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VIVA LA DECRESCITA, MANTOVA LANCIA I GAT

"Addio banca, non ci fidiamo più"
Ecco i Gruppi di acquisto terra

Parte da Mantova la risposta alla crisi dei risparmiatori, scottati dai casi Cirio, Parmalat, bond argentini, Lehman e Alitalia: i Gat. Sono gruppi di acquisto dei terreni. Un'idea semplice e al tempo stesso rivoluzionaria, in nome della decrescita felice. Venerdì la presentazione del primo gruppo.

di Gabriele De Stefani
Cara banca, ti sistemo io. Parte dal cuore di Mantova - dallo studio legale Montecchi di via Corridoni - la sfida agli istituti di credito lanciata con la costituzione del primo Gruppo di acquisto terreni (Gat). Paura di vedere altri risparmi volatilizzarsi, dopo il crollo dell'ottobre scorso e quelli tutti italiani sotto i loghi Parmalat e Cirio? Sì, il motivo principale è questo. E' la risposta al problema è nuova, creativa: unire 50 medi risparmiatori, chiedendo loro di investire 20mila euro ciascuno e comprare un terreno agricolo. Per poi gestirlo insieme e farne una sede di produzione biologica.

L'obiettivo diventa duplice: garantire il mantenimento del proprio capitale poggiando sul bene rifugio per eccellenza (la terra) e darsi ad un'attività economica pulita sul piano ecologico ed etico. La madre del progetto è Rosanna Montecchi. Avvocato, dopo una carriera come legale delle banche ha deciso di saltare dall'altra parte della barricata. Prima nella sua attività professionale, assistendo i consumatori in causa contro gli istituti di credito. E poi con l'idea di fondare un gruppo di acquisto di terreni. L'ispirazione arriva dai gruppi di acquisto solidale (i Gas), reti di acquirenti che si uniscono per evitare i canali tradizionali del commercio, aggirando la grande distribuzione organizzata.

Qui invece chi decide di aderire deve unire i propri risparmi con quelli degli altri associati. La quota richiesta è di 20mila euro. L'obiettivo, per partire con il primo esperimento, è raggiungere 50 adesioni. Già individuato il terreno adatto: si punta all'acquisto di una cascina ad Ospitaletto. Il tutto costituendo una società a responsabilità limitata che affiderebbe a un contadino la gestione del terreno ma manterrebbe il potere di decidere lungo quali direttrici far muovere la produzione.

Una sorta di cooperativa in cui tutti i soci siano allo stesso livello e siano coinvolti nella gestione aziendale. É quella che Serge Latouche, teorico della decrescita, chiama la rilocalizzazione della produzione: a due passi da casa e con la partecipazione diretta di chi, magari residente in zona, ci mette il capitale. Un sano ritorno al passato, nelle intenzioni dei promotori, caratterizzato da una bella dose di trasparenza nella gestione del denaro investito. Ben altra cosa rispetto ai criptici fondi comuni di investimento, dove il controllo finisce fatalmente per disperdersi.

Per diffidenza, se non per paura, con il gruppo di acquisto di terreni si offre un'alternativa al deposito bancario. «Ma non vogliamo fare concorrenza agli istituti di credito - chiarisce la Montecchi - Il nostro obiettivo è solo dare ai piccoli risparmiatori una chance di acquistare un bene reale senza indebitarsi e potendolo gestire di persona». E allora, se non è fuga dalla banca, è anche qualcosa di più, perché è corsa al bene rifugio, alla riserva di valore per eccellenza.

Per intenderci: se si vuole rischiare meno, si può passare solo al deposito sotto al cuscino. E per questo agli investitori è richiesto un impegno di medio-lungo periodo: siccome l'obiettivo è tutelare il valore dei risparmi, non c'è spazio per manovre speculative. E nel Gat si deve rimanere per almeno 15 anni, salvo casi eccezionali.

Quel che è certo è che nei progetti di Rosanna Montecchi, affiancata dal commercialista Gianluca Marocci, c'è anche un'idea ben precisa su come condurre l'azienda agricola che nascerà. La parola d'ordine è una sola: biologico. Niente organismi geneticamente modificati, niente legami con la grande distribuzione. I canali di vendita diventano due: le cinquanta famiglie azioniste e, soprattutto, la crescente rete dei gruppi di acquisto solidale.

E proprio da chi frequenta questi gruppi - una vera e propria nicchia ideologica ed economica - stanno arrivando le adesioni per il primo Gat: sul tavolo ci sono già un centinaio di potenziali investitori (solo in parte mantovani: arrivano e-mail da tutto il nord Italia). Tant'è che la mente inizia subito a correre a possibili sviluppi futuri: «Il sogno è costruire una rete di Gat - conclude Montecchi - con un'associazione-satellite attorno alla quale farli ruotare. Ma per questo ci sarà tempo».

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