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Lodo Mondadori, una sentenza comprata

ROMA. Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, avviene tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Tutto si risolve con il «Lodo Mondadori» sul contratto Cir-Formenton il 21 giugno 1990. La decisione venne presa dai tre arbitri, Carlo Maria Pratis, Natalino Irti e Pietro Rescigno, incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all'asse Silvio Berlusconi/Leonardo Mondadori. Il lodo è favorevole alla Cir e dà a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. Berlusconi perde la presidenza, da poco conquistata, che va al commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale, gestore delle azioni contestate. Il 24 gennaio 1991, la Corte d'Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l'intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale. La Mondadori sembra così tornare nelle mani di Berlusconi. Dopo alterne vicende di carattere legale e dopo l'approvazione della legge Mammì, nell'aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiungono un accordo che nella sostanza attribuisce la proprietà della'vecchia' Mondadori e di Panorama a Berlusconi, e quella dello scorporato gruppo Repubblica-Espresso a Cir-Debenedetti. Per quella sentenza del 1991 che annullò il lodo arbitrale che assegnava a Carlo De Benedetti il pacchetto di azioni Mondadori, i giudici nell'ultimo processo d'appello che si è svolto a Milano, e che si è concluso lo scorso febbraio, ritengono che è stata comprata e per questo hanno condannato l'ex ministro della difesa Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico ad un anno e 6 mesi, e l'ex giudice Vittorio Metta a due anni e otto mesi. Per i magistrati la sentenza era stata «comprata» per favorire la Fininvest, con la quale nel 1991 fu annullato il lodo arbitrale. Nel processo d'appello bis è emersa «l'enorme gravità del reato», in relazione a quei 425 milioni di lire che l'ex giudice ricevette, secondo l'accusa, per «aggiustare» la sentenza con cui fu annullato il lodo arbitrale che assegnava alla Cir di Carlo De Benedetti il pacchetto azionario della famiglia Formenton, che gli avrebbe assicurato il controllo della Mondadori. Denaro, ricevuto dall'ex giudice, da un conto di Cesare Previti ma secondo la Corte d'appello proveniente dalla società All Iberian, riconducibile alla Fininvest. Per i magistrati milanesi esiste «la prova della intervenuta corruzione del giudice Metta da parte degli avvocati Pacifico, Previti e Acampora, intermediari di Berlusconi, per ottenere l'annullamento del Lodo Mondadori, evincendosi già dagli atti di causa (e dal definitivo accertamento per la corruzione Imi-Sir) una'lobby' giudiziaria tra gli odierni imputati gestita da Previti e l'esistenza di un giudice - Metta - sistematicamente pagato». Silvio Berlusconi era uscito definitivamente di scena alcuni anni fa, prosciolto per intervenuta prescrizione con la concessione delle attenuanti generiche.

Le reazioni. «Sono deluso è un'amara delusione», così ha commentato l'avvocato della difesa di Cesare Previti, Giorgio Perroni.
«E' una sentenza ineccepibile. Finalmente, dopo tanti anni, giustizia è fatta malgrado i continui tentativi di bloccare il processo anche con leggi ad hoc al solo fine di impedire che si arrivasse a una sentenza definitiva». Questo il commento dell'avvocato di parte civile rappresentante la Cir, Giuliano Pisapia. «E' stato dato ampio spazio alla difesa ma nonostante tutto è stata definitivamente dimostrata la responsabilità di tutti gli imputati che hanno scippato al legittimo proprietario l'intera Mondadori commettendo un reato (corruzione in atti giudiziari) tra i più infamanti previsti dal nostro ordinamento».
La Cir ha emesso un comunicato che quale afferma:»La società prende atto con soddisfazione che, pur dopo tanti anni, la giustizia ha prevalso ed è stato accertato con sentenza definitiva, che la casa editrice Mondadori fu sottratta al controllo di Cir mediante la corruzione di un giudice, della quale Fininvest è stata la mandante».

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