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Agenda sovranazionale, è ora di rilanciare l'Ue


Sotto attacco in Germania dai suoi alleati bavaresi, Angela Merkel ha risposto con coraggio proponendo con Macron il rilancio dell’Ue nella dichiarazione di Meseberg. Al Consiglio Europeo del 28 giugno i Capi di Stato e di governo discuteranno di migranti, bilancio pluriennale e completamento dell’unione economica e monetaria e politica estera, di sicurezza e di difesa.

Francia e Germania sostengono varie proposte presentate dalla Commissione Juncker. In particolare rispetto al collegamento tra i fondi europei e le riforme strutturali suggerite agli Stati membri nel quadro del semestre europeo; l’armonizzazione dalla base fiscale sulle imprese; la creazione di un bilancio dell’eurozona finalizzato agli investimenti per favorire la competitività, la convergenza e la sostenibilità ambientale; la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, che funzioni anche da fondo di ultima istanza per il meccanismo europeo di risoluzione delle crisi bancarie nel quadro dell’unione bancaria; linee di credito agevolato per gli Stati in difficoltà, unite a un sistema di class action, che renda di fatto impossibile fare default sul debito pubblico.

Sulle migrazioni chiedono di rafforzare gli accordi di collaborazione in materia con i Paesi terzi; di ampliare il mandato e le risorse di Frontex fino a trasformarla in una vera polizia di frontiera europea; la creazione di un Sistema comune europeo dell’asilo fino alla creazione di un Ufficio Europeo dell’Asilo chiamato a gestire in modo uniforme e solidale le richieste d’asilo ai confini europei; oltre a rafforzare la cooperazione ed il sostegno allo sviluppo dell’Africa.

Ma resta l’idea che rimangano nel Paese europeo di primo arrivo, come vogliono i Paesi di Visegrad alleati di Salvini, a tutto detrimento dell’Italia. La linea Salvini ci isola e non ci aiuta. Cruciale sarà l’incontro convocato da Juncker domenica con i leader nazionali più interessati al tema migrazioni. La minaccia italiana di non partecipare ci isolerebbe ancora di più e sarebbe controproducente.

Francia e Germania vorrebbero rafforzare l’integrazione nel campo della politica estera, di sicurezza e di difesa, anche con il superamento dell’unanimità e il passaggio al voto a maggioranza qualificata su questi temi. Sul piano istituzionale propongono la riduzione del numero dei commissari europei, com’era previsto dal Trattato di Lisbona, ma che i governi all’unanimità non hanno applicato; e la creazione di una circoscrizione e liste transnazionali per le elezioni europee del 2024.

Le proposte possono permettere un aumento della capacità dell’Ue di rispondere alle esigenze concrete dei cittadini su economia, sicurezza e migranti. Rimane troppo intergovernativo rispetto alla governance del futuro Fondo Monetario Europeo, manca il Ministro del Tesoro europeo e proposte sull’ammontare del bilancio dell’eurozona. Ma è una base per il negoziato sulla riforma dell’Ue, che ora entrerà nel vivo.

Il governo italiano deve definire una linea europea. Salvini, Orban e Le Pen vorrebbero distruggere l’Ue come progetto politico, e tornare alla sovranità assoluta (e fasulla) degli Stati: una posizione ottocentesca che non tiene conto dell’interdipendenza economica, politica, ambientale e della dimensione sovranazionale dei problemi odierni. Il M5S in alcuni momenti ha optato per una linea europeista, con la richiesta di superare l’unanimità e dare più poteri al Parlamento europeo.

Ora non servono proclami o pugni sul tavolo. Bisogna decidere se si vuole stare nell’avanguardia, nel gruppo di testa, che negozia e decide sul futuro dell’Europa o se proseguire la campagna elettorale permanente a colpi di annunci ad effetto, isolandosi e marginalizzandosi sempre più. Vincerà la linea di Conte, Moavero e Tria o quella di Salvini? L’opposizione avrà la capacità di inserirsi costruttivamente nel dibattito per favorire una posizione europeista dell’Italia? Il tempo stringe.

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