky, 4 volte King al Tour, era finito ai margini del Giro per la caduta di Gerusalemme. Ieri, da campione, ha vinto una tappa dal finale meraviglioso. A una manciata di secondi (6”) gli è piombata la maglia rosa Simon Yates (stravolta all’arrivo), ma Tom Dumoulin non è lo sconfitto di giornata perché ha ceduto solo 37”. Ora è a 1’24” dalla vetta, non ha mai risposto agli scatti e ha corso da cronoman, proprio come ci aveva detto alla vigilia uno che di Zoncolan se ne intende, Ivan Basso, e ha tutte le intenzioni di mettere la freccia sull’inglese martedì nella cronometro di Rovereto.

zonco1
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Insomma, tirando le somme l’unico vero sconfitto di giornata, ed è una bruttissima notizia per il ciclismo italiano è stato Fabio Aru (Uae). A sei km dalla fine era lì a lottare il sardo, magari ondeggiando paurosamente con la bici e facendo smorfie inguardabili, ma era lì, con Dumoulin. Ma, mentre l’olandesone correva con la testa e sapeva di giocarsi il Giro su quelle rampe, il sardo preparava il crollo. Diciassettesimo a 2’23”. Un abisso. Per fortuna che, a tenere alta la bandiera dell’Italbici, priva del faro Nibali, è stato ancora una volta Domenico Pozzovivo (Bahrain). È sul podio “virtuale”, può restarci anche perché a cronometro non va pianissimo.

La tappa? La resa dei conti è arrivata a Ovaro poco dopo il pit-stop tra ammiraglie e moto. Perché sullo Zoncolan le pendenze sono talmente elevate che far salire della auto è rischiosissimo.

rosa
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Pronti via e il gruppetto piano piano si assottiglia. Aru, come si diceva, lascia subito la compagnia. Alla guida della quale si rivede Wouter Poels, il pretoriano per eccellenza di Froome. Uno che due anni fa vinse la Liegi. È il segnale: il frullatore dietro è in carica. Un mese fa l’avevamo seguito nella prova al Kaiser: ci impressionò. Ieri ha messo in pratica quella ricognizione. Cedono anche Davide Formolo (Bora) e Richard Carapaz (Movistar). Pozzovivo è lì. A metà salita, 5 km dall’arrivo, Yates affianca Froome, controlla cosa succede dietro di lui.
Sembra in controllo. Froome sposta un tifoso (cretino) travestito da drago e 4,3 km dalla fine dà la prima frullatina del Giro. Poi arriva la frullatona. E l’inglese se ne va. L’altro suddito di Sua Maestà, la maglia rosa, perde terreno, ma non cede, con un magnifico Pozzovivo. “Diesel Dumoulin” e Pinot (Groupama) sono poco dietro. I gruppetti si vedono. La sfida e magnifica, ma il rischio di pugno di mosche in mano per Yates nel duello con l’orange c’è. I corridori salgono con il 34x32 o 36x32, rapporti inconsueti per i corridori. Lo capisce Yates e accelera. Col ghigno sul volto, magnifico. Va alla caccia di Froome che, a 3 km dall’arrivo, ha 12” di vantaggio.

C’è un altro cretino sulla strada con un fumogeno. Il re del Tour sa che lassù il traguardo è per i campioni. Lo sente, lo vuole. Davanti un frullatore, dietro un assatanato in rosa. Gallerie. Prima, seconda, terza. Ora ci sono gli alpini e la Protezione civile a proteggere la sfida. Vince Froome, in scia Yates. Terzo un gigante: Pozzovivo. Dumoulin arriva 37” dopo. Con la crono in vista, se oggi a Sappada non pagherà lo sforzo, ha la maglia rosa a tiro. Lo Zoncolan non ha tradito. Vittoria a un fuoriclasse, Yates certezza. Aru? Respinto: 2’22” di distacco. Notte fonda.

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